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Una voce si alza dai centri fitness: «Ci siamo anche noi»
Keystone - foto d'archivio
CANTONE
05.01.21 - 06:330
Aggiornamento : 15:49

Una voce si alza dai centri fitness: «Ci siamo anche noi»

Simona Malagoni, di A-Club, si fa portavoce della crisi che ha colpito le palestre. E nel futuro c'è ancora incertezza

«Viviamo "alla giornata" da dieci mesi. Ma i costi fissi ci sono. Serve una strategia per poter superare questo periodo».

LUGANO - «Si parla spesso di ristorazione, ma anche il settore del fitness e del wellness è stato duramente colpito». La pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova l'economia. E alcuni settori non ci stanno a essere "dimenticati". «Gli ultimi dieci mesi sono stati per tutti molto traumatici, per non dire devastanti - tiene a sottolineare la direttrice dell’A-Club di Savosa, Simona Malagoni -. Termini forti usati volutamente, perché da operatori del settore in prima linea oggi si ha la percezione che nessuno si sia reso conto delle enormi difficoltà che sta attraversando il nostro mondo e di riflesso tutte le persone che vi lavorano».

Aperti (fino al 22 dicembre), ma... - E se ora sono completamente chiusi, fino a quindici giorni fa i centri fitness erano aperti, ma a capacità ridotta, con costi di gestione molto alti. «Il nostro centro, ad esempio, è attivo sette giorni su sette, con 40 dipendenti, associazioni che si affidano a noi per l’attività motoria, corsi di nuoto per le scuole». Il calo, prima delle chiusure, era evidente. «Dopo una discreta ripartenza tra settembre e ottobre, nelle ultime settimane le persone erano disorientate e indecise se frequentare o meno il Club. Il susseguirsi delle direttive prima cantonali e poi federali hanno inevitabilmente avuto importanti ripercussioni sulle scelte della clientela. Alcuni hanno momentaneamente rinunciato per motivi familiari o di salute, altri per gli orari di apertura, altri ancora, addirittura, avevano l’espresso divieto di recarsi in palestra da parte del datore di lavoro».

«È cambiata la percezione della palestra» - Simona Malagoni ha chiuso il 2020 con tanta preoccupazione e rammarico. «Le persone sono passate dal percepire e vivere il centro fitness e l’allenamento in palestra come parte integrante della loro routine per il benessere psicofisico, a un’idea di “ambiente pericoloso ad alto rischio”. Nulla di più sbagliato - aggiunge -. I centri fitness hanno dimostrato di sapere organizzare gli spazi e gestire i flussi in sicurezza».

«Si vive alla giornata da marzo» - Il settore del fitness, stando a chi se ne occupa ogni giorno, da 10 mesi “vive alla giornata”, «cercando di barcamenarsi tra una restrizione e l’altra, di riadattare sistematicamente le strategie, nella speranza di ricevere degli aiuti concreti». Senza comunque sottovalutare la situazione o la pericolosità del virus. «Siamo per definizione dei centri per la promozione della salute. La nostra prima preoccupazione è stata rendere gli ambienti sicuri. Per permettere ai collaboratori di lavorare in sicurezza e ai clienti di poter continuare a mantenere il loro stile di vita orientato al benessere, continuando a fare prevenzione».

In attesa degli aiuti economici - Strutture e impianti sportivi sono chiusi, per decisione della Confederazione, dal 22 dicembre e lo resteranno (almeno) fino al 22 gennaio. A Savosa (come altrove), tuttavia, i costi continuano a salire lo stesso. Cosa succederà dopo quella data? «Noi vogliamo rispettare le regole, ma al tempo stesso dobbiamo essere messi nella condizione di poterci organizzare e definire una strategia per poter superare il periodo limitando il più possibile i danni - conclude la direttrice dell’A-Club -. Se si riapre ma non è possibile offrire alla clientela l’80% delle attività e dei servizi normalmente erogati, diventa indispensabile un intervento di supporto. Ben venga l’annuncio di imminenti aiuti economici da parte della Confederazione e del Cantone. Ma che sia un percorso sostenibile che permetta al settore di andare avanti e porre le basi per una ripartenza che inevitabilmente ci sarà, ma che a oggi non è ben chiaro quando».

Casi di rigore

Le palestre e i centri fitness rientrano tra i "casi di rigore" per i quali il Consiglio di Stato ha licenziato un messaggio il 23 dicembre 2020. Le richieste da parte delle aziende potranno essere inoltrate online non appena sarà avviato formalmente il programma. 

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