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23.12.20 - 16:370
Aggiornamento : 05.03.21 - 12:24

«È stata dura, ma ce l'abbiamo fatta»

A Palazzo delle Orsoline il governo cantonale e Ignazio Cassis hanno festeggiato l'accordo sui frontalieri

BELLINZONA - La fine di un'odissea. Un ciclo «iniziato oltre dieci anni or sono» e che sembrava terminato cinque anni fa. Poi tutto si è complicato, e la firma sembrava non arrivare mai. Infine, questa mattina, a sorpresa la notizia. 

Oggi a Bellinzona il governo ticinese e quello federale, rappresentato da Ignazio Cassis, hanno festeggiato la conclusione dell'accordo con l'Italia sulla nuova imposizione dei frontalieri. Oltre a Cassis, a Palazzo delle Orsoline si sono ritrovati il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dfe Christian Vitta e Daniela Stoffel, Segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali del Dipartimento federale delle finanze (DFF). 

«È stato un percorso difficile» ha ricordato Norman Gobbi, che ha ringraziato Berna per «la velocità con cui si è chiuso un dossier che sembrava destinato a durare ancora a lungo» influenzando «in modo negativo le relazioni con la vicina Repubblica negli ultimi tempi». Il direttore delle Istituzioni ha ricordato come «dall'accordo il Ticino trarrà un notevole vantaggio economico, cosa importante in un momento di difficoltà economica come questo». 

La difficoltà principale, ha ricordato Cassis, era «il mantenimento delle condizioni fiscali per gli attuali frontalieri, e la definizione di un nuovo regime per i nuovi frontalieri». Il consigliere federale ha ringraziato «tutto il team della Seco e il mio collega Ueli Maurer che non ha mai gettato la spugna e ha perseverato su questa strada». Anche Vallese e Grigioni «hanno collaborato al dossier, per portare finalmente all'apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni con l'Italia». La crisi del Covid «ha segnato un miglioramento nelle relazioni e una riscoperta solidarietà tra il nostro paese e l'Italia» che, secondo Cassis, ha favorito l'accordo.

Per Christian Vitta, l'obiettivo raggiunto «è quello di garantire una parità di condizioni per i lavoratori ticinesi e i frontalieri» e in secondo luogo «un aumento di gettito» grazie all'aumento della base imponibile dal 70 all'80 per cento per i nuovi frontalieri, e del 100 per cento per gli attuali frontalieri a partire dal 2034. «Un guadagno netto di cui godranno il Cantone e i comuni ticinesi, non da subito ma progressivamente». 

Una volta a regime «gli introiti dovrebbero ammontare a svariate decine di milioni di franchi» ha precisato Vitta. «Ci sarà un progressivo aumento. Inizialmente invece l'impatto sarà analogo a quello attuale, con un abbassamento del moltiplicatore d'imposta che dal 100 per cento sarà portato a un livello medio». Entro il 2034 però gli effetti benefici dovrebbero farsi sentire «notevolmente». 

Ora c'è da sperare che l'accordo venga ratificato «rapidamente» dai Parlamenti, da una parte e dall'altra del confine. La ratifica dovrebbe avvenire «entro la fine del 2021» e «il governo non si aspetta delle sorprese» ha osservato  Cassis. L'entrata in vigore è prevista per gennaio 2023 «ma dobbiamo essere prudenti perché ci sono ancora delle incognite sulle tempistiche». Vitta dal canto suo ha auspicato in chiusura lo sblocco di un altro importante dossier transfrontaliero, quello dell'accesso delle banche svizzere al mercato italiano. 

Le reazioni dei partiti ticinesi all'Accordo:

«Fumata grigia» - Il PLR, nonostante l'accordo sia stato portato a termine da un suo rappresentante di Governo, parla di «fumata grigia» commentando quella che descrive come «l'annosa questione» dell'Accordo sui frontalieri. Quello raggiunto oggi è infatti solo «un primo traguardo». «Attendiamo ora - precisa il partito - l’accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari svizzeri. Una questione strategica per il Ticino, la sua piazza economica e le sue banche». Mentre sui ristorni in vigore ancora fino al 2034, il PLR precisa che si potrebbe «pensare a un indennizzo ponte da parte della Confederazione». Il presidente Alessandro Speziali, da parte sua, sottolinea che il partito «rimarrà vigile su questo tema» anche perché ora bisogna attivarsi «affinché il nuovo accordo entri rapidamente in vigore e che i fornitori di servizi finanziari svizzeri possano finalmente avere libero accesso al mercato italiano».

 «Interessi ticinesi sacrificati» - Se il PLR è parzialmente soddisfatto, la Lega dei Ticinesi esprime «insoddisfazione per la scarsità dei risultati raggiunti» e per il fatto che gli interessi ticinesi siano stati «sacrificati». Per il partito di via Monte Boglia l’accordo firmato contiene delle differenze importanti rispetto alla versione del 2015, «naturalmente a vantaggio dell’Italia». L’applicazione del nuovo regime fiscale solo ai nuovi frontalieri, inoltre, «suona come una presa in giro». Lega che giudica pure inaccettabile il perpetrarsi dei ristorni dei frontalieri per ancora 15 anni e che chiede quindi al Consiglio di Stato di bloccarli.

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