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CANTONE / CONFINE
15.12.20 - 18:390
Aggiornamento : 19:11

Il silenzio italiano

Riparte il turismo della spesa oltre confine, ma i controlli per verificare il rispetto del decreto latitano.

L'accesso dovrebbe essere permesso, salvo motivi validi, solo con esito di un tampone negativo alla mano. Ma così non è. E dall'altra parte nessuno sembra voler offrire spiegazioni.

LUGANO - Il ritrovato regime di "semi libertà" lombardo ha fatto gola a tutti. A Milano, domenica, le piazze si sono riempite di gente e le immagini del fiume di "ex reclusi" hanno fatto il giro dei notiziari. Il "semaforo giallo" ha fatto gola anche all'avventore svizzero, specie quello ticinese.

Eloquenti, anche se meno chiacchierate, le immagini delle targhe rossocrociate accorse oltre confine a fare rifornimento, nei supermercati e nei negozi, di generi alimentari e/o regali natalizi. Non che ciò non sia consentito. Ma per poter varcare la dogana a cuor leggero bisognerebbe presentare - lo prevede l'ultimo decreto emesso dal Governo italiano -, regolare tampone (negativo) effettuato nelle 48 ore precedenti.

Il dubbio che questo tampone sia stato effettivamente effettuato da tutti gli avventori ticinesi è venuto. Non si può nascondere. Ma ciò che forse stupisce maggiormente è la totale assenza di controlli (almeno così sembrerebbe) da parte delle autorità italiane. Ciò fa specie soprattutto se si considera che le due realtà (quella lombarda e quella ticinese) non godono dello stesso stato di salute se si parla di contagi. 

Contattato domenica scorsa, il Centro Operativo Comunale di Como (COC) confermava: «Per poter entrare a fare la spesa bisogna dimostrare di essere risultati negativi al test». Eppure sembra esserci noncuranza in questo senso.

Abbiamo provato quindi a chiedere lumi al riguardo. La risposta, o meglio, i silenzi che abbiamo incontrato, sono stati sconcertanti. Nessuno ha risposto dalla Polizia di frontiera di Ponte Chiasso, di Ponte Tresa, dalla Polizia Ferroviaria di Como, dalla Questura di Como e nemmeno dalla Prefettura di Como. Non hanno alzato la cornetta, o si sono praticamente negati al telefono, anche la polizia locale e il Sindaco di Ponte Tresa, il comando della polizia locale di Como e di Varese. Lo stesso alcuni assessori in Municipio di cui avevamo il numero.  

Un silenzio che sembra pesare più di una risposta mentre, intanto, si moltiplicano gli interrogativi da parte di chi nota questo via vai incontrollato.

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