«Il Ticino si può già muovere. Non ha bisogno di aspettare Berna»
Ti-Press
BELLINZONA
15.12.20 - 19:100
Aggiornamento : 21:31

«Il Ticino si può già muovere. Non ha bisogno di aspettare Berna»

Covid, l'appello di Marina Carobbio, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali. Guarda il video.

«È stato chiesto di tornare alla situazione straordinaria, con tutte le competenze nelle mani della Confederazione. Anche se ciò non dovesse concretizzarsi, ci si può muovere autonomamente».

BELLINZONA - Il Covid-19 avanza in tutta la Svizzera. I medici da settimane implorano uno stop alle attività non essenziali. La politica temporeggia. Come andrà a finire? Marina Carobbio, medico, consigliera agli Stati e presidente della deputazione ticinese alle Camere federali, ospite di piazzaticino.ch, è parecchio preoccupata. «I contagi, le ospedalizzazioni e i morti aumentano. Vanno prese misure incisive a livello nazionale. Adesso, non tra qualche settimana». 

Intanto però si sussurra che fino al 28 dicembre, a livello federale, le regole dovrebbero restare uguali a oggi. 
«L'opinione pubblica ha bisogno di chiarezza e di misure facilmente comprensibili. Uniformi a livello nazionale. Mi auguro che Berna non aspetti nell'intervenire. E che il Consiglio Federale venerdì si presenti con soluzioni esplicite. Chiaro che le misure vanno sempre accompagnate da un sostegno economico, in particolare pensando agli imprenditori e ai dipendenti che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese».

Le autorità vanno avanti a suon di slogan. La gente però non capisce più niente. Quanto il federalismo è un ostacolo?
«Come rappresentante dei Cantoni, ritengo importante che si valorizzi il federalismo. Ma qui siamo davvero in una situazione molto grave. Il nostro sistema ha dei limiti, infatti dopo questa crisi sarà necessario rivedere la legge sulle epidemie per capire come Confederazione e Cantoni si devono ripartire le competenze in casi simili. Adesso dobbiamo pensare al presente. Gli ospedali sono pieni, il personale sanitario è sfinito. Qualcuno si deve assumere delle responsabilità». 

Il Ticino ha gestito bene la fase primaverile della pandemia. Ora arranca. Cosa ne pensa?
«Il Ticino ha chiesto che la Svizzera torni alla situazione straordinaria, con le competenze principali in mano alla Confederazione. Nello stesso tempo, anche se questa misura non dovesse essere introdotta, il Ticino dovrebbe comunque imporre misure più incisive e restrittive. Come detto accompagnate da aiuti economici, soprattutto considerando che la Confederazione ha deciso di stanziare più fondi per le aziende in difficoltà. La Svizzera se lo può permettere. Forse i criteri per potere accedere a questi aiuti al momento sono un po' alti, bisognerebbe abbassarli. Aiutiamo chi ha bisogno, ma blocchiamo il contagio». 

I cittadini vengono costantemente bacchettati e colpevolizzati. Si arriverà mai a sentire un politico ammettere che la strategia intrapresa è stata sbagliata?
«A mio parere, le misure nella seconda fase sono state introdotte in ritardo. La responsabilità individuale è importante, ma non basta. C'è la necessità di avere misure rapide importanti per fermare i contagi e per non fare collassare il sistema sanitario. Vorrei esprimere tutta la mia vicinanza a chi in questo momento si trova, per un motivo o per l'altro, in difficoltà».

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