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CANTONE / CONFINE
09.12.20 - 10:120
Aggiornamento : 13:31

«Provvedimenti troppo blandi e ora nemmeno la temperatura sui treni»

Lo stop dei treni preoccupa. Duro l'attacco del sindacato Cgil, perplesso per la gestione della pandemia in Ticino

La sindacalista Cgil Tolomeo: «Un grosso problema e tanta preoccupazione». Il senatore Alfieri: «Al lavoro per evitare l'interruzione del servizio»

LUGANO - C'è preoccupazione, al di là del confine, per la decisione (legata a un decreto italiano) di interrompere i collegamenti ferroviari tra Svizzera e Italia. Sono infatti numerosi i lavoratori frontalieri che sfruttano questo collegamento, sgravando peraltro le già sovraccariche arterie stradali ticinesi.

«È una decisione che ci preoccupa seriamente – commenta Roberta Tolomeo, responsabile frontalieri per la Cgil di Varese, sulla pagina online de Il Giorno – sono molti i lavoratori che utilizzano il treno per attraversare il confine, soprattutto quelli che lavorano nel Mendrisiotto».

Ovvio è che, venendo a mancare il mezzo pubblico, la soluzione sarà quella di mettersi al volante. «Si creerà un disagio non indifferente, soprattutto vista la stagione invernale e il rischio neve», sottolinea la sindacalista.

Il paragone con quanto verificatosi già durante la prima ondata, ovviamente, non tiene. Allora le condizioni erano diverse. «Molte fabbriche erano chiuse o avevano l’attività ridotta – ricorda Tolomeo – ora può essere un grosso problema».

Una strategia per ovviare al problema sarebbe al vaglio, come assicura il senatore varesino Alessandro Alfieri (PD). «In queste ore – spiega – siamo al lavoro con tutte le autorità coinvolte per evitare comportamenti difformi lungo i confini, e per evitare che venga interrotto il servizio ferroviario per i lavoratori frontalieri».

Insomma, un ulteriore sgambetto a una categoria che già sta vivendo un momento difficile. «Ricevo molte chiamate di frontalieri – continua Tolomeo – che vengono lasciati a casa e ci contattano per capire come devono muoversi. Questi licenziamenti riguardano in particolare il settore manifatturiero».

«Provvedimenti troppo blandi e ora nemmeno la temperatura sui treni» - «La sorprendente decisione getterà da domani nell’incertezza oltre 5000 dei 70.000 lavoratori frontalieri - denuncia, sempre da Cgil, il coordinatore regionale Giuseppe Augurusa -. Un provvedimento che oltre a evidenziare l’assenza di una sia pur minimo coordinamento interregionale, se possibile, aggiunge ulteriore perplessità nella gestione della pandemia da parte dei Cantoni di confine che, pur in presenza di un tasso di contagio tra i più alti al mondo (come ha ricordato in novembre l’OMS), per ragioni squisitamente economiche, hanno adottato provvedimenti troppo blandi e ora dichiarano di non poter garantire provvedimenti minimi come la misura della temperatura corporea e il distanziamento sociale sui treni».

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