«A un Natale e a un Capodanno possiamo rinunciare, non giochiamoci nonni e genitori»
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Dicembre è appena iniziato. Ma c'è già chi ha il "mal di Natale"...
CANTONE
01.12.20 - 17:450

«A un Natale e a un Capodanno possiamo rinunciare, non giochiamoci nonni e genitori»

Covid-19: l'imprenditore e musicista Antonio Andali ospite di piazzaticino.ch. Guarda la video intervista.

L'appello ai colleghi e ai giovani: «Gli affari non vanno bene neanche a me. Ma sto già pensando alla primavera, riducendo determinate spese. Ora dobbiamo davvero tenere duro».

BELLINZONA - Per ora, vince il Covid-19. Niente cene aziendali, niente aperitivi sociali e ricreativi, niente veglioni. Che dicembre ci aspetta? Come sarà il nostro Avvento? E quanto piangeranno le casse di chi, in questo periodo, era solito fare affari proprio grazie agli ormai famosi "assembramenti"? Ne abbiamo parlato su piazzaticino.ch con Antonio Andali, musicista, organizzatore di eventi, ristoratore, molto conosciuto soprattutto a Bellinzona dove solitamente è una delle menti dell'animazione natalizia in Piazza del Sole. 

Ci rifaremo in autunno e durante le feste, si diceva la scorsa primavera. Invece sta andando ancora peggio. 
«Personalmente non la vedevo come una cosa scontata. Lo scorso mese di marzo mi ero dato, dal punto di vista imprenditoriale, un anno di tempo prima che si tornasse a una certa normalità. Temevo molto il ritorno del freddo. Io tra l'altro il Covid-19 l'ho preso, a inizio marzo. Da asmatico».

Che esperienza è stata?
«Assurda. In quel periodo non si conosceva ancora niente del nuovo coronavirus. Ho fatto 23 giorni di convalescenza. È un virus cattivissimo. Ho "solo" 40 anni ed è stata comunque dura e debilitante come malattia. Ancora oggi faccio fatica a correre, ad esempio». 

Antonio Andali è un animale da palcoscenico. Quanto è triste in questo dicembre anomalo?
«Dal profilo lavorativo ovviamente vivo male questo periodo. Sono praticamente fermo. Anche a livello di catering. Ma al di là degli affari, mi manca l'aspetto umano. Vedere Piazza del Sole deserta mi fa soffrire. C'erano persone sole che trovavano compagnia, aggregazione. Questo stavolta non sarà possibile. Né a Bellinzona, né in altri posti». 

Alcuni imprenditori del tempo libero e della ristorazione hanno ormai l'acqua alla gola. Come si riesce a guardare avanti?
«Le spese fisse non si possono levare, purtroppo. Io cerco di ridurre i costi variabili. Se ho tre veicoli aziendali, ne uso solo uno, togliendo la targa agli altri. Oppure consumo o acquisto meno carta. Mi faccio anche le pulizie e la contabilità da solo, per cercare di superare questo momento». 

Si parla di vaccini, di cure in arrivo... 
«Sì. Da una parte è rallegrante. Ma non bisogna entusiasmarsi nell'immediato. Niente euforia, manteniamo la calma. Per noi è importante pianificare la primavera. Adesso. Spero che vivremo una primavera e un'estate di rivalsa. Io mi sto concentrando sul "dopo". Questo è il momento più difficile. Siamo tutti stufi. Ma se adesso dovessimo mollare la presa, rischieremmo di rovinare tutto».

Feste in clausura dunque?
«In Svizzera ci permettono di andare a passeggiare, di uscire all'aria aperta. In altri Paesi questo non è nemmeno possibile. Quindi basta col lamentarci e col dire che siamo incarcerati. Non esiste. Adesso è semplicemente giusto resistere. Dovessimo comportarci da egoisti, nell'arco di dieci giorni ci ritroveremmo di nuovo con numeri altissimi. Io ho vissuto il virus. Capisco che un 30enne possa sopportarlo. Un 70enne o un 80enne invece possono anche non farcela. Non possiamo giocarci i nostri nonni e i nostri genitori per un Natale o un Capodanno. Avremo tante altre occasioni per festeggiare in futuro. Se siamo qui oggi è anche grazie alle generazioni venute prima di noi. Vanno salvaguardate dunque».

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