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27.11.20 - 06:310
Aggiornamento : 10:15

Scuole e lockdown: «È stato possibile contenere gli effetti negativi»

Ma è fondamentale garantire le lezioni in presenza il più a lungo possibile, «adottando tutte le misure necessarie»

Durante quest'anno scolastico in Ticino la quarantena di classe è stata ordinata in una trentina di casi

BELLINZONA - Lo scorso 31 agosto circa cinquantamila allievi sono tornati nelle aule scolastiche ticinesi. E da allora si fa tutto il possibile perché le scuole non debbano nuovamente chiudere i battenti, nonostante la seconda ondata di coronavirus che sta colpendo anche il Ticino. Le lezioni in presenza sono infatti considerate come un tassello fondamentale. E interromperle avrebbe «conseguenze drammatiche», come ha detto lo scorso mese il consigliere di Stato Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS).

E in effetti il lockdown della scorsa primavera ha influenzato negativamente l'andamento scolastico di molti allievi, in particolare di quelli più svantaggiati. Perlomeno nei Paesi Bassi, dove - grazie ai dati di un test nazionale condotto prima e dopo la sospensione dell'insegnamento a distanza - ricercatori dell'Università di Oxford hanno potuto dimostrare che i progressi nell'apprendimento sono stati del 20% inferiori del previsto.

In Ticino com'è andata? «Grazie al lavoro svolto già durante il lockdown e alla tempestiva riapertura delle scuole dell'obbligo la scorsa primavera è stato possibile contenere gli effetti negativi della chiusura sui programmi scolastici e sul divario tra allievi» ci dicono dal DECS. «All'inizio di quest'anno scolastico la normale fase diagnostica da parte di docenti, ispettori, esperti e altri operatori della scuola è inoltre stata particolarmente approfondita, permettendo così una pianificazione e progettazione adeguata ai bisogni formativi effettivi rilevati».

Sull'impatto del lockdown sugli allievi ticinesi si possono tuttavia fare soltanto delle supposizioni, come affermano dal DECS, in quanto - a differenza dei Paesi Bassi - non sono disponibili risultati di prove standardizzate condotte prima e dopo la chiusura. «Le scuole elementari olandesi a cui si riferisce lo studio sono rimaste chiuse otto settimane, pari al 20% del loro anno scolastico» osserva il Dipartimento, sottolineando che anche in Ticino gli istituti sono rimasti chiusi per otto settimane. «Ma l'anno scolastico è più lungo, dunque probabilmente l'impatto del lockdown, proporzionalmente, è stato più contenuto».

L'improvviso passaggio, la scorsa primavera, all'insegnamento a distanza, in Ticino sarebbe comunque stato affrontato bene. È quanto emerge da indagini realizzate dal Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI e dall'Istituto per la valutazione esterna delle scuole di livello secondario II (IPES): «Il DECS - ci spiegano - ha approntato in tempi celeri l'infrastruttura informatica necessaria, nel frattempo ulteriormente potenziata, e ha provveduto a formare docenti sulla didattica a distanza al fine di essere pronti ad affrontare al meglio l'evenienza di un'eventuale ulteriore periodo d'insegnamento a distanza». Ma l'obiettivo attuale, come detto, è di «garantire la scuola in presenza il più a lungo possibile, adottando tutte le misure necessarie».

Oltre all'adozione di piani di protezione - lo ricordiamo - nelle scuole ticinesi possono scattare quarantene di classe in presenza di due o più allievi positivi nella medesima classe. Inoltre, dallo scorso 9 novembre nelle scuole medie del nostro cantone è scattato l'obbligo di mascherina per tutti, docenti e allievi. Per quanto riguarda le quarantene, sinora il provvedimento è stato ordinato per 29 classi (in Ticino si contano 803 sezioni di scuola elementare, 607 di scuola media e 1'159 delle scuole postobbligatorie cantonali).

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