«Tutta la frustrazione si scaraventa su blog e social»
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CANTONE
11.11.20 - 21:010

«Tutta la frustrazione si scaraventa su blog e social»

Alessandro Trivilini, esperto in tecnologie digitali, ospite di piazzaticino.ch. Guarda la video intervista

L'odio galoppa in rete in questo autunno del 2020. Colpa del Covid-19? Solo in parte.

LUGANO - Ogni pretesto è buono pur di fare polemica, sfogare la propria frustrazione e diffondere rabbia. L'odio galoppa in rete in questo autunno 2020. Colpa del Covid-19? Solo in parte. Perché il fenomeno, come spiega Alessandro Trivilini, esperto in tecnologie digitali, ospite di piazzaticino.ch, esiste ormai da anni. «La pandemia ha semplicemente amplificato il problema». 

Partiamo da Facebook. Prima era un luogo di gioia. Ora sembra essere diventato un posto in cui "azzannarsi". Perché?
«Facebook ci chiede in sostanza "Dimmi a cosa stai pensando?" Se mi si chiede a cosa sto pensando e vivo un malessere come quello che viviamo attualmente, esprimo la mia emozione negativa, di pancia».

L'odio in rete, come detto, non è un fenomeno legato solo all'era Covid...
«Ora l'odio è molto più intimo. Il livello non è più quello dei "leoni da tastiera" che bullizzano qualcuno. Adesso si sa che sui social e sui blog c'è tensione. E che lì "si può" buttare fuori ogni cosa. Dimenticando che in Svizzera, contrariamente a quanto accade altrove, la calunnia, la diffamazione e i reati contro l'onore possono essere perseguiti penalmente».  

Anche di fronte alla notizia di un possibile vaccino anti Covid si è assistito a una valanga di rabbia e di commenti irripetibili...
«Mediaticamente si è visto di tutto in questi mesi. Anche medici o politici litigare sui social. La gente si arrabbia. Se vede il medico, che è un punto di riferimento, comportarsi così, il cittadino medio non capisce più niente. Se si sfoga con rabbia il politico, perché non può farlo una persona qualunque? C'è tanta incertezza. Quindi di fronte alla notizia di un vaccino che funziona al 90%, bisogna considerare che alcune persone non preparate possano reagire male. In questo periodo l'essere umano sta mostrando un lato oscuro».

Con queste premesse è anche difficile fare informazione online. Perché i blogger non riescono (quasi) più a portare un complemento costruttivo agli articoli?
«Perché social e blog non sono più semplici tecnologie digitali. Sono estensioni del corpo umano. Le usiamo con una tale agilità da non renderci più conto che potremmo offendere qualcuno. Le persone si sentono in diritto di potersi esprimere, in particolare in un periodo così negativo».

In estate l'Istituto di sociologia dell'Università di Zurigo ha pubblicato un studio. Cosa emerge?
«Che il modo di diffondere odio e rabbia è riconducibile alla cultura e a come le persone vivono nei rispettivi Paesi. La forma d'odio più presente in Svizzera è il razzismo. La ricerca dice anche che Twitter e Facebook raggiungono il 90% dei contenuti razzisti che circolano in rete». 

Lo scrittore Umberto Eco diceva che i social hanno dato voce agli imbecilli da bar. Aveva ragione?
«Eco aveva ragione. L'uomo si sta riscoprendo in una versione poco brillante. Anche gli imbecilli, comunque, fanno parte di questa società. Aggiungerei una frase di Giorgio Gaber: "Libertà è partecipazione". E questo ci fa inquadrare meglio ciò che spinge tanta gente a recarsi sui social e sfogarsi, persone che hanno bisogno di un brodo caldo per l'anima». 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE

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