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Ultima chiamata per tutti i ticinesi.
CANTONE
09.11.20 - 08:030
Aggiornamento : 25.11.20 - 13:03

«Ticinesi: è una brutta battaglia che dobbiamo affrontare insieme»

Christian Garzoni lancia un appello alla responsabilità a tutti i ticinesi: «Dobbiamo essere compatti».

E avverte: «Se la curva non si abbassa il sistema sanitario sarà al tracollo a breve»

BELLINZONA - «Se la curva non si abbassa il sistema sanitario sarà al collasso a breve». È un Christian Garzoni molto preoccupato quello che raggiungiamo telefonicamente per un commento sulla situazione epidemiologica ticinese e su una seconda ondata che è arrivata più veloce e violenta del previsto. 

Il sistema sanitario ticinese è infatti molto sotto pressione con una ventina di ospedalizzazioni in più al giorno e che attualmente vede 287 pazienti ricoverati. «I letti Covid non possono essere aumentati a dismisura. Inoltre, bisogna pensare - precisa lo specialista in malattie infettive - che ogni letto Covid è tolto a un paziente non Covid. E sono letti che servono. Dobbiamo essere coscienti che gli ospedali, nonostante il programmato aumento della capacità, non possono reggere per un lungo periodo certi ritmi. Il personale non ce la farebbe. Sarebbe chiamato a lavorare in emergenza per dei mesi. Ed è impossibile che gli operatori del sistema sanitario reggano con questi numeri per un lungo periodo. E le procedure "non urgenti" vengano ritardate di mesi». 

Ma come fare allora per diminuire l’afflusso e abbassare la curva? «Il Covid-19 - precisa Garzoni - ci sarà per tutto l’inverno. L’ideale sarebbe trovare delle misure che permettano di eliminare le ondate, tenendo un livello basso di ricoveri che rimanga più o meno costante nel tempo e che possa essere assorbito dal sistema sanitario».

La politica fa delle scelte, ancora una volta non estreme. «Il Governo ha però capito la gravità della situazione», precisa l’infettivologo, ricordando la «last call» proclamata ieri dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Il Consiglio di Stato si è dimostrato compatto nelle proprie decisioni, ora bisogna sperare che esse siano sufficienti ad abbassare la curva».  Ma non solo. Perché a contare è soprattutto la responsabilità individuale. Di ogni cittadino. E Garzoni si rivolge proprio a tutti i ticinesi. Un appello accorato. Un’ultima chiamata per evitare un lockdown «che nessuno vuole», ma che potrebbe comunque concretizzarsi a breve. «Le misure messe in atto dal Governo non sono ancora estreme - le scuole e la ristorazione rimangono ad esempio aperte e gli spostamenti restano consentiti - ma devono venire rispettate alla lettera da tutti. Nessuno escluso e senza eccezioni. Penso soprattutto a coloro che fanno parte delle categorie non a rischio della popolazione e che tenendo un comportamento non appropriato non avrebbero grossi problemi. Ma i loro genitori, i loro nonni o comunque parenti e conoscenti, se infettati, potrebbero non avere il posto in ospedale o morire di Covid. E anche a loro potrà succedere di non essere curati in modo ottimale». Garzoni quindi conclude: «Dobbiamo essere compatti. Lottare tutti assieme. Abbiamo una brutta battaglia davanti, dobbiamo affrontarla tutti insieme come abbiamo saputo fare a marzo. Solo insieme ce la faremo e terremo duro».

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