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CANTONE
02.11.20 - 19:030

«Covid: i test rapidi potranno essere effettuati anche in Ticino, ma serve un po' di tempo»

Le farmacie a sud delle Alpi non saranno escluse. Lo precisa il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini.

La smentita dell'esperto, dopo alcune informazioni di Pharmasuisse male interpretate. «In Svizzera – sostiene – quasi nessuna struttura al momento è pronta. Vi spiego perché».

BELLINZONA - In Svizzera arrivano i test rapidi per il Covid-19. Entro la fine del 2020, un terzo delle farmacie elvetiche potrà offrire questa possibilità. «Comprese alcune farmacie ticinesi», sostiene il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. Un’affermazione importante, che smentisce alcune dichiarazioni di Pharmasuisse mal interpretate, secondo cui a sud delle Alpi i test rapidi sarebbero stati disponibili solo presso check-point sanitari, laboratori privati ed enti ospedalieri.

Dunque anche in Ticino ci saranno i test rapidi in farmacia?
«Sì. Ma non immediatamente. Ci vorrà tempo. Così come per il resto del Paese. Al momento in Svizzera solo poche farmacie di Zurigo e Sciaffusa sono quasi pronte per accogliere i test rapidi. Tutte le altre non lo sono».

Cosa manca?
«Il test rapido si esegue come il tampone classico. Il medico un'operazione del genere la fa normalmente. Il farmacista no e quindi la deve imparare, proprio a livello manuale. E non è tutto».

Ci dica…
«Bisogna istituire un sistema elettronico che notifichi i casi positivi alle autorità. Le farmacie allo stato attuale delle cose non sono attrezzate per farlo».

Fare un test in farmacia richiede poi una certa messa in sicurezza degli altri clienti…
«Appunto. E questo è un terzo elemento chiave. Se accettiamo che le farmacie si occupino dei test rapidi sul posto, dobbiamo pretendere dalle stesse farmacie un piano di protezione. Non potremmo accettare che il test possa essere effettuato in un locale accessibile a tutti. Conteranno molto le dimensioni, gli spazi. Alcune farmacie a livello strutturale sono completamente inadeguate».

Il via libera ai test rapidi è stato dato lo scorso mercoledì dal Consiglio federale. Eppure si parla già di una certa inaffidabilità di questi test…
«In un quarto d'ora hai il risultato. Non devi aspettare le classiche 24 ore. È un vantaggio che paghiamo con una precisione minore. Il tampone è un esame più sofisticato e più preciso, fatto in laboratorio. In certe situazioni capiterà che chi ha fatto il test rapido dovrà comunque sottoporsi al tampone». 

Con questi test rapidi "non sicuri al 100%" non si rischia, dunque, di creare ulteriore confusione nel cittadino?
«La confusione nasce dal fatto che la gente pensa che col test rapido si risolva tutto. Con o senza i test rapidi, per la persona che ha il sospetto di avere il Covid-19 cambia poco. Sarà comunque il medico o lo specialista del checkpoint a decidere a quale tipo di esame il paziente dovrà sottoporsi. La differenza rispetto al recente passato è che ora ci sono due possibilità, e non più solo quella del tampone».

Quando dunque può essere utile un test rapido?
«Ad esempio, quando vi è carenza di tamponi. Oppure quando occorre prendere decisioni in maniera veloce. Immaginiamoci un focolaio in una casa per anziani, col personale che non ha sintomi: il test rapido mi permette in un quarto d'ora di capire indicativamente quali misure protettive prendere. Più in generale il test rapido ci permette di fare indagini ambientali in tempi brevi». 

Per il singolo individuo invece cambia ben poco. O sì?
«Possono esserci casi in cui il test rapido ha una sua funzionalità. Prendiamo, ad esempio, una persona con sintomi che si reca al checkpoint e risulta positiva al test rapido. Se i sintomi sono leggeri e la si può tranquillamente mandare a casa, chiedendole di non uscire e di seguire le direttive, il risultato del test rapido è più che sufficiente. Se i sintomi sono così forti da richiedere un’ospedalizzazione, invece, la si sottopone anche al tampone. In questo modo vanno in ospedale solo le persone che hanno davvero il Covid-19».

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