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Erna Klossner Notari
La signora Erna all'ecocentro di Lugaggia.
CAPRIASCA
03.11.20 - 06:000
Aggiornamento : 10:22

«Io, che non posso usare la mascherina»

Misure anti Covid: Erna Klossner Notari, 64 anni, ha un certificato medico. Non sempre è capita da tutti.

«Mi hanno tolto l'attività di volontariato all'ecocentro di Lugaggia – spiega –. E sono guardata con diffidenza da tanti».

CAPRIASCA - La mascherina anti Covid-19? Non la devono portare proprio tutti. Oltre ai bambini sotto i 12 anni, c'è un'altra categoria di persone che è esentata dall'obbligo. Si tratta di chi soffre di determinati disturbi di salute e ha dunque un certificato medico apposito. Tra queste persone, c'è Erna Klossner Notari, 64enne di Treggia, in alta Capriasca. «Ho un certificato medico per motivi personali. Ma non sempre vengo capita da tutti. Anzi. Mi hanno addirittura tolto la possibilità di fare la volontaria presso l'ecocentro di Lugaggia». 

Cosa dice la legge (al momento) – Lesioni del viso, gravi difficoltà respiratorie, stati d’ansia connessi all'uso della mascherina, alcuni tipi di disabilità. Stando alle disposizioni dell'Ufficio del medico cantonale, sono alcune delle circostanze che possono portare una persona ad avere un certificato medico che la dispensi dall'obbligo di portare la mascherina. In questi casi devono tuttavia essere previste altre misure di protezione. E in particolare vanno rispettate le regole del distanziamento sociale.

Una donna conosciuta nella zona – Erna è una donna molto conosciuta in Capriasca. Anche per la sua attività di volontariato. Oggi è affranta. «Il certificato lo porto sempre con me. Anche se per legge non sono tenuta a mostrarlo a nessuno, tranne che alla polizia. Da quando è stato esteso l'obbligo di mascherina all'aperto vengo guardata con diffidenza. Mi sento discriminata». 

La lettera del Comune – Di recente la 64enne è pure stata sgridata da un poliziotto. Non solo. Le è stato impedito di entrare in un negozio. «Il colmo si è verificato quando ho ricevuto una lettera dal Comune. Me l'ha portata la polizia. Mi scrivevano che non potevo accedere all'area dell'ecocentro. Se non con la mascherina. Non capisco. All'ecocentro non gira tanta gente, le distanze sono rispettate e si sta all'aria aperta. Questa situazione è ingiusta».  

Nebbia – Dal profilo legale, viste le direttive della Confederazione e del Cantone, la 64enne dovrebbe stare il più possibile lontana dalla folla. Proprio a causa della sua impossibilità d'indossare la mascherina. Ma quanto è giusto dal punto di vista umano? 

Scoraggiata e demoralizzata – «Ho un problema di salute – sostiene Erna –. Non posso usarla la mascherina. Non per questo devo essere esclusa dalla vita sociale. Mi faccio portavoce di tutte quelle persone che si trovano nella mia condizione. Non sono la tipa che piange spesso, ma in questi giorni ho un magone continuo. Come ci stiamo riducendo per combattere questo Covid? Non abbiamo più alcuna sensibilità. Sono scoraggiata e demoralizzata, mi sento fuori dal mondo, come se avessi delle colpe. Tutti mi conoscono perché penso alla collettività, sono sempre stata una persona responsabile. Adesso mi sento discriminata e abbandonata. Temo che con questa violenza psicologica e con questa intolleranza non andremo da nessuna parte».  

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