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COMANO
21.10.20 - 21:300
Aggiornamento : 23:37

«Hanno tenuto il bar della RSI all'oscuro della quarantena»

La gerente dell'esercizio pubblico critica i silenzi dell'azienda: «Un cliente aveva il Covid e l'ho saputo da altri»

Ma l'ente radiotv parla di provvedimento cautelativo adottato «a complemento di quanto disposto dal medico cantonale». Dopo un paio di giorni di confinamento i dipendenti sono rientrati al lavoro. Anche perché l'autorità cantonale non ha disposto ulteriori misure

COMANO - Erano quattro amici al bar e uno di loro covava il Covid. Non un bar qualunque, ma il luogo dove i dipendenti della Rsi si trovano per bere un caffè o mangiare uno snack. Lo scorso venerdì, 16 ottobre, tuttavia la presenza dei quattro avventori aveva un sapore diverso. Per uno dei quattro c'era un'importante occasione da festeggiare. Ma dopo gli auguri è spuntato un tampone. Lo stesso giorno infatti, dopo aver saputo che la moglie era positiva al coronavirus, l’uomo si è sottoposto al test scoprendo di essere stato infettato anche lui. 

La gerente tenuta all'oscuro - Per altre ragioni la vicenda ha tuttavia preso una piega assai virulenta. La gerente del bar/buvette, dopo aver saputo del contagio da terze persone, ora accusa la Rsi di averla tenuta all’oscuro della quarantena imposta ai tre clienti (il quarto è il contagiato). Da quanto appreso il festeggiato col Covid aveva avvisato immediatamente l’azienda indicando i nominativi delle persone con cui era stato in contatto. In particolare i tre colleghi incontrati al bar che «sono stati, in base al contact tracing aziendale adottato cautelativamente da Rsi a complemento di quanto disposto dal medico cantonale, posti in quarantena per alcuni giorni». Come precisa lo stesso ente pubblico all’avvocato Marco Garbani che assiste la gerente.

La quarantena sprint - Clausura domestica dunque assai breve, di un paio di giorni, visto che «non avendo sviluppato sintomo alcuno, le 3 persone sono rientrate in azienda al termine della quarantena cautelativa imposta unilateralmente da Rsi». La stessa azienda, da noi interpellata, parla di dispense dal lavoro cautelative adottate quando si ha notizia di un potenziale contatto di un collaboratore con una persona positiva, «senza attendere le disposizioni dell'autorità cantonale». Ufficio del medico cantonale che, nel caso concreto, «non ha del resto disposto a posteriori nessuna quarantena», essendo stato «il contatto tra i colleghi coinvolti all’interno della mescita inferiore ai 15 minuti, il tempo di bere un caffè».

Il rimprovero alla gerente - La RSI, peraltro, rimbalza parte delle responsabilità sulla gerente del bar, che non avrebbe fatto rispettare il piano interno che prevede una sola persona per tavolino (per un massimo di 21 presenze nel locale). Un piano unilaterale, ribatte la signora che è semplice affittuaria e non dipendente dell’azienda di Comano.

La replica: «Guardino in azienda» - La donna ritiene prioritario e sufficiente seguire le direttive cantonali per tutti gli esercizi pubblici: «Ci tengo a precisare - dice da noi contattata - che nessuno mio collaboratore, famigliari compresi, ha finora mai avuto problemi di Covid. Anche perché abbiamo sempre rispettato i piani di protezione aggiornati emanati da GastroSuisse e GastroTicino che prevedevano al massimo quattro persone per tavolo. Già a maggio avevo fatto notare ai responsabili della RSI di guardare piuttosto in casa propria. Si sono inventati una direttiva - quella di un cliente per tavolo nel mio bar - che però non viene fatta rispettare dentro l’azienda dove ho testimonianza di dipendenti che mangiano, bevono e sono seduti uno accanto all’altro sui divanetti».

«Più volte al bar quel giorno» - Il nodo della questione, ciò che la gerente rimprovera alla RSI, è di non essere stata avvisata della quarantena cautelativa, mettendo così a rischio - sostiene la donna - la salute dei suoi collaboratori entrati in contatto col cliente malato. Una scelta, certo, tanto più che la misura non era imposta dal medico cantonale, ma comunque un silenzio discutibile dal punto di vista della donna. Tanto più che le ricostruzioni del fatto divergono. Secondo l’ente pubblico l’incontro al tavolino è durato una decina di minuti. La gerente invece fornisce un’altra versione (sollevando implicitamente riserve sulla precisione del contact tracing aziendale): «Non è cosi. Noi prendiamo i dati degli avventori e quel giorno la persona col Covid è stata quattro volte al bar. A cominciare dal mattino presto e fino alla chiusura delle 14. E tutte le volte con persone diverse. Capisce perché sono preoccupata?».

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