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BERNA
14.10.20 - 23:410

«L'esercito non si preoccupa della nostra salute»

Lo sfogo di una recluta, dopo il divieto di ferie fino a fine ottobre.

Il giovane ha criticato aspramente le condizioni di vita all'interno della caserma.

BERNA - Anche l'esercito sta apportando i correttivi necessari a contrastare la diffusione del Coronavirus. Uno di questi è il divieto, valido per tutte le scuole reclute, di prendere ferie almeno fino alla fine di ottobre. Ciò significa che i militi dovranno restare isolati senza poter fare visita a familiari e amici durante il fine settimana.

«Vogliamo proteggerli» - Il portavoce dell'esercito, Daniel Reist, giustifica il provvedimento con l'impennata di casi che si sta registrando in Svizzera. «Vogliamo proteggere le reclute dall'infezione. Sono più sicure qui che fuori».

«Abbiamo paura» - Non è dello stesso parere un soldato d'istanza presso la Scuola informatica 61 di Frauenfeld: «Abbiamo tutti paura di un'infezione. L'esercito non applica più le regole che erano state stabilite inizialmente».

All'inizio, l'addestramento veniva svolto solo all'interno delle truppe. Ora, stando al 19enne, c'è un via vai continuo in caserma e le persone sono costrette a vivere in uno spazio ristretto per giorni. «L'esercito non si preoccupa della nostra salute», sentenzia la recluta.

«Circa 100 persone devono passare la notte, a poca distanza l'uno dall'altro, in una palestra poco ventilata», sottolinea ancora il giovane. Verrebbero inoltre messi a loro disposizione troppo pochi disinfettanti, mascherine e altri articoli per l'igiene.

«Pochissime infezioni» - L'esercito, però, si difende con veemenza dalle accuse: «Le pochissime infezioni registrate nella scuola reclute dimostrano che il concetto di protezione funziona», sottolinea Reist. E ci sarebbero, contrariamente a quanto riferisce il 19enne, sufficienti disinfettanti, mascherine e guanti per tutti. Vanno solo richiesti.

«È stato dimostrato che reclute e soldati vengono infettati prevalentemente quando sono in vacanza o quando sono in libera uscita». Per evitare che centinaia di persone debbano andare in quarantena al termine della scuola reclute, è stato quindi deciso il divieto di ferie.

Controlli costanti - Non è ancora chiaro se da novembre questo sarà prorogato. La situazione viene analizzata quotidianamente dall'ufficiale medico che poi propone eventuali misure al capo dell'esercito, Thomas Süssli. «Inoltre, vengono inviate regolarmente persone per verificare l'attuazione dei concetti di protezione nelle singole scuole», conclude Reist.

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