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CANTONE
13.10.20 - 16:030
Aggiornamento : 22:42

Fornire i dati al bar? «Sproporzionato e senza base legale»

L'esperto Marco Garbani evidenzia quelle che sono, a suo dire, le lacune e le incoerenze della normativa

«È un lavoro immane per l'esercente. Davvero non ci sarebbero modalità più semplici? Per esempio imporre la mascherina quando si è in piedi (come nei negozi e negli uffici dello Stato)?».

Fornire i dati al bar: sei d'accordo?

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LUGANO - La ripresa dei dati di un avventore che «deve fornire a terzi e quarti il numero telefonico (e l’indirizzo) solo per bere una cioccolata» è lecita? Al quesito, che sta facendo nascere anche qualche battibecco nei bar e nei ristoranti, risponde oggi, sulla propria pagina facebook Gastrodiritto, l’avvocato Marco Garbani. Un parere personale, certo, ma assai qualificato visto che arriva dal responsabile dell’Ufficio giuridico di GastroTicino.

Manca la base legale - Il primo ostacolo sollevato da Garbani riguarda una lacuna evidente: «Se eccettuiamo la notifica degli ospiti che pernottano, il Ticino - scrive l’esperto - non possiede una base legale valida che possa imporre a privati la ripresa di dati personali, rispettivamente ai cittadini di doverli fornire». Il fatto non è secondario visto che un’analoga ripresa dei dati era stata richiesta subito dopo il lockdown dall’Ufficio federale di sanità pubblica, ma proprio la mancanza di tale base legale obbligò il Consiglio federale a fare marcia indietro. Garbani cita le dichiarazioni fatte in quell’occasione, il 19 maggio scorso, dall’Incaricato federale per la protezione dei dati, secondo cui «l’obbligo diretto o indiretto di fornire ed elaborare dati di queste persone rappresenta un’ingerenza della sfera privata e della loro autodeterminazione in materia di informazione, il che è in contrasto con il principio della proporzionalità».

I Cantoni sapevano - Secondo il parere pubblicato da Gastrodiritto neppure la presunta situazione straordinaria può essere fatta valere. «Nell’attuale stato pandemico non ci troviamo di fronte ad un fattore imprevedibile: ancora il 12 ottobre 2020 l’onorevole Berset ha confermato che i Cantoni sapevano già dal mese di maggio della possibile seconda ondata ed hanno avuto tutto il tempo per preparare le varie modalità di contact tracing». Eppure, da maggio, «il Consiglio di Stato non ha suggerito modifiche o nuove basi legali al Gran Consiglio».

Normativa sproporzionata - Ma, e questo è il punto chiave secondo Garbani, se anche ci fosse «una base legale che imponga la ripresa e la consegna di dati personali, la normativa cozzerebbe contro il principio della proporzionalità». Si tratta, argomenta l’avvocato, di «un lavoro immane per l’esercente: organizzare la ripresa e la tenuta dei dati, suddividerli per giorno ed orari, disinfettare penne, spiegarlo ai clienti e al personale, eccetera. Il tutto ha pure un costo: chi lo paga? Un balzello giustificato sulla scorta di un settore che nell’arco dell’anno non naviga nell’oro?». Secondo Garbani, la risposta è no: «Davvero non ci sarebbero modalità più semplici? Per esempio imporre la mascherina quando si è in piedi (come nei negozi e negli uffici dello Stato)? Proprio la possibilità di altre modalità meno onerose denotano che il provvedimento è sproporzionato». 

Più logica la mascherina - Anche lo scopo che si vuole raggiungere, secondo Garbani, non appare comprensibile. «Negli esercizi pubblici già esiste il tanto decantato distanziamento dei tavoli. Quindi, per coerenza, tra tavoli non ci si infetta quando ci si siede». Più logico, aggiunge, «sarebbe stato l’obbligo della mascherina mentre ci si sposta all’interno del locale (come, appunto, nei negozi). Ma non solo. La ripresa dei dati pare essere contraddittoria e non avere un senso pratico. Se X risulta infetto e dichiara di essere stato al ristorante R che succede? Si prendono tutti i dati del ristorante R e si mettono automaticamente in quarantena tutte le persone che erano presenti, sebbene avessero le distanze sociali tra i tavoli?». 

Disparità con i mezzi pubblici - Infine, conclude Garbani, la faccenda traballa anche sotto il profilo della parità di trattamento: «Le infrazioni che oggi avvengono nei mezzi pubblici sono note e si finge di non vederle. Abbiamo casi concreti di Lugano (pensilina Botta) e Locarno (Stazione) dove la polizia era presente ma non voleva vedere gente accatastata nei bus, in parte senza mascherina. Più volte se ne è parlato pure nei giornali».

 

Massimo Suter di Gastroticino: «Fa specie che la mascherina sia ritenuta sufficiente sui bus affollati»
Al parere, personale, dell’avvocato Garbani, si aggiunge parecchia perplessità sul sistema della raccolta dati anche da parte dei vertici di GastroTicino: «Così come proposto risulta alquanto complicato per una larga fetta di ristoratori, specialmente nei bar dove c’è la toccata e fuga del cliente. Senza dimenticare una certa reticenza da parte dell’avventore stesso» dice il presidente Massimo Suter. «Fa un po’ specie - continua - che la mascherina sia ritenuta sufficiente sui mezzi pubblici dove i viaggiatori sono ammassati. Ci vedo una certa incoerenza di applicazione di determinate regole. Il nostro non vuole però essere un rifiuto al garantire la sicurezza del cliente, ma piuttosto uno stimolo per cercare delle soluzioni pratiche, applicabili». E la mascherina obbligatoria per spostarsi al tavolo distanziato, e quindi sicuro, pare essere la soluzione più gradita agli esercenti.

Commenti
 
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Lucadue 11 mesi fa su tio
L'alternativa? Un biglietti da visita fatlocco!
Ste56 11 mesi fa su tio
Io mi chiedo quale sia il problema di chi non vuole lasciare il proprio nome all'esercente. Facciamo di tutto per lasciare le nostre tracce nel web alla mercè di qualunque malfattore e poi non lasciamo il nome nel bar sottocasa? Un po' di responsabilità individuale a pretezione della collettività non guasterebbe. Pensi che questi dati verranno utilizzati chissà a quale scopo? Certo, come sappiamo l'esercente non ha altro da fare che vendere i nostri dati alle multinazionali o a qualche servizio segreto.
Veveve 11 mesi fa su tio
I dati li lascio anche però trovo la cosa un po’ assurda. Ieri sono stata più di un’ora seduta a bere il caffè e chiacchierare al tavolino di un bar dove vado abitualmente e ho dovuto lasciare i dati. Il tavolino più vicino al nostro sarà stato a minimo 2,5 m perché locale e’ grande. Nessuno in tutto il tempo si è avvicinato al nostro tavolino. Ora se per caso risultasse qualcuno di positivo dovrei farmi la quarantena per quale motivo visto che le distanze erano ampiamente mantenute(oltretutto c’era anche pochissima gente visto che il centro commerciale e’ praticamente vuoto da quando sono entrate in vigore le museruole!) A cosa servono allora le distanze?
don lurio 11 mesi fa su tio
Cosa centra la base Legale ne va di mezzo la nostra salute. L'avvocato non fa altro che ingoiarsi di denari . Trattasi di una disposizione da emanata dell'autorità. Se l'avvocato Garbani e Gastroticino si assumo le spese mediche e cassa malati OK.
marco17 11 mesi fa su tio
A me non preoccupa lasciare il numero di telefono al bar (il mio è anche nell'elenco elettronico). Mi disturba il fatto che per questo motivo potrei ritrovarmi in quarantena per niente a causa della demenziale pretesa di tracciare i contagi.
Boh! 11 mesi fa su tio
....a Caslano non c’è un MC....
marco17 11 mesi fa su tio
Sproporzionato ma soprattutto inefficace e inutile, come la demenziale volontà di "tracciare" tutti i contagi e mettere in quarantena centinaia di persone perché magari una potrebbe essere contagiata e una su cento di quelle contagiate potrebbe avere conseguenze gravi. Siamo all'isteria collettiva, che rischia di portare acqua al mulino dei "negazionisti" adepti della teoria del complotto e che scendono in piazza per chiedere la soppressione di qualsiasi misura antipandemica.
seo56 11 mesi fa su tio
Concordo e da parte mia mi rifiuto categoricamente. Piuttosto non entro..
Nmemo 11 mesi fa su tio
Questi esercenti non si rendono conto che la misura di emergenza alternativa sarebbe la chiusura?
Don Quijote 11 mesi fa su tio
Nei paesi latini quando l'autorità alza la voce si china il capo, sono i più lamentosi e anche i più melodrammatici.
Patric 74 11 mesi fa su tio
Lo paga il cliente... aspettando 15 min per un caffè 🤣
Corri 11 mesi fa su tio
Dare i dati personali nel ristorante o bar, non ha senso perché ci posso stare 5min come 1 ora, lontano di 1 o 2 metri da un'altra persona, allorché se viaggio da Chiasso a Zurigo non devo comunicare i dati. Una vera follia. Non sanno più cosa inventare. Ci stanno trattando come delle pecore.
Heinz 11 mesi fa su tio
Che commedie... che disordine....
MrBlack 11 mesi fa su tio
Sono d’accordo che la misura è sproporzionata e molti non andranno al bar o ristorante per il timore di finire in quarantena. Poi quello che dice della mancanza di rispetto delle regole alle fermate. Lo invito a vedere come si comportano i camerieri che portano la mascherina un po’ su, un po’ giù. Ha ragione...la polizia dovrebbe fare più controlli e multare sistematicamente chi non rispetta le regole, inclusi collaboratori nella ristorazione.
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