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Sandra in una bella foto messa a disposizione dal papà.
LOCARNO
08.10.20 - 06:000
Aggiornamento : 10:43

La sfortuna di prendere un tumore grave in piena pandemia

La diagnosi a febbraio. Poi il mondo si blocca. La triste storia di Sandra Teixeira, ricordata dal padre Nelson.

Oggi la donna non c’è più. Si è spenta a 42 anni lo scorso 23 giugno. Ha lasciato due bimbi piccoli.

LOCARNO - Ammalarsi di cancro alla vigilia di una pandemia. E poi rendersi conto che tutto il resto del mondo sta pensando ad altro. E che le tempistiche, solitamente più rispettate, si dilatano. A tal punto che per cambiarti una cura, occorre aspettare una conferma dalla cassa malati. In un momento in cui gli uffici sono chiusi al pubblico e le amministrazioni sono difficili da raggiungere. È accaduto a Sandra Simao Teixeira, 42enne di Locarno. Sandra oggi non c’è più. È morta lo scorso 23 giugno. «Voglio ricordarla io – sospira il padre Nelson –. Perché era una grande donna».

Una vita al servizio degli altri – Sandra se ne è andata in seguito a un tumore al peritoneo e ha lasciato suo marito, i suoi due bimbi, e i suoi genitori nel dolore. «A tre mesi di distanza – riprende il padre – tutto ci sembra così surreale. Mia figlia lavorava come responsabile di cura in una casa per anziani, ha passato la vita ad aiutare gli altri. È stata una grande professionista, tutti la ricordano con affetto. Purtroppo nessuno ha potuto aiutare lei nel momento del bisogno».

Il periodo più nero – Il caso della figlia di Nelson è drammatico. Non si sa se in un anno “normale”, senza l’esplosione del Covid, la morte della donna si sarebbe potuta evitare. Sandra, che già aveva subito un intervento nell’estate del 2019, rivela al padre di avere delle metastasi in pancia a febbraio. È il periodo in cui tutti iniziano a parlare del nuovo coronavirus. Viene dapprima ricoverata alla Carità di Locarno. Ma presto quell’ospedale dovrà essere dedicato completamente ai tanti malati di Covid-19.

Avrebbero pagato le cure di tasca loro – «Hanno dovuto spostare mia figlia a Bellinzona. A un certo punto ci si è accorti che la cura non era giusta. Bisognava cambiare. Però ci dicevano che non si poteva procedere senza il via libera della cassa malati. Intanto il tempo passava. Ci siamo anche messi a disposizione per pagare la nuova cura di tasca nostra. Ci hanno detto che non si poteva. Finché a metà maggio mio genero decide di portare la moglie a Zurigo».

Situazione compromessa – Sulle rive della Limmat, tuttavia, i medici sono chiari. La situazione di Sandra è tremendamente grave. Le percentuali teoriche di guarigione non superano il 15%. «Ci hanno detto che avevamo aspettato un po’ troppo». Sandra trascorrerà tre settimane a Zurigo, poi tornerà in Ticino, alla clinica Santa Chiara di Locarno, e infine alla casa Tertianum di Minusio dove a lungo aveva lavorato e dove si spegnerà lentamente. «Un grazie infinito a chi ci ha consentito di accompagnare fino all’ultimo la nostra cara».

Una risposta che non arrivava – Poi il padre riprende: «Io non ce l’ho con nessuno. So che era un periodo di emergenza. Però forse si è perso del tempo nell’aspettare una risposta che non arrivava. Lo ripeto, noi avremmo pagato di tasca nostra per iniziare la cura nuova. Non è stato possibile dal punto di vista burocratico. Ora mia figlia riposa in pace. Ma vivo pensando che avremmo potuto fare almeno quel tentativo ulteriore». 

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