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29.09.20 - 11:390
Aggiornamento : 15:51

23 mila ticinesi sono entrati in contatto con il virus

Primi risultati dello studio Corona Immunitas sulla sieroprevalenza del virus SARS-CoV-2 nella popolazione ticinese.

Il dato più alto a Locarno (15%). Ma la presenza di anticorpi al SARS-CoV-2 è stata rilevata nell’11% del campione in Ticino.

LUGANO - Tra i circa 210'000 adulti residenti in Ticino circa 23'000 sarebbero a oggi entrati in contatto con il virus. È questo il risultato dello studio Corona Immunitas Ticino, il cui scopo era misurare la diffusione del virus SARS-CoV-2, lo sviluppo dell’immunità, l’impatto sociale, economico e le conseguenze dell’epidemia sulla salute, mentale e fisica della popolazione ticinese.

Il test - A partire da luglio 2020, ottomila persone residenti in Ticino di età compresa tra i 5 e i 104 anni, ed estratte casualmente dall’Ufficio federale di statistica, sono state progressivamente invitate a partecipare al test.

Ciò che è emerso è che solo poco più di 2'000 casi sono stati notificati nel nostro Cantone dall’inizio dell’epidemia.

La prima fase - Di fatto, alla prima fase dello studio, rivolta alla popolazione degli adulti di età compresa tra i 20 e i 64 anni, hanno aderito 1'300 persone che continuano a rispondere online ai questionari settimanali e mensili sull’evoluzione dell’epidemia e su come il suo impatto si modifichi nel tempo. Il test sierologico è stato eseguito su oltre la metà dei partecipanti (647).

Il dato più alto a livello nazionale - Lo studio Corona Immunitas a livello nazionale impiega lo stesso test, gli stessi metodi e le stesse procedure, consentendo così di confrontare i risultati del Ticino con quelli degli altri cantoni. La presenza di anticorpi al SARS-CoV-2 è stata rilevata nell’11% del campione in Ticino. Si tratta del dato più alto a livello nazionale.

Nel dettaglio - Più nel dettaglio, nel Canton Vaud si è registrata una sieroprevalenza del 7%, a Basilea del 4% mentre a Zurigo la stessa scende al 3%. Un altro dato interessante riguarda la diversità regionale della sieroprevalenza sul territorio ticinese: se a Locarno il dato è di poco superiore al 15%, a Bellinzona si attesta attorno al 10%, e le altre zone si situano invece a metà tra queste due cifre.

 Guardando a questi dati ancora più nel dettaglio per fasce di età, in Ticino le donne tra i 20 e i 35 anni hanno una sieroprevalenza che sale al 18%, mentre per gli adulti fra i 50 e i 64 anni (sia uomini che donne) si situa intorno al 10%.

Il confronto con i dati dell'Ufficio del medico cantonale - È inoltre possibile effettuare un confronto con i risultati dello studio condotto dall'Ufficio del medico cantonale tra maggio e luglio (corrispondenti alla Fase 1 della pandemia), che ha però utilizzato un test diverso. Questo aveva messo in evidenza una sieroprevalenza dell’ordine del 9%. Ciò significa che più di due persone su cento sarebbe nel frattempo entrate in contatto con il virus, il che si tradurrebbe a livello della popolazione ticinese in oltre 4’000 persone tra i 20 e i 64 anni di età.

Le prossime tappe del progetto Corona Immunitas Ticino - Il risultato di sieroprevalenza tra gli adulti rappresenta la prima tappa di un lungo cammino. Corona Immunitas Ticino infatti prosegue. 

Inoltre, a partire da settembre 2020 è iniziata la seconda fase del progetto, che prevede il coinvolgimento di 2’000 persone di età inferiore ai 20 anni e 2'000 dai 65 anni di età in su. Su queste due fasce della popolazione si sa ancora molto poco. Per questo motivo a tutti i partecipanti viene offerta la possibilità di invitare a far parte dello studio persone di età inferiore ai 20 anni o superiore ai 65, con cui hanno avuto contatti regolari negli ultimi mesi.

Un test di altissima qualità

Per misurare la presenza degli anticorpi contro il SARS-CoV-2 nel sangue, lo studio impiega un test sierologico sviluppato dal Centre hospitalier universitaire vaudois (CHUV) in collaborazione con la Scuola politecnica federale di Losanna (EFPL), e il Centro svizzero per la ricerca sui vaccini.

I campioni di sangue sono stati prelevati a luglio presso gli ospedali dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) sulle persone che fanno parte del campione statisticamente rappresentativo. I test sierologici sono poi stati eseguiti dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), affiliato all’USI, e dal Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI, e ripetuti nei laboratori del CHUV. I campioni risultati positivi alla ricerca degli anticorpi indicano i partecipanti che sono stati infettati dal virus e che hanno sviluppato una risposta immunitaria.

L’iniziativa è guidata dalla Swiss School of Public Health (SSPH+) di cui sono membri fondatori USI e SUPSI, ed è supportata dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica, da diversi Cantoni e numerose aziende.

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