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24.09.20 - 21:300
Aggiornamento : 28.09.20 - 09:27

«I ticinesi vanno troppo dal medico»

Perché un rincaro così toccherà solo al Ticino? Ora parlano le casse malati

«Il cantone ha reagito con delusione comprensibile, ma vanno chiarite le responsabilità»

BELLINZONA - Premi in aumento. Dal Ticino si è levato un coro di fischi verso Berna, martedì, e ad essere additate alla fine sono sempre loro: le casse malati. Accusate di avere risparmiato milioni con il Covid, cosa hanno da dire in loro difesa?

Le associazioni di categoria non ci stanno a passare per i "cattivi" della situazione. A immolarsi a nome del settore si fa avanti Celine Antonini, responsabile per la Svizzera italiana di Curafutura (che riunisce CSS, Helsana, Sanitas e CPT). «Il cantone ha reagito con delusione comprensibile - dice - ma vanno chiarite le responsabilità». 

Le casse malati non hanno responsabilità?

«Il tema è complesso. Quello dei premi è un processo sottoposto a precise regole. I premi vanno proposti dagli assicuratori e approvati dall’ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che li può abbassare o aumentare se non li considera appropriati». 

Il Ticino è il cantone che registra l'aumento più alto, quattro volte la media nazionale.  

«Il Ticino è anche al terzo posto in Svizzera per il livello dei costi. Nel biennio 2018-19 le prestazioni rimborsate dall’assicurazione malattia in Ticino sono passate da 3'839 a 4'082 franchi per assicurato: un aumento del 6,3 %. Un aumento di 243 franchi, a fronte di una media nazionale di 141. Un aumento dei costi si traduce per forza in premi più alti. Non lo dicono le casse malati, ma la legge».

Sopra di noi, in classifica, ci sono solo Ginevra e Basilea. Cantoni urbani, con costi della vita e stipendi molto più alti. 

«Ci sono altri cantoni, per esempio il cantone Lucerna o il cantone Grigioni, forse più paragonabili, dove le prestazioni rimborsate per assicurato sono oltre mille franchi in meno».

Dove sta l'inghippo, quindi? 

«Il fattore demografico, l'età della popolazione, non bastano da soli a spiegare la differenza. Bisogna considerare anche la densità di fornitori di prestazioni e la frequenza delle consultazioni mediche per assicurato. Il Ticino è al primo posto in Svizzera a livello di numero di consultazioni presso medici di base e al secondo posto per i contatti con specialisti – solo a Ginevra se ne fanno di più». 

Il motivo? 

«È una questione di abitudini. Una soluzione per diminuire i costi sono i modelli di cure integrate. Oltre Gottardo sono diffuse da tempo le pratiche di medicina integrata, dove il medico di famiglia consiglia e orienta i pazienti, evitando così anche cure superflue. È dimostrato che questo può ridurre i costi delle prestazioni del 20-30 per cento. In Ticino è approdata quest'anno la rete Medix, che è un buon passo in questo senso, ma c'è ancora molta strada da fare». 

Quindi abbiamo troppa paura delle malattie? 

«Sicuramente c’è un fattore culturale. Indirizzare meglio i pazienti, per esempio tramite queste reti di cure integrate, aiuterebbe a contenere i costi mantenendo la qualità delle cure. Poi c'è una questione di offerta sanitaria. In Ticino il numero dei posti letto ospedalieri abitante è il terzo più alto in Svizzera, la densità di farmacie il doppio rispetto alla media Svizzera.  In Ticino le spese per singole voci aumentando ad un ritmo molto superiore rispetto al resto della Svizzera. Pensiamo che nel 2018 le spese per la fisioterapia sono aumentate del 10,7 %, contro 5,5 % a livello svizzero». 

Per la legge domanda-offerta, questo dovrebbe diminuire i costi. 

«Non vale per il settore sanitario, dove ci sono tariffari regolamentati. Invece, studi accademici dicono che con l'aumentare dell'offerta sanitaria aumenta anche il consumo. Il Ticino ne è la prova».

Diminuire l'offerta sanitaria, andare meno dal medico. Rischiano di essere consigli impopolari, di questi tempi. 

«La qualità delle cure non va messa in discussione. Siamo per avere un’offerta adeguata e un buon livello di cure. Ma ciò non significa che non ci siano dei margini e dei settori su cui intervenire, per esempio evitando la sovramedicalizzazione o ottimizzando la pianificazione ospedaliera». 

Il consigliere De Rosa ha puntato il dito contro le lobby, a Berna, che ostacolerebbero le iniziative ticinesi. Contro di voi insomma. 

«Le iniziative ticinesi a nostro avviso non affrontano il vero problema, che è l’aumento dei costi. Occorre a nostro avviso trovare soluzioni con i cantoni e i partner tariffali per diminuire i costi».

Un ping-pong di responsabilità. 

«A livello federale sono in discussione riforme secondo noi più efficaci, come il progetto EFAS, il finanziamento uniforme delle cure ambulatoriali e stazionarie, che avrebbero un impatto più importante permettendo di risparmiare 2-3 miliardi all'anno». 

C'è chi vi accusa anche di avere "guadagnato" con il Covid. 

«Questo è tutto da vedere. Se sono stati risparmiati dei soldi, questi rimangono nel sistema e andranno a beneficio degli assicurati. Ma non è detto che il Covid abbia generato un effetto-risparmio. A livello svizzero c’è stata una stagnazione delle fatturazioni nel primo semestre 2020 rispetto al 2019. In Ticino una diminuzione. In Ticino le fatturazioni in particolare nel settore ospedaliero nel primo semestre sono slittate di mesi, senza contare la corsa al recupero delle prestazioni rimandate dopo il lockdown. Si potrà fare un bilancio solo a inizio del 2021».

Il Covid ha colpito duramente il Ticino. Ma i premi non ne hanno tenuto conto. 

«I premi sono calcolati sulla base delle regole in vigore. In quest’anno particolare curafutura ha però chiesto all’UFSP di flessibilizzare il processo dei premi, per permettere agli assicuratori di tenere i premi più bassi. Per quanto concerne il Ticino, l’UFSP ha al contrario in diversi casi introdotto degli aumenti superiori a quelli proposti dalle casse malati. Resta il fatto che, per legge, finché non riusciamo a diminuire i costi, i premi non potranno scendere». 

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