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18.09.20 - 06:000
Aggiornamento : 08:02

«Basta un piccolo raffreddore e i nostri figli devono stare a casa»

Misure anti Covid-19. C'è malumore tra i genitori degli allievi di scuola elementare e dell'infanzia.

Il DSS: «I pediatri stanno lavorando per rendere più precisa la descrizione dei sintomi». Lo specialista Paolo Peduzzi: «Il virus ha spiazzato tutti. Medici compresi. Questo non è un anno come gli altri».

BELLINZONA - Bambini a casa da scuola per un piccolo raffreddore o per pochi colpi di tosse. Ai tempi del Covid-19 quello che in passato veniva tranquillamente tollerato, non può essere accettato. A sancirlo sono le direttive emanate recentemente dal Dipartimento dell’educazione (DECS). Indicazioni su cui insegnanti e direzioni scolastiche sono intransigenti. Generando, tuttavia, un certo malumore tra i genitori. 

Il naso che cola – «Mia figlia ha cinque anni – racconta una donna del Locarnese –. È stata lasciata a casa dall’asilo perché ha il naso che cola. Una cosa banalissima. Lo trovo esagerato. In questo preciso momento storico, se la scuola dice che tua figlia deve stare a casa, non la puoi affidare nemmeno alla mamma diurna. Paradossalmente mi sono ritrovata a dovere portare la bimba in ufficio. Il pediatra non ti fa alcun certificato medico per un minuscolo raffreddore stagionale. Non posso dire al mio capo che devo stare a casa perché mia figlia è ammalata». 

Leggermente raffreddati – Più o meno la stessa situazione si verifica in una famiglia del Bellinzonese. «Abbiamo due figli che vanno alle elementari – spiega un papà –. Stanno bene. Hanno solo un po’ di raffreddore perché sono andati a fare il bagno al fiume di recente. In condizioni normali li avremmo mandati sicuramente a scuola, non hanno febbre, non hanno influenza. Eppure ci è stato detto che devono restare a casa finché non avranno più sintomi». 

L'autunno è un'incognita enorme – Quanto sta accadendo nel corso delle prime settimane del nuovo anno scolastico sta mettendo in evidenza un problema non da poco. Cosa accadrà ad autunno inoltrato, quando ci sarà il periodo dell’influenza classica e quando la maggior parte dei bambini, come sempre in quei mesi, avrà sintomi riconducibili a raffreddore o tosse? Al momento sui bambini si effettuano pochi tamponi. Non vi è dunque ancora una chiave per definire se determinati sintomi possano essere connessi al Covid-19.

Massima attenzione – Sulla questione, Tio/20Minuti ha interpellato l’Ufficio del medico cantonale. «Il tema dell’influenza stagionale in arrivo – ci illustrano – ha da tempo tutta l’attenzione del nostro Ufficio e del Gruppo di coordinamento Covid-19. Ci stiamo occupando attualmente di seguire l’evoluzione della situazione epidemiologica in Ticino». 

Pediatri al lavoro – Si tratta di una questione che evidentemente non riguarda solo la Svizzera italiana. «Per quanto concerne il tema dei bambini sintomatici, la Società svizzera di pediatria sta affrontando la questione con lo scopo di rendere più precisa la descrizione dei sintomi».

Tutti spiazzati – Paolo Peduzzi, noto pediatra, non ha più voglia di fare previsioni. «Il semplice naso che cola attualmente è un buon motivo per tenere il bimbo a casa – sostiene –. Questo allo stato attuale delle cose. Dobbiamo renderci conto che il Covid ha spiazzato tutti. Noi medici per primi. Gli infettivologi un giorno dicono "bianco", un giorno "nero". Stiamo imparando piano piano a conoscere il Covid, e non è facile. Questo non è un anno come gli altri, inutile fare polemiche. Trovo che il DECS abbia fatto bene a ripartire con la scuola nella maniera più normale possibile. I docenti stanno adattando le direttive alle rispettive realtà».

Una convivenza da costruire giorno per giorno – Secondo Peduzzi non ha senso, per le famiglie, già oggi chiedersi cosa accadrà in inverno. «Vedo che i genitori non sanno bene come comportarsi. Ma questa sensazione di smarrimento ce l’ha anche chi deve prendere decisioni. Oggi in Ticino abbiamo meno paura del Covid rispetto a primavera. Ma non possiamo semplicemente fregarcene e pensare che tutto sia finito. Non lo può fare nemmeno la scuola. La convivenza col virus si costruisce, tutti insieme, giorno per giorno».

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