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LUMINO
11.09.20 - 08:000
Aggiornamento : 16:23

Il sequel del caso Lumino's

Luigi Girardi sporge denuncia alla Procura italiana per il fermo subito sette anni fa

L'ex direttore del locale a luci rosse contesta il trattamento da parte degli agenti. In una registrazione sbloccata di recente si sente un commissario dire: «Io ti ammazzo, ti sparo»

LUMINO - Fu, per usare un ossimoro, un fermo movimentato. Ma soprattutto un blitz di polizia che ha dato origine a una sfilza di tensioni e denunce. Un caso che torna attuale. Da un paio di mesi la persona che venne fermata, Luigi Girardi, ha ottenuto dalla magistratura, dopo numerose richieste e dinieghi, lo sblocco di una registrazione finita sotto sequestro. Si tratta dell'audio dei fatti della sera in cui gli agenti della polizia cantonale misero i sigilli al Lumino’s, il locale a luci rosse che l’italiano, oggi 55enne, dirigeva al di là del fiume Moesa. 

L’uomo che registrava tutto - Erano le 18.30 del 29 luglio 2013 e Girardi, manco a dirlo, aveva attivato "Rec" sullo smartphone quando arrivarono i poliziotti. Un sonoro lungo tre ore da cui emergono, da un lato, la resistenza di Girardi all’esecuzione dell’ordine appena intimato dal Municipio di Lumino, dall’altro le frasi dei poliziotti che hanno dato luogo alla denuncia. 

Lo scontro - Da quell’audio il suo avvocato di allora aveva trascritto la frase, «Io ti ammazzo, ti sparo», che un commissario di polizia avrebbe rivolto a Girardi. Ecco l’intero passaggio, che abbiamo potuto ascoltare dal file sbloccato: «Ascolta Luigi - alza la voce il commissario - adesso, se non la smetti di seguirmi ti metto dentro. Mettiamo le manette per impedimento di atti d’autorità al signore». «No, non mi spingere» dice Girardi. «Adesso basta. Adesso mi hai rotto le palle, Luigi. Io ti ammazzo, ti sparo» ribatte il poliziotto.

«Finché non mi sviene...» - Girardi continua a registrare ciò che accade, dopo il suo fermo, durante il viaggio a bordo dell’auto di polizia da Lumino a Lugano, dove sarà interrogato prima di essere condotto in carcere (solo lì gli sarà consentito di farsi visitare all'ospedale Civico). Tra le frasi “sopra le righe” ce n’è una, pronunciata da un poliziotto che a Girardi che si lamenta (l’audio non permette di capire quanto e se esageri i dolori “lancinanti” che sostiene di provare alla schiena) dice. «Finché non mi sviene e non mi respira più non chiamo nessuno. Va bene? Adesso andiamo in ufficio e facciamo quello che c’è da fare».

Coinvolta la Procura italiana - Lo scorso 23 maggio l’ex direttore del Lumino’s ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Como chiedendo, in relazione al fermo avvenuto la sera del 29 luglio 2013 a Lumino, la condanna di quattro agenti della Polizia cantonale per lesioni gravi, omissione di soccorso, minaccia aggravata e offese. Un italiano che denuncia a Como dei poliziotti ticinesi per fatti avvenuti fuori dall'Italia. Un denuncia, quanto meno, anomala.

«Un complotto contro di me» - Dal Ticino Girardi, che è cittadino italiano, se ne è andato con le "ossa rotte" e tanta rabbia per una condanna, che lui ritiene ingiusta, per aver fatto pressioni sul consigliere di Stato dell’epoca, Michele Barra. Pressioni al fine di ottenere la licenza edilizia per il suo postribolo.  Da allora il 55enne ha continuato la sua battaglia legale per portare alla luce le molte sfaccettature di quello che lui ritiene essere stato «un complotto politico-giudiziario orchestrato ai miei danni. Per togliermi di mezzo». Per la legge elvetica fu tuttavia colpevole.

Girardi non demorde - Alla querela presentata a maggio in Italia, il Pubblico ministero Simona De Salvo ha già risposto, trasmettendo gli atti al Procuratore generale Andrea Pagani e, per conoscenza, al Ministero della Giustizia di Roma, poiché, scrive la Pm, «i reati configurabili risultano commessi interamente a Lugano». Sul ritorno degli atti in Ticino, «dove le autorità hanno insabbiato tutto, faremo opposizione» preannuncia Girardi, che contesta il non luogo a procedere contro i poliziotti firmato nel gennaio 2017 dal predecessore di Pagani, John Noseda.

Il dolore alla schiena - Nella sua querela depositata a Como, oltre alle trascrizioni dell’audio effettuate dal suo avvocato di allora, Girardi ha allegato alcuni certificati medici quali mezzi di prova del trauma che sostiene di aver subito dal commissario durante il fermo. Tra il documento emesso all’Ospedale Civico di Lugano, il 30 luglio 2013, da un medico dell’EOC con la diagnosi di “Trauma contusivo alla colonna cervicale e Contusio capitis del 29 luglio 2013”. Verrà dichiarato guarito solo il 1. ottobre successivo. 

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