Letizia Pinoja
LOCARNO
21.08.20 - 21:380
Aggiornamento : 22.08.20 - 08:36

«Aiutiamo il "mio" Libano in ginocchio»

Classe 1996, la ticinese Letizia Pinoja ha vissuto diversi mesi nel Paese mediorientale. Il suo appello commovente.

La giovane studentessa in storia internazionale applicata raccoglierà in prima persona oggetti che serviranno per ricostruire Beirut.

LOCARNO - Era partita dal Locarnese ad agosto 2019 per imparare l'arabo. A marzo 2020 è stata tristemente rispedita in Ticino a causa del Covid-19. Letizia Pinoja, classe 1996, studentessa di storia internazionale applicata, non ha mai dimenticato il "suo" Libano. A maggior ragione dopo il disastro dello scorso 4 agosto, quando l’esplosione di un deposito di nitrato d’ammonio ha devastato Beirut. «Adesso è il momento di dare una mano al Paese che mi ha ospitato». 

Il progetto – In Libano, Letizia ha lavorato su un progetto per il miglioramento economico femminile delle donne siriane rifugiate e in favore delle donne libanesi più vulnerabili. Memore dell'importante esperienza trascorsa, si è rivolta a Ticinonline/20Minuti per dare ancora più visibilità alla sua iniziativa. E ci fornisce pure il suo indirizzo email: letizia.pinoja@gmail.com

Era la Svizzera del Medio Oriente – «Il Libano – fa notare Letizia sui social – un tempo era definito come la Svizzera del Medio Oriente. Oggi è un Paese in ginocchio. Da ottobre il Libano è destabilizzato da proteste contro una classe politica sempre più corrotta, la quale non ha fatto nulla per arginare la devastante crisi economica che logora il Paese da anni. Affiancata alla crisi economica, c’è quella umanitaria creatasi con la guerra civile siriana che ha condotto migliaia di persone a seguire le orme dei palestinesi e a cercare rifugio in Libano».

Una serie di disgrazie – La pandemia mondiale si è trasformata in un ulteriore colpo per la popolazione libanese. «Quest’ultima catastrofe non ha lasciato indifferenti i molti libanesi fuggiti all’estero, motivo per il quale mi sento in dovere di aiutare un popolo che mi ha accolta sempre a braccia aperte. Shipping up to Beirut è un’associazione no-profit che raccoglie materiale per la ricostruzione della città. Verrà spedito entro metà settembre da Marsiglia».

La lista di ciò che serve – Letizia si occuperà personalmente della raccolta di oggetti. E chiede a tutti i residenti della Svizzera italiana di rovistare nei propri ripostigli. «Servono in particolare punte cruciformi tipo Phillips 2, viti a croce, chiodi di tutte le taglie, tasselli d’ancoraggio, punte per trapanare il legno, calcestruzzo e metallo, avvitatori, levigatrici, porta-inserti (bits per avvitatori), seghetti alternatori, martelli, trapani, cacciaviti, smerigliatrici e dischi di ricambio, maschere di protezione per la polvere, maschere di protezione per il gas, guanti di protezione, caschi di protezione, occhiali di protezione, pinze, metri, laser e materiale per misurazioni, cazzuole, mastice, taglia-vetro con diamante di ricambio, casse tipo RAKO/UTZ, nastro adesivo isolanti e resistenti agli strappi, seghe elettriche, lampade da cantiere ricaricabili, silicone, bussole. Vi aspetto».

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