Emma Finley-Jacob
CANTONE
06.08.20 - 17:380

San Giorgio: svelato il mistero del rettile col supercollo

I ricercatori hanno stabilito che si trattava di un animale acquatico, ma non era un nuotatore efficiente

MENDRISIO / ZURIGO - Il tanistrofeo - il rettile dal lunghissimo collo trovato come fossile sul Monte San Giorgio, che tanto ha fatto discutere i paleontologi - era un animale acquatico: è la conclusione cui giunge un gruppo di ricercatori internazionali guidati dell'Università di Zurigo (UZH) sulla base di avanzate tecnologie informatiche.

Da 150 anni gli studiosi si interrogano sulla funzione del collo dell'animale, di dimensioni smisurate, pari a tre volte il busto, ricorda l'ateneo zurighese in un comunicato odierno. Un collo di tre metri - su una lunghezza totale di sei - che può ricordare in particolare quello di una giraffa.

Attraverso una speciale tomografia e una ricostruzione 3D è stato ora possibile constatare sul cranio della bestia, vissuta 242 milioni di anni fa, chiari segnali di vita nell'acqua. Le narici si trovano sul lato superiore del muso, simili a quelle dei coccodrilli moderni. I denti sono lunghi e ricurvi, perfettamente adattati per catturare prede scivolose come pesci e calamari.

Ma gli arti e la coda mancano di adattamenti idrodinamici visibili, il che suggerisce che l'animale, appartenente all'ordine dei protosauri, non fosse un nuotatore particolarmente efficiente. «Probabilmente cacciava nuotando lentamente in acque torbide e avvicinandosi di nascosto alla sua preda», afferma il primo autore dello studio, il paleontologo dell'UZH Stephen Spiekman. «La testa piccola e il collo molto lungo lo aiutavano a rimanere celato il più a lungo possibile».

Gli specialisti hanno anche corretto un'interpretazione precedente, concernente fossili identificati sul Monte San Giorgio. Ritrovamenti di animali più piccoli avevano fatto pensare a esemplari giovani di tanistrofeo: ora però questi sono stati identificati come una specie diversa. Secondo Spiekman le due specie strettamente imparentate si sono evolute per utilizzare diverse fonti di cibo nello stesso ambiente: «Gli animali piccoli si sono probabilmente nutriti di crostacei come i granchi, mentre i grandi cacciavano pesci e calamari».

Emma Finley-Jacob
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