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16.07.20 - 08:380

«Il Governo fa ostracismo sui ricorsi scolastici»

Il caso della decisione su una bocciatura rimasta a bagnomaria per 271 giorni. E non è il record

L'attesa ha concorso al licenziamento della studentessa impiegata presso uno studio estetico dentale. «Il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato si prende in media il triplo del tempo rispetto all'autorità di prima istanza» afferma il legale Alberto Zoppi

BELLINZONA - Consola sapere che tra gli illustri bocciati c’è anche un genio come Albert Einstein? Non molto. Soprattutto se per avere una decisione su un ricorso in materia scolastica si debbono attendere anche 271 giorni. Talvolta di più.

Il tema è caldo come il mese, luglio, in cui generalmente gli studenti cercano di ribaltare i presunti torti subiti in pagella. L’impresa è spesso ardua perché «il docente gode del principio dell’insindacabilità della nota» ammette il MLaw Alberto Zoppi, titolare dello Studio di consulenza legale Zoppi-Agustoni, specializzato in questo ambito. «Ma se si dimostra l’arbitrio - aggiunge - la faccenda può cambiare».

L'attesa o la resa - L’ostacolo maggiore, contro cui poco si può fare, sono tuttavia i tempi d’attesa del giudizio. Non tanto nelle decisioni in prima istanza, prese dalle stesse direzioni scolastiche, per le quali occorre pazientare in media solo 18 giorni. Il deserto dei tartari si spalanca al grado seguente, qualora lo studente decidesse di ricorrere al Consiglio di Stato. I tempi allora si allungano come dimostra il caso del ricorso di una signora contro il mancato ottenimento dell’attestato federale di capacità di Assistente dentale AFC.

Il caso - Non una ragazzina, ma una giovane italiana trasferitasi in Ticino dopo l’assunzione in uno studio estetico dentale. Tuttavia la posa di placche per lo sbiancamento deve essere preceduta dalla pulizia dei denti e allora il datore di lavoro, per non dover mandare le clienti da un’igienista, richiede alla dipendente il diploma di assistente di profilassi. Ma per poter accedere al corso, è necessario essere in possesso di un attestato federale in Assistente dentale.  Le viene quindi proposto di conseguire dapprima l’AFC, per poi un domani iscriversi al corso di profilassi dentaria. 

L'iter ricorsuale - Per la donna è l’inizio di un incubo. Ma questo dopo. Grazie al fatto che per quasi dieci anni è stata assistente dentale, con diplomata, presso studi dentistici italiani viene infatti ammessa solo a una parte dei corsi per Assistente dentale presso il Centro professionale sociosanitario di Lugano. Ma poi viene bocciata agli esami. Sostiene di aver subito mobbing e contesta, tra le altre cose, il mancato accesso ai verbali d’esame. Il 10 luglio 2019 interpone ricorso alla Divisione della formazione professionale, che però boccia l’istanza. È il 23 settembre e l’11 ottobre seguente la donna chiama in causa il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato. Nel frattempo anche la Sezione socio-sanitaria sembra metterci del suo, chiedendo una proroga di 30 giorni per inoltrare le proprie osservazioni al ricorso. Ma il termine non viene rispettato e la risposta della Sezione, tardiva, viene stralciata dagli atti.

Bocciata e licenziata - Tuttavia a esasperare la donna è soprattutto la tempistica del Consiglio di Stato, che proprio pochi giorni fa - l’8 luglio - decide di respingere il ricorso. Sono trascorsi 271 giorni: «Nel frattempo - commenta il legale della giovane - la mia cliente è stata licenziata perché non aveva superato l’esame. Non è che volevamo dal Governo una decisione per forza favorevole, ma almeno una decisione per capire cosa fare. Perché trascinare volutamente i tempi?». Oltre al danno, la donna lamenta anche la beffa. Nella propria decisione il Governo ammette che la Sezione ha sbagliato a impedirle di farsi accompagnare da un legale all’incontro con i periti d’esame: «Non è un modo di procedere che può essere condiviso», «nondimeno il suddetto aspetto non è tale da inficiare la validità e la correttezza della decisione». Ma soprattutto, e qui sta la contestazione maggiore, il Consiglio di Stato decide di tener conto delle considerazioni della Sezione pur stralciate dagli atti: «Per evidenti ragioni di economia processuale» scrive. Insomma per non dovere rifare, durante l’accertamento dei fatti, le domande alla Sezione. Per velocizzare i tempi, si fa per dire.

Il Governo ci mette il triplo - Non si tratta di un caso isolato, interviene ancora Zoppi, «il Servizio dei ricorsi si prende in media il triplo del tempo, 57 giorni, rispetto all’autorità di prima istanza. Ma ho avuto anche attese di 341 giorni. Lo ritengo un comportamento poco collaborativo, poco trasparente ed ostracista». Abbiamo chiesto al Servizio dei ricorsi il motivo delle presunte lungaggini. Senza esito.

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