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«Oltre 450 persone in isolamento in Ticino»

Il DSS fa il punto della situazione sull'evoluzione epidemiologica in Ticino del Covid-19

Sotto osservazione anche una colonia estiva di ragazzi, che non è formalmente ancora in quarantena. Un adulto, infatti, ha presentato sintomi altamente sospetti

Quali sono i risultati dello studio sierologico condotto dall’Ufficio del medico cantonale in merito alla pandemia di coronavirus? E qual è il punto sull’evoluzione epidemiologica del coronavirus in Ticino?

Per rispondere a queste domande sono presenti, dall'aula del Gran Consiglio al Palazzo delle Orsoline di Bellinzona, il Direttore del DSS Raffaele De Rosa, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il capo Servizio di promozione e valutazione sanitaria, Martine Bouvier Gallacchi.

 

 

14:41

A cosa servono gli appelli se non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire? De Rosa: «L'arrivo dell'estate e la fine delle scuole, oltre ai "doppi zero" ripetuti, hanno fatto abbassare la guardia non solo tra i giovani. Non dobbiamo smettere di richiamare il senso di responsabilità anche in questi cittadini. Bisogna ricordare loro quanto è stato difficile il periodo della fase acuta e gli insegnamenti appresi in questo periodo. Dobbiamo fare in modo di non far ripartire la malattia». 

14:39

Quanto è sotto pressione il sistema del contact tracing? Merlani: «Abbiamo dovuto attivare decine di persone in poche ore con il caso del locale del Bellinzonese. Di solito, in questo periodo, ne bastano un paio. Per questo il tempismo è cruciale e ringrazio la Polizia per il lavoro svolto. Sono state formate nuove persone per seguire meglio la questione da vicino. Faremo tutto il possibile fino a che riusciremo a farlo».  

14:33

Merlani, sui recenti casi in Ticino: «Anche se i numeri sono abbastanza grossi, riusciamo a identificare focolaio e contatti. Per le reclute sono tre sono i casi accertati». De Rosa: «Gli ultimi casi o sono importati dall'estero o riguardano giovani e sono legati al tempo libero e la vita notturna. Per questo occorre monitorare e adottare altri provvedimenti, come quelli adottati venerdì. Non si esclude nulla a priori. Tutto può cambiare da un momento all'altro». Merlani: «Sappiamo che c'è un giovane positivo che, entrando in un locale notturno, ha rischiato di infettare molte altre persone. Siamo in attesa dei test, ma abbiamo ritrovato degli asintomatici per cui è valsa la pena mettere in quarantena tutte quelle persone. Sui treni, se tutti si proteggono, possiamo evitare di sollecitare ulteriormente il contact tracing». 

14:25

Questo uno su dieci è in linea con quanto ci si aspettava? Merlani: «Nessuno sperava di essere vicino al 60% che è l'immunità di gregge che ci si attende. In ogni caso il dato è vicino a quello che personalmente avevo ipotizzato». De Rosa: «Siamo ben lontani dall'immunità di gregge evidentemente. Ed è chiaro che anche i giovani, come abbiamo visto, sono vettori della trasmissione della malattia». Gallacchi: «L'unico Paese che produce dei dati senza che vi siano state delle misure decise dalle Autorità per abbassare la curva epidemiologica (che hanno rallentato l'immunità di gregge) è la Svezia. Ma sono anche loro ben lontani dal 60%. Scelte politiche che se si guarda alla mortalità sono state però decisive».  

14:20

Sulla colonia, quante le persone coinvolte? E sui risultati del test (tolta la fascia dei 5 anni) si contraddice il fatto che i giovani siano meno attaccabili dal virus. A rispondere è Merlani: «Sulla colonia i dati esatti non ci sono. Se si tratta di un caso confermato valuteremo come procedere. Si tratta in ogni caso di personale logistico»». Sul test «I bambini analizzati su un campione di 1500 erano pochi, circa una cinquantina. In ogni caso fino ai 10 anni la prevalenza sembra essere del 6%, ma non posso dare una cifra veramente affidabile visto il campione esiguo».  

14:17

E il momento delle domande dei giornalisti

14:16

De Rosa: «Vorrei ringraziare i medici che hanno condotto lo studio, chi ci ha fornito gratuitamente i test, ma anche chi vi ha partecipato. Solo grazie a questa partecipazione potremo comprendere caratteristiche ancora sconosciute alla comunità scientifica».

14:14

Merlani: «I prossimi passi? Questa è la prima fase dello studio. Abbiamo una prima idea, ma vogliamo seguire l'evoluzione e ritestare tutto il campione tra tre mesi per vedere se altri hanno sviluppato anticorpi. O per vedere se altri entrano in contatto con il virus nel frattempo. Ma anche per vedere se qualcuno che gli anticorpi li aveva ora non li ha più». 

14:12

Merlani: «Il primo dato interessante da questa analisi è che su 340 mila abitanti abbiamo più di 30mila persone entrate a contatto con i virus e che hanno probabilmente sviluppato gli anticorpi. Noi ne conosciamo finora 3'551, ma nella fase di picco venivano testate le situazioni più gravi. Delle persone infettate circa 1'000 sono state ricoverate in ospedale e circa 350 i decessi. Si può quasi tirare fuori una regola: uno su 10 è entrato in contatto con il virus. tra questi uno su 10  ha avuto un decorso grave, e uno su 10, ancora, è morto». 

14:09

Gallacchi: «Sappiamo che ci sono persone che non sviluppano anticorpi. Sappiamo che tra chi ricorda di avere avuto sintomi compatibili è risultato positivo il 16% del campione, tra gli asintomatici il 4,5%. Tra i sintomi compatibili, ma con lo striscio negativo è risultato positivo al sierologico il 23,5%».

14:03

Gallacchi: «Statisticamente non c'è differenza tra uomo e donna. Per quanto riguarda l'età, vediamo che, a parte per i bambini, per gli altri c'è più o meno c'è lo stesso grado di esposizione al virus. Questo può voler dire che tutti hanno seguito le raccomandazioni del CF»

14:02

Gallacchi: «87 persone sono risultate positive sul totale. Quindi l'8,9% che si può approssimare a 9%. A Ginevra (altro cantone colpito dal covid) arrivano a una persona su 10. Quindi più o meno sulla stessa linea».

14:00
13:59

Gallacchi: «Dei 1500 interpellati, l'83,4 dei ticinesi ha risposto all'invito. Alcuni, pochi, non hanno partecipato per difficoltà motorie e qualcuno ha un indirizzo in Ticino, ma vive all'estero. Quindi eccellente risposta da parte della popolazione. Abbiamo raccolto 929 dati e test de quali ne abbiamo duvuti escludere due in quanto non risiedevano in Ticino». 

13:57

Gallacchi: «Gli anticorpi che abbiamo ricercato tramite il test Elisa sono quelli che, in teoria, dovrebbero avere anche l'effetto protettivo. Abbiamo prelevato una goccia di sangue, mescolata con il reattivo, e dopo 15 minuti si può già leggere il risultato. A chi ha effettuato il test è stato spiegato come interpretare il risultato. Un test anticorpale negativo non vuol dire che non ci sia stata infezione. Potrebbe essere stato effettuato troppo presto o può non essere stato performante il test. Lo stesso vale per il test positivo. Non dà nessuna indicazione sull'infettività della persona. Attualmente questi test sierologici non sono ancora riconosciuti come test diagnostico. Per quello resta valido lo "striscio"». 

13:53

Gallacchi: «Prima di sviluppare dei sintomi, si inizia a riscontrare la presenza del virus nel tratto respiratorio. Il virus scompare entro una settimana/10 giorni. È durante questo periodo che il test tramite striscio deve essere fatto. Se viene fatto troppo presto non si trova nulla, se viene fatto troppo tardi si trovano semplicemente dei residui di materiale genetico del virus, ma senza certezze».

13:51

Gallacchi: «Lo studio è stato condotto dal 16 maggio al 22 giugno. 5 settimane di test. È andato molto bene. Abbiamo già dei dati che possono avere un valore per tutta la popolazione ticinese. Lo studio comprende persone dai 5 anni. Abbiamo effettuato un test sierologico per vedere se chi ha contratto il virus, anche se asintomatico, avesse sviluppato anticorpi». 

13:48

Merlani: «Oltre al caso del locale del Bellinzonese, che ha generato tante quarantene, c'è un altro focolaio chiaro in Ticino con alcuni casi risultati positivi. Abbiamo la situazione sotto controllo. I giovani molto mobili, porteranno con sé una serie di contact tracing con numeri importanti di persone poste in quarantena. C'è stata una colonia estiva di ragazzi, che non è formalmente ancora in quarantena. Un adulto non in contatto diretto con i ragazzini ha presentato sintomi altamente sospetti. Siamo in attesa del risultato dei test. E poi c'è l'episodio del ragazzo di una squadra di calcio, ma anche qui la situazione è sotto controllo».

13:44

Merlani: «Molti aspetti sono ancora in fase di ricerca. Specie riguardo al valore protettivo degli anticorpi e riguardo la durata della risposta immunitaria. Si cerca anche di capire come si sia diffuso il virus e con quale impatto». 

13:43

Merlani: «Per questi nuovi casi c'è stato un lavoro importante di contact tracing. Tante le persone messe in isolamento (sopra i 450 casi attualmente)».

13:41

Merlani: «Dopo un mese di Maggio e quello di Giugno, con tante giornate a "doppio zero", qualcosa è tornato a muoversi. Oggi non abbiamo più nessuno ricoverato in ospedale. L'ultimo caso ricoverato era covid positivo ma era ricoverato per altra patologia (e per questo è stato tolto dai dati che quotidianamente forniamo). Da inizio Maggio la curva inizia a calare. L'ultima settimana tuttavia c'è stato movimento, e quindi il trend è chiaramente di nuovo a salire. Si tratta di cifre piccole, ma che comunque vanno tenute sotto controllo».

13:39

De Rosa: «Siamo riusciti a superare la prima fase dell'epidemia. Ora si va avanti. Anche se per 29 Paesi, ancora vige l'obbligo, al rientro in Svizzera, di annunciarsi alla Hotline cantonale. Per chi parte all'estero è fondamentale informarsi tramite i consigli di viaggio del Dipartimento federale degli affari esteri».

13:37

De Rosa: «Sono interessanti e significativi i risultati dello studio compiuto in Ticino. Ciò permette di contribuire alla conoscenza, su scala mondiale, di questo virus. Un virus che porta con sé non solo un'elevata carica virale, ma tanti interrogativi ai quali la scienza sta cercando di dare risposta».

11:07
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