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09.07.20 - 06:300
Aggiornamento : 10:49

È presto per fallire di Covid

Fallimenti in calo rispetto all'anno scorso, in Ticino. La ristorazione stringe i denti. Suter: «Aspettiamo l'inverno»

LUGANO - Forse è solo uno sprint finale. O una crisi a scoppio ritardato. Fatto sta che in Ticino non è ancora tempo per fallire di Covid. Lo dicono i numeri degli Uffici fallimenti, che hanno registrato un calo delle procedure di oltre un terzo rispetto a un anno fa.  

Merito della stagione estiva? Del de-confinamento? Di sicuro, gli esercenti del turismo e della ristorazione stanno stringendo i denti, con l'obiettivo «di incamerare i massimi profitti in questi mesi estivi» osserva il presidente di Gastro Ticino Massimo Suter. «Per un bilancio bisognerà aspettare i prossimi mesi». 

Eppure un primo - moderato - sospiro di sollievo le statistiche lo consentono. Da aprile a oggi, le serrande abbassate nel nostro Cantone sono state 171, fanno sapere dalla Divisione Giustizia. Niente boom, anzi: il dato è inferiore del 34 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Possibile? Dopo il blocco dei fallimenti a marzo, ci si attendeva un aumento delle chiusure. In particolare nella Svizzera italiana, da sempre in testa alle classifiche dei fallimenti. Ma proprio il lockdown ha determinato una frenata, secondo il responsabile dell'Ufficio fallimenti di Lugano Sergio Bottegal. «L’effetto dell’onda pandemica si stima che si paleserà su un arco di tempo ben maggiore, e oltre l’anno in corso».

Se lo tsunami ci sarà o meno, dipende anche dalla Confederazione. È notizia di settimana scorsa il prolungamento dell'orario ridotto da 12 a 18 mesi, a partire da settembre. «È chiaro che al momento tante aziende, in particolare nella ristorazione non turistica, stanno tenendo duro cercando di arrivare a fine stagione» sottolinea Suter. «Degli aiuti supplementari sono sicuramente benvenuti».

A farsi avanti per primo, nei giorni scorsi, è stato il settore alberghiero. Hotelleriesuisse ha chiesto che gli alberghi colpiti dalla crisi siano esonerati dal restituire i crediti Covid. «La misura è sul tavolo e, applicata in toto o in parte, potrebbe essere salvifica per molte aziende a rischio» conclude il direttore di GastroTicino. «La stagione estiva promette bene, è vero. Ma fuori dalle località più turistiche la situazione è ancora critica. In particolare la chiusura di molti uffici e il tele-lavoro penalizzano una certa fascia di esercenti». Molti di questi potrebbero non arrivare alla fine della stagione. 

Nuove aziende in calo: 

Una frenata non da poco si nota però anche nella creazione di nuove aziende: tra aprile e giugno nel nostro Cantone ne sono nate 425, ben 112 in meno (il 22 per cento) rispetto a un anno fa. Lo dice uno studio della società di consulenze Crif, che ha messo a confronto le iscrizioni a registro di commercio nei vari cantoni. Il Ticino è maglia nera, seguito da Ginevra (- 21 per cento), Vaud (-18 per cento, che resta però il terzo cantone dopo Zurigo e Berna) e Neuchâtel (- 15,3 per cento). Si tratta, fa notare lo studio, delle zone dove l'epidemia ha colpito più duro. Nel secondo trimestre, comunque, a livello svizzero le nuove imprese sono aumentate, dello 0,5 per cento. 

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