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CANTONE
24.06.20 - 06:410
Aggiornamento : 10:13

Losanna sconfessa il Cantone: «Rinnovategli il permesso, qui ha una figlia»

Un bosniaco, cui era stata negata la dimora per essere finito in assistenza, ottiene ragione dal Tf

Il direttore di SOS Mario Amato esprime timori per quei lavoratori stranieri che dovessero dipendere dagli aiuti sociali a causa di una crisi occupazionale post Covid: «I casi negli ultimi anni sono aumentati e oggi c'è preoccupazione»

BELLINZONA - L’esistenza di una figlia (svizzera) può contare più dell’aver dipeso dall’aiuto sociale. In altre parole, talvolta, possono valere più gli affetti dei soldi. Lo scorso 8 giugno il Tribunale federale, fatto abbastanza inconsueto, ha dato torto alla Sezione della popolazione che aveva revocato il permesso di dimora a un 35enne cittadino bosniaco. 

Il provvedimento di revoca, confermato nel 2017 dal Consiglio di Stato e in seguito anche dal Tribunale amministrativo, si fondava essenzialmente sul fatto che per un periodo di due anni (dal 2014 al 2016) questo cittadino straniero avesse beneficiato dell’aiuto sociale per complessivi 70mila franchi. Perciò alla fine di quell’anno l’autorità cantonale ticinese aveva deciso di non rinnovargli l’autorizzazione di dimora annuale (permesso B) che gli era stata concessa una prima volta nel 2012. Di fatto l’uomo viveva in Svizzera dal 1995, dove era giunto all’età di 10 anni coi i suoi familiari intenzionati a chiedere asilo. 

Ma la permanenza di lunga durata in Ticino non è stata per il Cantone motivo sufficiente perché potesse continuare a restarci. Neppure, per Bellinzona, ha pesato il fatto che l’uomo nel 2011 è diventato padre di una bambina, di cittadinanza svizzera, che oggi ha 9 anni e vive con la mamma. 

Del tutto diversa la ponderazione degli interessi in gioco da parte dei giudici di Losanna che hanno rimandato la causa alla Sezione della popolazione affinché rilasci l’autorizzazione di soggiorno al 35enne. Due gli argomenti decisivi, come ricorda Mario Amato, direttore di SOS Ticino, che come giurista ha seguito il caso. «Certo il giudice ha tenuto conto del fatto che l’uomo ha una figlia cittadina svizzera, ma più che il cuore per il Tribunale federale è stato decisivo il fatto che in questi anni il ricorrente si è dato da fare per trovare un impiego». Peraltro la stessa dipendenza dall’aiuto sociale coincideva, come evidenziato dallo stesso Tf, con un periodo di inabilità al lavoro.

«Non ho termini di paragone con altri Cantoni, ma buona parte delle decisioni di revoca o mancato rinnovo di permessi prese dall’Ufficio della migrazione sono riconducibili alla dipendenza dall’assistenza» rileva il direttore di Soccorso Operaio. «È abbastanza raro - continua Amato - che il Tf decida altrimenti. Anche perché la libera circolazione delle persone ha disposizioni che si orientano a favore di coloro che possono essere ritenuti lavoratori». La crisi economica originata dal Covid potrebbe accrescere queste revoche di permesso, con il dramma anche dei distacchi familiari: «I casi negli ultimi anni sono aumentati e sicuramente c’è preoccupazione. Bisognerà vedere cosa succederà alle aziende nei prossimi mesi e soprattutto il prossimo anno, terminata la fase di lavoro ridotto».

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