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CHIASSO
23.06.20 - 06:350
Aggiornamento : 12:21

«Ho passato mesi d'inferno»

Parla il 51enne del Mendrisiotto vittima di un ricatto a sfondo sessuale. E nega di avere abusato di minori

Una storia di 'ndrangheta, minacce, sesso a pagamento. E collegamenti inquietanti con il Ticino. L'intervista di tio.ch/20minuti

CHIASSO - Ricattato. «Venivano sotto casa mia». Minacciato. «Mi chiamavano a ogni ora, giorno e notte». E infine indagato. È un vero e proprio incubo, quello iniziato nella primavera 2018 per un 51enne di Morbio Superiore. Una vicenda che sembrava conclusa, e invece è tornata a galla settimana scorsa con un'inchiesta della Magistratura italiana. 

Il ricatto e il clan - La Procura di Milano ha ordinato l'arresto di 20 presunti affiliati alla 'ndrangheta in provincia di Monza. Tra le carte dell'indagine il nome del 51enne ticinese compare più volte: l'uomo - come riferito due settimane fa - si sarebbe rivolto ai clan per far cessare un ricatto a sfondo sessuale, da parte di una gang di giovani brianzoli. Secondo gli inquirenti, il ticinese avrebbe "comprato" il silenzio della gang su alcune prestazioni sessuali a pagamento con ragazzi (forse minorenni). Poi avrebbe ingaggiato due membri della cosca calabrese dei Cristallo per farsi restituire i soldi, con le maniere forti. 

«Io vittima, non carnefice» - «Ho passato mesi d'inferno» racconta l'uomo al telefono con tio.ch/20minuti. «Non immaginavo con chi avevo a che fare». Il 51enne risulta indagato per concorso in estorsione (ai danni della gang) ma tiene a precisare che «in questa faccenda io sono una vittima, non il carnefice».

Giovani «come tanti» - I "carnefici", afferma il 51enne, sarebbero invece quattro giovani, che l'uomo avrebbe conosciuto nell'ambito di alcune manifestazioni sportive oltre confine. «Niente a che vedere con storie torbide o a sfondo sessuale». Ne sarebbe nata una frequentazione «amichevole», degenerata però con il tempo in una serie di richieste di denaro. «Sembravano giovani come tanti. Invece avevano visto in me, probabilmente, una persona abbiente, lo svizzero a cui spillare soldi».

«Mi chiamavano a ogni ora» - Le richieste sarebbero iniziate con dei pretesti - «dicevano di essere minacciati da altre persone, di avere bisogno urgente di denaro» - per passare poi alle minacce esplicite ed insistenti. «Mi chiamavano a qualsiasi ora. Neanche in Ticino ero al sicuro: sono arrivati a presentarsi sotto casa mia, più volte. Ho ceduto pensando che avrebbero smesso, e invece no». 

L'uomo del clan - Qui entra in gioco la 'ndrangheta. Esasperato e impaurito, per difendersi dalla "gang" il 51enne si rivolge a due agenti di sicurezza italiani. Non sapeva - giura - che uno dei due era affiliato alla cosca calabrese dei Cristallo. «Erano persone di fiducia, che avevo conosciuto nell'ambito della mia professione. Uno dei due, in particolare, lo conoscevo come un valido professionista. Non immaginavo che cosa ci fosse dietro. Quando ho saputo dell'inchiesta dai giornali, sono rimasto di stucco. La cosa mi spaventa». 

La contro-estorsione - Il ticinese smentisce di avere innescato una "contro-estorsione" ai danni della gang. «Non volevo indietro i soldi. Volevo solo che la smettessero di importunarmi. Non ho rivisto un franco e non so che fine abbia fatto, quel denaro». Una versione divergente da quella dei magistrati italiani: in base alle intercettazioni, i due securini avrebbero restituito al 51enne 28mila euro, trattenendo per sé una percentuale. 

Vie legali - Gli avvocati del 51enne sono al lavoro per chiarire la sua posizione con la Magistratura d'oltre confine. «Stiamo valutando di sporgere una denuncia penale nei confronti dei quattro estorsori» spiega il legale Stefano Ferrari. «Il mio assistito è a disposizione degli inquirenti e non ha nulla da nascondere». 

Ricattati due sacerdoti - Quel che è certo, è che il quartetto non sarebbe nuovo a ricatti simili. Alcuni dei giovani membri della gang sono finiti dietro le sbarre a gennaio scorso, oltre confine: l'accusa è di avere organizzato estorsioni - sempre a sfondo sessuale - ai danni di diverse persone, in Brianza e in provincia di Bergamo. Tra le vittime anche due sacerdoti. 

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