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CANTONE
18.06.20 - 06:000
Aggiornamento : 09:55

Quelli che lavorano, ma non sono competenti

Due aziende su dieci sostengono che i propri dipendenti non siano adeguatamente formati

Sono i primi risultati di un'indagine condotta dalla SUPSI e dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS)

LUGANO - In generale, le aziende ticinesi sono piuttosto soddisfatte delle competenze dei propri lavoratori.

Tuttavia, 2 aziende su 10 ritengono inadeguate le competenze di alcuni dei loro dipendenti. Questa cifra aumenta in molti settori dell’economia ticinese, nei quali le imprese hanno dichiarato che almeno la metà dei lavoratori non è in grado di svolgere adeguatamente le proprie mansioni.

Si tratta dei primi risultati dell’indagine su 1'836 imprese ticinesi condotta dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) della SUPSI e dalla Divisione della formazione professionale (DFP) del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), nell’ambito del progetto chiamato Interreg SkillMatch-Insubria. 

I dipendenti - Le principali criticità sono state rilevate nelle grandi aziende (4 su 10 trovano inadeguate le competenze di alcuni dipendenti). Lo studio sottolinea però che quest'ultime sono anche quelle «meglio strutturate per diagnosticare i bisogni formativi e fornire una formazione continua ai propri dipendenti».

In particolare, un dipendente può non avere le competenze richieste per diversi motivi. In primis, può essere poiché i suddetti lavoratori sono nuovi nel ruolo o ancora in formazione, oppure poiché hanno una formazione inadeguata. Ma anche difficoltà di reperimento e mancanza di motivazione possono essere tra le cause.

Le aziende - È invece l’adozione e l'adattamento di nuove tecnologie a essere il principale fattore che determina uno scompenso delle competenze, soprattutto nelle grandi aziende.

La formazione continua è la soluzione a cui ricorrono quasi 2/3 delle aziende ticinesi per colmare i gap, ma la dimensione resta cruciale: al crescere della grandezza di un'azienda cresce anche il numero di coloro che offrono delle opportunità di formazione ai propri dipendenti.

Gli esperti - Ornella Larenza, ricercatrice del DEASS e Capo progetto di SkillMatch-Insubria, ha spiegato in una nota che «pur essendo stata effettuata prima dell’arrivo del Covid, questa indagine fornisce fondamentali indicazioni sulle priorità delle aziende in termini di tipologie di competenze ricercate oltre che su alcune principali cause dei "mismatch"».

Furio Bednarz, Capo dell’Ufficio della formazione continua e dell’innovazione della Divisione della formazione professionale del DECS, ha invece sottolineato che «questa indagine ci aiuta a comprendere i bisogni delle aziende e dei lavoratori ed evidenzia l’importanza di servizi di supporto al matching tra domanda e offerta di lavoro e ai percorsi di professionalizzazione, come la Città dei mestieri, tanto più utili in un momento difficile come questo, che produce rischi ma anche nuove opportunità da cogliere disponendo delle necessarie competenze».

SkillMatchSurvey-Ticino ha beneficiato del patrocinio della Divisione dell’Economia (DFE), dell’Associazione Industrie Ticinesi e della Società degli impiegati del Commercio Sezione Ticino. Nel corso dell'autunno, il team di ricerca prenderà di nuovo contatto con le imprese per sondare eventuali cambiamenti introdotti dal Covid-19 sui principali risultati emersi finora.

Commenti
 
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Mark Mark 7 mesi fa su fb
Mi ricorda tanto una famosa azienda che promuove i lecca lecca e i meritocratici a pedate nel ... contenti loro, fate schifo
tazgana 7 mesi fa su tio
a si, io 20 anni di cantiere, il mio vicino muratore idem, altro amico pensa dopo un diploma di commercio ne ha fatto un altro di giardiniere (paesaggista) vado avanti.................
Fiorenza Giacomin 7 mesi fa su fb
Io credo che la maggior parte dei commenti sia frutto della mancanza di lettura dell'articolo, visto che il titolo è fuorviante. Solo due aziende su 10 sono insoddisfatte delle competenze dei propri dipendenti e le cause principali sono l'evoluzione delle tecniche e delle pratiche di lavoro che richiedono formazione continua. Niente di strano. E l'80% delle aziende è soddisfatta. Ho capito male io o è una scusa per la solita zuppa della lotta tra frontalieri e indigeni?
SosPettOso 7 mesi fa su tio
Per correttezza bisognerebbe eseguire lo stesso sondaggio rivolto alle capacità dei quadri/padroni e compilato dai dipendenti. Qua sotto un "87" parla di CCL come se fosse manna, magari uno di quelli da 3'2oo.- 6/7 x 9 ore al giorno come in agricoltura...
Remus Roguelli 7 mesi fa su fb
Allora tu hai visto uno che buttava gli scatoloni vuoti delle scarpe in un prato e ti sei fatto un idea di noi Svizzeri? lungimirante ;) Poi fammi capire, conosci tutti gli Svizzeri o ti piace generalizzare?
RemusRogue 7 mesi fa su tio
Allora tu hai visto uno che buttava gli scatoloni vuoti delle scarpe in un prato e ti sei fatto un idea di noi Svizzeri? lungimirante ;)
Luigi Simone 7 mesi fa su fb
Il primo nemico di un’azienda è un dipendente che non produce. Tenerselo in casa è come buttare soldi dalla finestra, o fai formazione o se mancano proprio le basi, licenziamento.
Mag 7 mesi fa su tio
4 su 10 trovano inadeguate le competenze di alcuni dipendenti; se proiettiamo questo in posti di lavoro su cariche politiche o para-politiche, 9 su 10 sono inadeguati!
Orso 7 mesi fa su tio
certo, perché per pagare poco assumono persone che hanno meno competenza, Questo colpa anche della pressione sui prezzi. Tantissima gente guarda solo il prezzo e non la qualità. Poi quanto vengono fuori i problemi si lamentano. Specialmente sui lavori edili. Uno bravo....si fa pagare. Quando costa troppo poco....al cliente dovrebbero venire dei dubbi.
F/A-18 7 mesi fa su tio
@Orso Al cliente che specula prenderà l’artigiano approssimativo con guai in vista, se padroncino quando hai i guai ti attacchi, chi è serio e vuole un ottimo lavoro con le dovute garanzie paga un 10/20% in più e va sul tranquillo.
tazmaniac 7 mesi fa su tio
Beh, le aziende in questione dovrebbero verificare chi viene assunto e soprattutto chi assume direi no? Perchè se le assunzioni vengono fatte dagli amici degli amici, probabilmente non sempre l'amico dell'amico è un fenomeno nel suo lavoro, anzi, spesso è proprio il contrario, ma nel "bel" Ticino, una delle tante polveri nascoste sotto il tappetino bianco è proprio questo malandazzo di assumere in nome di amicizie, partito politico e varie...
Mag 7 mesi fa su tio
@tazmaniac Ben detto!
F/A-18 7 mesi fa su tio
@tazmaniac Infatti in tanti posti di responsabilità siedono persone incompetenti ma appunto dirottate dai soliti amici di merenda.
Heinz 7 mesi fa su tio
Il problema invece è contrario: i migliori ricercatori italiani, francesi etc studiano a spese dello stato, costano fino a quando hanno finito i dottorati di ricerca centinaia di migliaia di franchi a questi paesi, poi magari fanno pure esperienza da precari sottopagati in qualche azienda. A quel punto questi si rompono le OO di essere sfruttati per mantenere dirigenti con la visione di una talpa, mandano i CV in Svizzera, UK o USA e qui i migliori vengono presi e pagati il giusto. A questo punto la svizzera ha il grosso vantaggio che sono a costo formazione zero, pronti per le necessità, può selezionare i profili che gli servono a livello europeo perchè paga bene. La competitività svizzera da sempre si basa sulla capacità di attrarre persone valide.
Filippo Di Petto 7 mesi fa su fb
Poche sono le aziende che puntano all’istruzione del personale...
Pongo 7 mesi fa su tio
l'istruzione professionale del giorno d'oggi è bla bla bla e zero pratica… tanta teoria e poca realtà.. io ho quasi 25 anni e ho fatto l'apprendistato + maturità e ho già cambiato 5 o 6 posti di lavoro, vi garantisco che in alcuni casi lavora meglio un apprendista che un laureato
Mag 7 mesi fa su tio
@Pongo Non è colpa del laureato ma di moltissime università che non sono più scuole, ma centri di addestramento dei pappagalli.
87 7 mesi fa su tio
@Pongo il problema nelle nostre scuole è che gli insegnanti non sanno insegnare! Non bisogna imparare solo le nozioni del libro, il giusto è CAPIRE come funziona un concetto. «se un mattone ha massa di 1 kg + mezzo mattone: quanto pesa un mattone?»... è un'equazione semplice, che molti pluridiplomati a cui l'ho chiesto non sono riusciti a dare risposta, ma hanno fatto esami snocciolando e ''risolvendo'' equazioni a memoria x=1+1/2x . I nostri studenti sono ''imbuti da riempire'' (.cit); esempio che calza a pennello: un imbuto che viene riempito di nozioni, e prima o poi trabocca, ma quando le nozioni non arrivano più dopo gli esami, il contenuto dell'imbuto si svuota velocemente e rimane vuoto.
Didimon 7 mesi fa su tio
Ma trovo anche che queste problematiche non sussistano usando manodopera qualificato , certo che arrivando da oltre confine (75000 lavoratori) la maggior parte senza un istruzione adeguata o solo avendo lavorato e per questo avendo fatto solo pratica senza formazione di base .... Be ... Due o tre domande me le farei . Ho tre diplomi e mi sento dire che per la posizione ricercata sono troppo competente . Tradotto in italiano comprensibile sono troppo caro .. ma ni da via il C
Paola Nelly Dellagiovanna Morandi 7 mesi fa su fb
E lo dicono pure. Vergognatevi
navy 7 mesi fa su tio
La formazione ed ancor di più la formazione continua costa. Le aziende (tante e non tutte) viaggiano senza pianificare più di tanto il loro futuro in quanto congiuntura ed economia in generis seguono dinamiche molto più complesse (pertanto più difficili da anticipare) rispetto al passato. Inoltre risulta più semplice speculare su personale oltre frontiera anziché assumere e formare apprendisti proponendo pseudo stage con valore aggiunto ZERO. Ci vogliono incentivi alle aziende serie e mazzate a quelle dei soliti furbetti. Non da ultimo va pur anche detto che la necessità o presunta tale della formazione è diventata una leva per mettere pressione sui lavoratori.
Gabriele Benini 7 mesi fa su fb
Magari assumere gente svizzera e qualificata invece che frontalieri senza manco la licenza delle medie,🤷🏼‍♂️
Milano Milano 7 mesi fa su fb
Gabriele Benini guardi che è proprio il contrario, la scuola in Italia è obbligatoria sino ai 16 anni, la vedo un po’ dura che siano senza licenzia media...😂
Giovanni Cidone 7 mesi fa su fb
Gabriele Benini 🤣🤣🤣
Giancarlo Dedola 7 mesi fa su fb
Durante il mio apprendistato avevo in classe 17 frontalieri su 23 alunni. Sono stati tutti formati come ogni cittadino svizzero, il problema è quando si assume gente non formata, cosa che fanno sia con frontalieri e non.
Zia Cin 7 mesi fa su fb
Milano Milano ma le medie non durano solo 4 anni?
Milano Milano 7 mesi fa su fb
Zia Cin in Svizzera durano 4 anni in Italia 3 perché gli anni di liceo sono 5 e non 4 come in Svizzera, la differenza è che la scuola dell’obbligo in Italia finisce a 16 anni con altri 3?anni di studio dopo le medie. In Svizzera invece d’essere invogliati a studiare i ragazzini sono nella maggior parte dei casi obbligati a non studiare per i livelli A e B
Zia Cin 7 mesi fa su fb
Milano Milano i livelli sono da eliminare. Ma che non siano invogliati a studiare per questo motivo non son d'accordo.
Milano Milano 7 mesi fa su fb
Zia Cin non possono continuare a studiare, io ho scritto “nella maggior parte dei casi sono obbligati a non studiare più” è diverso, e purtroppo è la realtà
Zia Cin 7 mesi fa su fb
Milano Milano può darsi. Non avrei mai messo le mie 3 figlie di fronte a questo "obbligo". Anche perchè, malgrado il sistema scolastico abbia delle pecche, le possibilità sono molteplici, sia come studenti che come apprendisti ( con tutte le difficoltà del caso) .
Evry 7 mesi fa su tio
Allora, gl operati da parte di operai incompetenti, penso siano anche diffettosi, ma il cmmtente li paga come ossero eseguiti a regola d'arte... complimenti.... è questa la QUALITÀ ade in CH moderna ?
albertolupo 7 mesi fa su tio
Quando si ricorre incessantemente all’inglese per esprimere concetti semplici, si sta facendo fuffa. Tornate voi sui banchi di scuola.
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