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Il primo bambino in terapia intensiva: ha 10 anni

«Situazione sotto controllo, ma non abbassiamo la guardia». I numeri fanno ben sperare, ma non mancano notizie negative.

I contagi in calo, il numero dei morti, le misure adottate nelle case anziani e nei luoghi pubblici. Alla vigilia della "Fase 2" ticinese le autorità cantonali fanno il punto sulla situazione sanitaria nella Svizzera italiana. 

In una conferenza stampa indetta venerdì alle 15.00 a Palazzo delle Orsoline il direttore del DSS Raffaele De Rosa ha fornito gli ultimi aggiornamenti sull'emergenza Covid-19 in Ticino. Assieme a lui il medico cantonale Giorgio Merlani, il capo area medica dell'EOC Paolo Ferrari e il direttore sanitario della clinica Moncucco Christian Garzoni. 

 

16:22

Paolo Ferrari precisa che sono stati poco più di 300 i bambini sottoposti a un tampone in Ticino, e di questi il 7 per cento appena ha avuto un esito positivo. «Sono stati ricoverati 6 bambini in tutto in questi mesi, per precauzione, ma senza decorsi importanti» ha spiegato Ferrari. 

16:21

Il bambino in cure intense è un caso estremo. Su 751 persone dimesse, l'1 per cento è sotto i 18 anni, spiega Merlani. «Parliamo di numeri che stanno sulle dita di una mano. Per quanto riguarda i bambini sotto i dieci anni, ne conosco solo tre che hanno avuto un decorso significativo». 

16:16

Per quanto riguarda il contact-tracing «vogliamo attivarci subito e velocemente» adesso comunque «sono troppo pochi i casi per fare delle statistiche» ha precisato Merlani.

16:11

Per quanto riguarda le case anziani, il medico cantonale sta studiando una "exit strategy". «Vogliamo iniziare a far rientrare alcune figure nelle case anziani, figure legate all'animazione e alla fisioterapia» spiega Merlani. «Il timing è un problema, visto che nelle prossime settimane con tutte le riaperture il virus circolerà di più. Ma vogliamo comunque riaprire». 

16:08

«Ci sono stati dei casi, all'inizio dell'epidemia, in cui i pazienti si sono contagiati in ospedale» spiega Ferrari. «I collaboratori che sono comunque risultati positivi sono stati lasciati a casa per 48 ore al minimo. Alcuni hanno voluto tornare presto al lavoro, con tutte le precauzioni, e questo è stato possibile. Non è stato comunque riscontrato nessun contagio da collaboratore a collaboratore». 

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Per quanto riguarda l'EOC, che ha circa 5mila collaboratori, circa 700 sono stati sottoposti a tampone, precisa Ferrari. Di questi 172 sono risultati positivi. In 118 di questi casi non si è risaliti a una fonte che fosse fuori dall'ospedale. «La maggior parte di questi era nel personale medico infermieristico, nella cucina nessuno. Chi era più a contatto con i pazienti era più a rischio». 

16:01

Per quanto riguarda il tasso di mortalità nelle cure intense, è di circa il 24 per cento. «Siamo nell'ordine dei paesi vicini» spiega Merlani.

15:59

Iniziano ora le domande dei giornalisti. Una domanda per Merlani sul bambino ricoverato in terapia intensiva. Aveva malattie pregresse? «Non mi hanno segnalato patologie particolari. Ci sembrava comunque giusto segnalarlo. Questo dimostra che neanche a stare a casa si ha una garanzia assoluta di protezione. I bambini sono infettati statisticamente dagli adulti, non avviene il contrario e neanche tra bambini. In questo caso ci sono buone evidenze che il bambino sia stato contagiato da un adulto»

15:56

Attualmente «il rischio di contagiarsi negli ospedali non è maggiore che al di fuori» rassicura Ferrari. «L'attenzione va ora ai pazienti con condizioni croniche, adesso questi pazienti devono andare in sicurezza dai propri medici a farsi controllare. Senza temere il virus. Devono farlo perché sono le persone più a rischio nel caso di una seconda ondata». 

15:55

Nell'EOC sono stati tamponati circa 700 collaboratori, di cui 172 sono risultati positivi, di cui 118 hanno contratto probabilmente il virus all'interno degli ospedali. Si tratta di circa il 2% di tutti gli operatori. «Questo dimostra che prendendo le precauzioni il rischio di contagio è minimo» spiega Ferrari. «Forse la bassa incidenza del Covid negli ospedali dimostra che il nostro personale già sapeva comportarsi bene anche prima del Covid. Adesso lo abbiamo imparato ancora di più. La diffusione di qualsiasi malattia infettiva, non solo del Covid, deve essere ridotta al minimo negli ospedali». 

15:52

Il motivo di questo "rinvio" è il fatto che diverse strutture e sale operatorie hanno dovuto essere smontate durante l'emergenza Covid per fare spazio a nuovi posti di cure intensive, spiega Ferrari. «Adesso cambia tutto. Le visite non si possono più fare con sale d'aspetto gremite di pazienti. Gli appuntamenti andranno scaglionati in modo preciso. Gli orari di convocazione saranno da osservare con rigorosità». 

15:51

Negli ultimi due mesi sono stati bloccati e rimandati circa 1400 interventi chirurgici in Ticino. «Questi interventi andranno fatti» ha spiegato Ferrari. «Questa settimana abbiamo eseguito più di 200 interventi».

15:49

«Negli ultimi due mesi ci si è occupati quasi solo di Covid ma ricordiamoci che ci sono persone con altre patologie gravi, e alcuni pazienti in questo periodo non sono venuti in ospedale per paura di prendere il virus» spiega Ferrari. 

15:48

Prende la parola Paolo Ferrari, capo area medica dell'EOC. «Ora parlerò delle attività sanitarie che sono extra-Covid. Da questa settimana abbiamo ripreso i trattamenti e le attività sanitarie che erano state fermate negli scorsi due mesi». 

15:47

Garzoni si dice «ottimista sul futuro e sul fatto che si riuscirà a contenere l'epidemia in futuro». Conclude così il suo intervento. 

15:46

La corsa di massa ai test «è comprensibile ma non serve a niente» perché, sottolinea Garzoni, «perché in questa fase le persone che hanno contratto già il virus sono comunque considerate potenzialmente infettive come altre persone». Inoltre, ricorda Garzoni, «i test non sono tutti uguali, ci sono laboratori specializzati, i test rapidi che si trovano su internet hanno per la maggior parte delle pessime performance e sono da sconsigliare». 

15:44

In Ticino è in corso un test importante sugli operatori sanitari, per quanto riguarda i test sierologici, e un altro su circa 1500 persone comuni. «Abbiamo scelto un test rapido e rappresentativo, semplice da utilizzare e con buone performance. Lo scopo è di fare una fotografia della situazione attuale. Queste persone verranno ritestate ogni 3 mesi per un anno. Questo ci dirà se ci sono persone positive che poi si riammalano, e se perdono gli anticorpi nel corso di un anno». 

15:42

Per quanto riguarda i test per la ricerca di anticorpi specifici anti-Covid, ossia i test sierologici, «a oggi non c'è evidenza del fatto che gli anticorpi garantiscano una immunità dal virus» avverte Garzoni. «Gli anticorpi hanno una vita limitata, e non si sa se hanno un ruolo protettivo o meno. Non ha senso pensare che siano una sorta di passaporto vaccinale che permettono alle persone di girare tranquillamente». 

15:40

«Oggi sappiamo che almeno nella metà dei casi questo virus è trasmesso da persone asintomatiche. La mascherina va messa per proteggere gli altri, non noi stessi» sottolinea Garzoni.

15:39

Per quanto riguarda le mascherine Garzoni sottolinea che «lo scenario è cambiato». La mascherina «può essere un elemento aggiuntivo per ridurre la trasmissione del viso». Va usata «quando non c'è la garanzia delle distanze sociali» ad esempio nei luoghi di lavoro e sui mezzi pubblici. «Vi è inoltre il tema della ventilazione d'estate nei locali chiusi d'estate, che può facilitare la trasmissione». 

15:37

Le avvisaglie di un possibile aumento saranno i tamponi positivi, ma soprattutto le ospedalizzazioni, che «sono un parametro più affidabile e un campanello d'allarme più importante» spiega Garzoni. «Il problema è sempre il rischio di un effetto collo di bottiglia nei reparti di cure intensive dove le apparecchiature, ma soprattutto il personale sanitario è limitato». 

15:36

Se con l'andare del tempo ci si dimenticherà del problema «le onde del contagio saranno più marcate» avverte Garzoni. «C'è un'incognita sulle temperature calde. Di solito i coronavirus tendono a diffondersi di più in inverno, ma alcuni paesi caldi stanno registrando comunque una grande diffusione». 

15:34

L'aumento dei casi si vedrà probabilmente nelle prossime 2-3 settimane. «Sarà interessante vedere l'impatto delle misure di allentamento. Si sono fatti scenari piuttosto catastrofici, ma io penso che la popolazione adesso è abituata a tenere la distanza quindi l'aumento non sarà esponenziale come a febbraio» spiega Garzoni. 

15:33

Il virus, sottolinea Garzoni, «si trasmette tramite i contatti delle persone, e nella seconda fase, quella che prevede maggiori contatti, ci saranno necessariamente più casi». 

15:32

Si è concluso l'intervento di Merlani. Prende parola Christian Garzoni della clinica Moncucco. «Sono stati presentati molti modelli, è comunque un virus nuovo, con caratteristiche nuove. Restano parecchi punti di domanda». 

15:32

Merlani ricorda che «c'è stata una segnalazione al Ministero pubblico per cui comunque vige il segreto istruttorio». 

15:30

«Nella case anziani la priorità dell'intervento è aiutare la struttura in cui ci sono stati accumuli di casi. Questi obiettivi sono stati centrati. Le case problematiche hanno prodotto la documentazione necessaria e introdotto misure, per cui attualmente non ci sono più contagi» ha spiegato Merlani. 

15:29

L'età media dei decessi è di 82 anni, la persona più anziana deceduta aveva 101 anni e la più giovane 48 anni (non 49 come detto in precedenza), spiega Merlani. Sono il 7 per cento i deceduti sotto i 70 anni. Sopra gli 80 anni il 30 per cento dei positivi è poi deceduto.

15:26

Dall'inizio della crisi sono 148 i decessi registrati in Ticino nelle case anziani. Più della metà sono uomini. In tutto sono stati 486 iu casi positivi in casa anziani (tre quarti sono donne).

15:24

I pazienti in terapia intensiva sono «essenzialmente nella fascia 65-75 anni» mentre «per i pazienti deceduti la stragrande maggioranza è sopra i 75 anni» osserva Merlani. Il deceduto più giovane in Ticino aveva 49 anni. 

15:22

Sono state 126 le persone ricoverate in tutto in terapia intensiva. Ieri è stato ricoverato anche il primo bambino in terapia intensiva, un bambino di 10 anni attualmente trasferito a Losanna. Le sue condizioni sono stabili. 

15:21

Con un piccolo ritardo rispetto all'incidenza dei casi positivi si è visto il picco e poi la discesa. La distribuzione del sesso vede una maggiore incidenza dei maschi rispetto alle femmine, per quanto riguarda i pazienti ricoverati. Un quarto dei ricoverati non aveva patologie pregressi, il resto ne aveva una o più. L'età media dei ricoverati è di 69 anni. L'età massima 98 anni. 

15:19

Merlani sottolinea come 6 giorni prima del picco è iniziata a scendere la percentuale dei tamponi positivi. Il 10 marzo chi aveva sintomi risultava effettivamente positivo in oltre il 50% dei casi. Ora la percentuale è scesa al 5 per cento. «La percentuale di età delle persone positive è per la stragrande maggioranza in età lavorativa. L'età media dei positivi è di 58 anni» sottolinea Merlani. 

15:17

Per quanto riguarda i dati sui contagi, in futuro verranno aggregati in statistiche settimanali e non giornaliere, ha spiegato Merlani. «Avremo un aggiornamento settimanale per dare informazioni più approfondite». 

15:16

Merlani sottolinea che le persone che si sono rifiutate di fare il test «non potranno essere sostituite nel campione». Chi desidera fare il test autonomamente «non può farlo tramite la nostra struttura, che deve avere un valore statistico». 

15:15

I criteri rimarranno quelli di marzo: meno di due metri, più di 15 minuti. Questi parametri definiranno i «contatti stressi» per cui saranno necessari i 14 giorni di quarantena a partire dall'11 maggio. «Per quanto riguarda il test sierologico, 821 persone si sono annunciate, 758 hanno aderito, siamo quindi già quasi al limite della valenza statistica» ha spiegato Merlani. 

15:14

La parola passa ora al medico cantonale Giorgio Merlani. «Vado subito al dunque. Voglio ribadire che da lunedì 11 maggio ripartirà anche il contact-tracing, ossia il tracciamento e la quarantena delle catene di contagio, che era in possibile durante il picco per via dei numeri eccessivi». 

15:13

Il direttore del DSS ricorda come «è necessario trovare un punto d'incontro tra la necessità di protezione e quella di socializzazione. Ci arriveremo a piccoli passi, e con procedure accuratamente elaborate dal medico cantonale».

15:11

De Rosa ha annunciato «con felicità» la riapertura dei centri diurni per anziani. «Partiremo con il contagocce ma le attività riprenderanno, per sgravare poco a poco i famigliari curanti, che hanno finora svolto un lavoro preziosissimo e che ringraziamo».

15:10

La situazione in Ticino è comunque «sotto controllo» anche per quanto riguarda le case anziani. «Le due strutture su cui è dovuto intervenire il DSS hanno provveduto con le misure suggerite, e da allora non si registrano più nuovi contagi» rassicura il direttore del DSS.

15:09

De Rosa ne approfitta per lanciare una frecciatina a Berna. «Hanno voluto aggiungere al menù della ripartenza di lunedì anche il settore della ristorazione. In questo momento, a pochi giorni dalla riapertura, Berna sta ancora fornendo indicazioni al settore. Noi vogliamo dire che non è il momento di abbassare la guardia».

15:08

«Il monitoraggio e l'analisi dei dati continua» ha aggiunto De Rosa. «Ve ne daremo conto a breve». Curve e numeri che «si sono tradotte purtroppo in ricoveri e lutti».

15:07

Nel nuovo contesto gli ospedali aprono postazioni per la presa a carico di pazienti non Covid. «Anche alla Carità di Locarno, alla clinica Moncucco i letti riservati ai pazienti Covid il numero dei posti letto è sceso a 45, per la presa a carico di livello 3 e 4 è prevista la presa a carico nella clinica cantonale a Novaggio e presso la clinica Hildebrand a Brissago. È importante sottolineare che qualora i contagi dovessero tornare a salire la disponibilità di posti potrà aumentare velocemente».

15:03

La conferenza stampa è iniziata. Prende la parola Raffaele De Rosa. «La tendenza dei contagi rimane positiva, per fortuna, anche se purtroppo continuano a contarsi dei decessi ogni giorno. Da lunedì inizia la seconda fase, che impone piani di protezione in ogni settore. Qui dovremo imparare a convivere con il virus senza abbassare la guardia» ha spiegato De Rosa

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