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06.05.20 - 22:400

Covid-19 e anticorpi: «Patentino per l'immunità? Non esiste e per ora sarebbe rischioso»

Al via i test sugli anticorpi SARS-CoV-2. Ma non sono pensati per determinare o meno la possibilità di ricadute

L'esperto: «Non è ancora possibile escludere che si possa contrarre il virus una seconda volta»

LUGANO - Su questo Covid-19 si è detto tutto e il contrario di tutto. Eppure c'è un aspetto, di non poco conto, che non è stato ancora chiarito. Riguarda la presunta immunità protettiva indotta dagli anticorpi che il corpo produrrebbe (e su questo quantomeno vi sarebbero delle conferme) dopo aver contratto il virus.

Un aspetto di non poco conto perché significherebbe che chi guarisce, almeno per un certo periodo di tempo, non rischia più ammalarsi. E potrebbe persino ottenere una sorta di "attestato di immunità". Il follow up, tuttavia, è al momento troppo breve per avere un quadro e consentire conclusioni chiare al riguardo, come ci conferma dall'Ufficio del medico cantonale il Capo Servizio di promozione e di valutazione sanitaria, la dottoressa Martine Bouvier Gallacchi: «Allo stato attuale, non ci sono evidenze scientifiche che accertino l’immunità al Covid-19 da parte delle persone oggi guarite e che hanno sviluppato degli anticorpi. Non è quindi da escludere che possano contrarre il virus una seconda volta».

Insomma, certificare l'esenzione dal rischio di ricaduta non è possibile al momento: «Non sussistendo alcuna garanzia sulla protezione delle persone, ipotizzare una sorta di “passaporto d’immunità” o “patentino” sarebbe quindi errato», spiega la dottoressa.

Con il "patentino" rischio di trasmissione - Al riguardo, l'OMS è stata molto chiara: «Le persone che presumono di essere immuni a una seconda infezione, perché sono risultate positive a un test sugli anticorpi SARS-CoV-2, potrebbero ignorare i consigli sulla salute pubblica se in possesso di un "patentino di immunità". L'uso di tali certificati può quindi aumentare i rischi di trasmissione del virus».

Test non ancora affidabili - Sempre l'OMS fa una precisazione importante su questi test sierologici: «I test di laboratorio che rilevano gli anticorpi contro la SARS-CoV-2 nelle persone, compresi i test immunodiagnostici rapidi, necessitano di ulteriori convalide per determinarne l'accuratezza e l'affidabilità. Test immunodiagnostici imprecisi possono classificare erroneamente le persone in due modi. Il primo è che possono etichettare falsamente le persone che sono state infettate come negative, e il secondo è che le persone che non sono state infettate sono erroneamente etichettate come positive. Entrambi gli errori hanno gravi conseguenze. Questi test devono anche distinguere accuratamente tra le infezioni da SARS-CoV-2 e quelle causate dagli altri 6 coronavirus umani noti. Quattro di questi causano il raffreddore comune e circolano ampiamente. I restanti due sono i virus che causano la sindrome respiratoria mediorientale e la sindrome respiratoria acuta grave».

Non per determinare immuni... - I test, inoltre, non sono progettati per stabilire alcuna immunità: «Questi studi forniranno dati sulla percentuale di persone con anticorpi Covid-19 rilevabili - sottolinea l'OMS -, ma la maggior parte non è progettata per determinare se queste persone siano immuni a nuove ricadute».

... e nemmeno positivi al Covid - A proposito dei test sierologici, la dottoressa Gallacchi aggiunge: «Non sono adatti a diagnosticare un’infezione da Covid. Stando alle direttive dell’Ufsp, questi test permettono di rilevare nel sangue gli anticorpi specifici contro il SARS-CoV-2, l'agente patogeno del Covid-19, e indicano se la persona testata è stata infettata e ha sviluppato anticorpi specifici in risposta all’infezione. Ma si tratta per l’appunto di test utili per studi scientifici (per cui verranno specificati prossimamente anche le raccomandazioni per l’interpretazione dei risultati), e non diagnostici».

Insomma, per stabilire se una persona è positiva al Coronavirus, «si continua a far riferimento ai test PCR di campioni prelevati dalle vie respiratorie superiori e inferiori da personale medico specializzato (i cosiddetti “strisci” o “tamponi”)».

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