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CANTONE
05.05.20 - 17:520
Aggiornamento : 21:17

«Non dev'essere una riapertura forzata»

Il presidente di GastroTicino Massimo Suter sulle misure introdotte dall'11 maggio. «Regole giuste, ma attenzione»

Nome e cognome, distanze tra i tavoli, limite agli ingressi: dopo il lockdown, i ristoratori sopravviveranno alla Fase 2?

LUGANO - Nome, cognome, numero di telefono dei clienti. E poi due metri di distanza tra i tavoli, un metro tra gli schienali delle sedie. I ristoranti riaprono l'11 maggio ma, dopo avere sopportato il lockdown, sopravviveranno alla Fase 2? 

È la domanda che, in queste ore, si fanno in molti. In un sondaggio condotto online il 53 per cento dei partecipanti ha dichiarato di volere «aspettare un po'» prima di tornare a pranzare fuori. Segno che la strada per i ristoratori ticinesi potrebbe rivelarsi in salita, anche dopo l'agognata riapertura. 

Per GastroTicino, le misure annunciate martedì dal Consiglio federale sono comunque un passo avanti. «Se non altro, sappiamo di che morte morire» commenta a tio.ch/20minuti il presidente Massimo Suter. «È chiaro che le nuove disposizioni comportano un maggior carico burocratico e di lavoro per gli esercenti. Ma non sono di per sé un grosso problema». 

Per l'associazione di categoria un'altra notizia positiva è arrivata sempre martedì dal Consiglio Nazionale, dove è stata approvata una mozione per ridurre gli affitti del 70 per cento ai ristoratori. «La proposta va nella direzione auspicata dalla nostra categoria» commenta Suter. «Tuttavia rimangono altri nodi scoperti, a pochi giorni dalla riapertura». 

Il punto controverso, su cui sono ancora in corso trattative tra GastroSuisse e il Consiglio federale, riguarda l'indennità da lavoro ridotto. Un «sostegno importante» che potrebbe essere tolto ai ristoratori che, dopo l'11 maggio, decideranno di rimanere chiusi di propria iniziativa. 

«Secondo noi non è giusto, non si possono obbligare i ristoratori a riaprire» argomenta Suter. «In particolare se le la decisione di non riaprire è giustificata con solide motivazioni documentabili: penso ad esempio ai ristoranti di vetta, che non sono raggiungibili dalla clientela per via della chiusura delle funicolari e delle funivie. Oppure ai piccoli ristoranti a conduzione famigliare, in Ticino ce ne sono tanti, dove il distanziamento imporrebbe una riduzione dei tavoli controproducente per ragioni strutturali». 

Insomma un conto è dirlo, un conto è riaprire. Ma delle novità da Berna potrebbero arrivare già nelle prossime ore. «Manca un tassello fondamentale e il tempo stringe» conclude Suter. «Speriamo che il governo capisca la situazione». 

 

 

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