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CANTONE
01.05.20 - 22:230
Aggiornamento : 02.05.20 - 10:01

Il popolo della notte: «Siamo stati abbandonati»

Discoteche chiuse a oltranza. Il settore ribolle. L'imprenditore: «Così perdiamo tutto l'anno»

BELLINZONA - Per le discoteche ticinesi è decisamente una serata storta: come tutti i venerdì e i sabato sera negli ultimi due mesi. Ma forse ancora di più. Il "popolo della notte" ha ricevuto oggi pomeriggio la brutta notizia: serrande chiuse ancora fino a giugno. Forse oltre.

Il Consiglio federale non ha usato mezzi termini, rispondendo a due mozioni delle Commissioni dell'economia e dei tributi. Una riapertura dell'intrattenimento notturno è «fuori discussione» per ora. Se ne parlerà nella seduta del prossimo 27 maggio. 

Chi sperava di tornare presto in pista è rimasto a bocca asciutta. «Oggi non è un giorno felice» commenta un imprenditore del Bellinzonese. «L'impressione è di essere stati abbandonati». 

Il settore è in ginocchio, in Ticino come nel resto della Svizzera. Dopo la bassa stagione di gennaio-febbraio (dominata dai carnevali) i locali notturni erano pronti a partire con la primavera, e invece sono sono arrivate le restrizioni: prima il tetto di 1000 persone, poi 150, poi 50. L'11 marzo la chiusura forzata, dopo che alcune serate "brave" - ma svoltesi in piena legalità - avevano fatto scalpore. 

«Siamo stati tra i primi a chiudere, e saremo gli ultimi a riaprire». Il titolare della discoteca Capital Club di Bellinzona parla a nome della categoria. «Sono molto dispiaciuto. È vero che possiamo ricorrere al lavoro ridotto, ma le nostre attività hanno bisogno di grandi superfici, il rischio è che molte imprese finiscano schiacciate sotto il peso degli affitti». 

A questo proposito, oggi è arrivata un'altra brutta notizia. Il Consiglio federale ha chiarito che non prenderà decisioni in merito alle pigioni, commerciali o abitative. Eventuali sconti sono lasciati alla trattativa tra inquilino e padrone di casa. 

Secondo il nostro interlocutore alcune aziende rischiano di chiudere i battenti, se non si correrà in fretta ai ripari. Altre «dovranno inventarsi soluzioni diverse, magari negli spazi aperti». Il tempo è contato: «Con l'arrivo dell'estate la nostra stagione è finita, la gente non va più a ballare al chiuso. Abbiamo perso metà anno, in pratica. Un peccato anche per i molti fornitori e per l'indotto locale». 

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