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TESSERETE
30.04.20 - 21:400
Aggiornamento : 01.05.20 - 17:21

Soraya, 15 anni, e il dilemma della scuola

Impazza il dibattito sulle riaperture scolastiche. Cosa ne pensano i protagonisti?

Si torna in classe l'11 maggio: la decisione del Cantone fa discutere. Tra favorevoli e contrari, il coro politico offusca la voce dei ragazzi. Ma qualcuno alza la mano

TESSERETE - Scuola sì, scuola no. Nel giorno del polverone e dei cori politici - fischi e applausi, da destra a sinistra - alza la mano Soraya Campana, 15 anni, iscritta alle scuole medie di Tesserete. Vuole dire la sua. 

In classe dall'11 maggio - Un'adolescente che contatta un giornale - con il consenso dei genitori - è di per sé una buona notizia. Non lo fanno in molti. E meritano ancor più attenzione dal momento che, dopotutto, è di loro che si parla. Il Consiglio di Stato ha comunicato oggi pomeriggio la decisione sulle scuole: in Ticino riapriranno l'11 maggio, come nel resto della Svizzera. 

La decisione del CdS - Una riapertura frazionata e scaglionata. La frequenza sarà facoltativa per le scuole d'infanzia. Obbligatoria invece per le elementari e medie, ma una parte degli insegnamenti continueranno a essere svolti a distanza. È la soluzione ibrida di cui il direttore del Decs Manuele Bertoli aveva anticipato qualcosa già nei giorni scorsi. 

 La petizione - L'annuncio era nell'aria, e anche la polemica. Dopo la decisione del Consiglio federale sulla data - l'11 maggio - in Ticino una petizione lanciata dal consigliere comunale di Chiasso Claudio Schneeberger (Lega) in pochi giorni ha raccolto 7mila firme sul web, ed è stata recapitata ieri a Bertoli. 

Le reazioni - Il Consiglio di Stato ha deciso diversamente. E le reazioni non si sono fatte attendere. L'MPS in un comunicato definisce «fragile e aleatoria» la riapertura, e le modalità «del tutto inadeguate ai bisogni formativi, psicologici e sociali di allievi e studenti». Docenti e direzioni scolastiche, si legge nella nota «devono caricarsi sulle spalle l'onere di un rientro che non aiuterà nessuno studente».

Strutture carenti - «La tutela della salute andrebbe messa al primo posto» protesta Giorgio Fonio (PPD). La decisione del Cantone «mette a rischio l'importante lavoro messo a punto dai docenti in questi mesi» secondo il deputato, che ricorda - tra gli altri punti scoperti - quello delle strutture scolastiche «le quali dispongono di un sistema di ricircolo dell'aria insufficiente».  

«Rischio di ritardo» - Non mancano le voci favorevoli. La scuola «è un luogo di sapere e costruzione del futuro» ricorda il deputato PLR Alessandro Speziali, secondo cui la riapertura è un atto dovuto «per quei genitori spesso silenziosi che non sono attrezzati, materialmente e culturalmente, per fare da docenti domestici ai propri figli, che stanno accumulando gravi ritardi nell'apprendimento». 

Problemi sanitari - Anche Raoul Ghisletta (PS) sottolinea che «la salute psicologica dei bambini e ragazzi sarà migliorata dalla riapertura delle scuole» come ricordato in conferenza stampa dal Medico cantonale. «L’isolamento dai coetanei e il confinamento in famiglia creano ai bambini e ragazzi problemi anche sanitari» afferma Ghisletta, che critica il Municipio di Lugano per la proposta di portare a scuola solo gli allievi di quinta elementare, e quelli dell'ultimo anno della scuola d'infanzia.

Parola ai giovani - Nel coro delle reazioni, Soraya prende la parola. La voce al telefono parte timida, poi prende coraggio. «Sono stati mesi molto difficili» racconta. Le lezioni da casa «non sono una passeggiata» come molti pensano. Non alle medie di Tesserete, almeno: «Riceviamo un sacco di compiti» racconta la 15enne. «Alcuni compagni fanno fatica a seguire, e ci diamo una mano a vicenda». 

«Voglia di tornare» -  Poter tornare a scuola, Soraya lo dice chiaramente, la rende molto felice. «Non vedo l'ora, e penso che per molti miei compagni valga lo stesso. È stato molto brutto non poter fare gite, non potersi vedere di persona, e perdersi anche l'ultimo mese sarebbe stato terribile» afferma. 

Testa sulle spalle -  Ma non è certo una temeraria, Soraya, anzi. «Ultimamente mi è capitato di sgridare dei miei compagni, che andavano in giro come niente fosse» racconta. «E ho paura, certo. Anche i miei genitori hanno paura, soprattutto la mamma». Correrà il rischio, e confida nelle misure di tutela e distanziamento. «Mi auguro che tutto funzioni, io farò quello che devo fare». L'atteggiamento è positivo: senz'altro quello giusto. Merita di non venire delusa.

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