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CANTONE
28.04.20 - 06:330
Aggiornamento : 10:39

«Dopo la crisi tutti subito al grotto, ma ci saranno più poveri»

«Prodotti di qualità per il consumatore medio, ma una fascia rilevante della popolazione non avrà questa scelta».

Sguardo oltre la crisi con il Professor Rico Maggi: «Con la riapertura delle attività vedremo un aumento del pagamento elettronico».

LUGANO - L'emergenza sanitaria sembra essere passata e la pandemia finita sotto controllo. Ma cosa accadrà ora alla nostra economia? Quali segni hanno lasciato e lasceranno la deflagrazione del coronavirus e tutte le misure di contenimento a esso collegate?

«Vorrei fare una premessa: dato che una crisi di questo tipo e ampiezza non si era ancora vista, i ragionamenti sul futuro non possono essere basati su evidenza empirica, ma unicamente su considerazioni teoriche e ragionamenti per analogia “debole”», ha specificato Rico Maggi, Professore di Microenomomia ed economia del turismo ed ex decano della Facoltà di Economia all'USI.

Una volta superata l'emergenza sanitaria il consumatore medio modificherà le sue abitudini?
«Le abitudini cambiano lentamente, soprattutto se formate sull’arco di una vita e in un contesto sociale stabile. Secondo ricerche in psicologia sociale, un cambiamento anche di un'abitudine banale richiede tra 2 e 8 mesi, e non i soliti 21 giorni annunciati da chi vende “cure”. Qui stiamo parlando molto più banalmente di comportamento del consumatore medio, ovvero quello che uscirà dalla crisi senza un peggioramento rilevante della sua situazione economica. Il consumo di queste persone molto probabilmente non cambierà, perché durante la crisi cambiano i vincoli, non i desideri. Appena superato il periodo difficile, si vorrà tornare alla normalità. Al momento ci sono limitazioni, con la promessa che quando tutto finirà potremo tornare al grotto. Di conseguenza le nostre proiezioni non riguardano il cambiamento, ma il tornare alla normalità».

Convinzione comune è che in futuro, fino a che la normalità non sarà ritornata, il cittadino spenderà i suoi soldi per acquistare soprattutto beni di prima necessità. È anche la sua opinione?
«No, non è la mia opinione. Vale per tutti quelli che usciranno della crisi trovandosi disoccupati o comunque con meno soldi. Per tutti gli altri, ovvero la maggioranza, vale il contrario. Dato che l’unica cosa che possono consumare al momento sono beni di prima necessità, stanno risparmiando un bel po’ di soldi, che serviranno per compensare-recuperare con i beni “normali”. Però, con più disoccupati e una crisi che speriamo breve, nell'insieme osserveremo per un po’ una quota maggiore di beni di prima necessità per la semplice ragione che c’è più gente che ha meno soldi».

Esiste a suo avviso la possibilità che, facendo un ragionamento del tipo “la pandemia ci ha ricordato che dobbiamo godere di ogni momento”, una fetta di consumatori penserà invece a levarsi gli sfizi a cui ha sempre rinunciato? Questo rilancerebbe i consumi relativi per esempio al mercato dell'automobile o quelli dei beni di lusso...
«Mi pare una speculazione esotica. Come detto, penso che piuttosto la gente che ha la possibilità vorrà tornare alla normalità anche in termini di consumo».

Nel prossimo futuro saranno preferiti i prodotti di qualità o quelli economici?
«Sarà come prima dello stop legato al coronavirus: il consumatore medio continuerà il trend verso prodotti di qualità, ma una fascia rilevante della popolazione non avrà questa scelta».

Grande distribuzione o negozio di paese: il possibile cambio di mentalità portato da queste settimane difficili cambierà il trend che ha visto, negli anni, prevalere in maniera netta la prima?
«Sono due modi complementari di fare la spesa e lo shopping, e lo rimarranno. La grande distribuzione offre una grande diversità e un ambiente “urbano”, il negozio del paese offre individualità, intimità, fiducia; un ambiente “da paese” insomma. Per la semplice dimensione delle rispettive realtà non ci saranno grandi cambiamenti ma forse, piuttosto, un continuo rinascimento dei piccoli negozi, non solo di paese».

Baratto e simili. Crede che la crisi che ci attende (se poi davvero arriverà fortissima) riporterà in auge forme di pagamento alternativo?
«No, non ci credo. Con la riapertura delle attività, per evitare danni sociali grandi sempre legati a una crisi economica lunga, vedremo se mai un aumento del pagamento elettronico».

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Commenti
 
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Gikappa 1 anno fa su tio
Io spero veramente che tutti Impariamo ad essere meno egoisti verso il prossimo ma soprattutto verso la natura... Pachamama... Solo un esempio: perché devo mangiare gli asparagi in febbraio che arrivano dal Messico... quando in un paio di mesi abbiamo i nostri asparagi locali? Insomma... non sentiamo come urla la terra?
miba 1 anno fa su tio
Tutto molto più semplice: chi vivrà vedrà :)
Nicklugano 1 anno fa su tio
Bravo Rico… per fortuna anche queste saranno solo percezioni :-))
Monello 1 anno fa su tio
Rifiorire ?? Attenzione ..é un killer che ci attende la fuori ..mi pare si stia minimizzando il problema !!
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