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MUZZANO
16.04.20 - 06:300
Aggiornamento : 10:19

L’abbaglio degli impiccati: «In realtà sembrano forestali al lavoro»

«Ma il metodo usato per scacciare questi uccelli dal laghetto si è rivelato efficace» dice la biologa

Ecco perché i manichini sono stati messi sugli alberi dopo le lamentele degli abitanti investiti dal tanfo del guano dei volatili. Lo stormo si ferma ora meno sul laghetto. Ma il problema potrebbe ripresentarsi

MUZZANO - La saga dei manichini appesi agli alberi per scacciare i cormorani s’arricchisce di un capitolo che strappa il sorriso. E che fa buon sangue. A Morcote, nelle scorse settimane, la presenza degli “impiccati” è stata documentata e definita di “cattivo gusto” da chi se li è trovati davanti passando in barca. Sul laghetto di Muzzano, poco tempo prima, sarebbe addirittura stata chiamata un'ambulanza. Un falso allarme innescato da chi ha creduto che ci fosse un vero uomo esanime tra le fronde. Questo si dice in paese.

Convivenza insostenibile - Non è fittizio invece il problema che da un paio d’anni affligge (a ondate più o meno intense e fastidiose) le narici di chi abita a Muzzano. «Non abbiamo nulla contro i cormorani, una specie autoctona che ci fa anche piacere ospitare» spiega la biologa Martina Spinelli di Pro Natura, l’associazione proprietaria del laghetto che è sotto la protezione cantonale. La convivenza tra l’uomo e la folta colonia di cormorani si è fatta insostenibile nel 2018: «Da inizio giugno ad ottobre inoltrato - spiega la biologa - se ne erano installati circa 400. Durante quei mesi gli abitanti del nucleo non riuscivano a tenere aperte le finestre».  Canicola e siccità avevano amplificato gli effetti più sgradevoli: «Non tanto per il rumore, ma per l’odore che si sprigionava dalle foglie degli alberi ricoperte dal guano degli uccelli».

Efficaci? «Sì» - Da lì lo stormo di lamentele che ha spinto Pro Natura a chiedere consiglio a Roberto Lardelli, presidente di Ficedula, sui metodi meno invasivi per scacciare gli ormai indesiderati ospiti. Trattandosi di una riserva naturale con una ricca fauna da proteggere si è cercato qualcosa di alternativo alle detonazioni o ai fanali notturni: «I manichini risultavano il metodo meno invasivo. Si sono rivelati efficaci? «Devo dire sì - afferma Martina Spinelli -. Nel maggio 2019, quando abbiamo messo i due manichini, c’erano già 60 individui sul laghetto e si sono allontanati. A fine agosto i cormorani sono tornati in gran quantità per una-due settimane, ma la colonia non si è più installata in modo stabile».

Perché sugli alberi - Quanto alla collocazione sopra gli alberi, non ci si è ispirati al Barone Rampante, semplicemente la folta vegetazione rendeva gli spaventa-cormorani poco visibili a terra. La biologa relativizza anche il rischio che vengano scambiati per altro: «Abbiamo avvisato le cancellerie dei comuni limitrofi sullo scopo di questi manichini. Sono certo simili a uomini, ma li abbiamo vestiti in modo appariscente tanto che sembrano quasi dei forestali al lavoro sopra le piante».

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