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14.04.20 - 09:140

«Accesso gratuito ai test per chi lavora negli istituti sociali»

Con una mozione in cinque punti l'Mps chiede migliore protezione per il personale sanitario

I dipendenti considerati vulnerabili dovrebbero avere la possibilità di rimanere al domicilio senza perdere lo stipendio. Richiesto pure un potenziamento dei dispositivi di protezione.

BELLINZONA - La goccia, o meglio l'esempio più evidente, che citano è quello dell'infermiera all'ospedale di San Gallo costretta a lavorare nonostante fosse positiva al Covid-19. Ma il caso - sebbene estremo - non sarebbe isolato, secondo l'Mps: «In queste settimane da più parti, sia a livello svizzero che ticinese, il personale sanitario e delle strutture sociali denuncia situazioni di messa a rischio della propria salute psico-fisica e gravi difficoltà nel conciliare l’attività lavorativa con i propri obblighi educativi e famigliari». Il Movimento per il socialismo punta anche il dito contro il Consiglio federale che, dopo avere esentato lo scorso 16 marzo dall'obbligo di recarsi al lavoro i dipendenti con patologie a rischio (dal diabete alle malattie cardiovascolari, ecc), dopo una settimana ha annullato «tale sensata e logica decisione su pressione del padronato e in particolare di quello sanitario».

Da qui la mozione, presentata oggi dall'Mps, con cui si chiede al Consiglio di Stato una serie di provvedimenti a difesa della salute psico-fisica del personale sanitario e degli istituti sociali: «L'uso di mascherine, occhiali e maschere di tipo FFP2 - si legge nella richiesta - deve essere urgentemente rinforzato e generalizzato. Oggi il personale sanitario e delle strutture sociali non è sufficientemente protetto. La distribuzione di maschere chirurgiche non avviene ancora in forma generalizzata. Chiediamo d’innalzare gli standard HPCI e di fare ogni sforzo per garantire che vengano distribuiti migliori dispositivi di protezione al personale che entra in contatto diretto con le persone con Covid-19».

La seconda richiesta è quella di «un accesso facile e gratuito al test covid-19 per il personale sanitario e degli istituti sociali». La terza riguarda il personale con patologie che lo rendono particolarmente esposte al virus: «Chiediamo che le persone considerate vulnerabili ai sensi dell'ordinanza del Consiglio federale attive nelle strutture sanitarie e negli istituti sociali ticinesi possano rimanere al loro domicilio con pagamento del salario».

Quarto punto, sollevato dalla mozione, riguarda la situazione di stress cui è sottoposto il personale di cura. «Lo stress e le paure molto forti del personale richiedono un clima di lavoro libero da minacce e pressioni. Abbiamo bisogno di un forte impegno da parte dei datori di lavoro in questo senso (...). Di conseguenza non deve essere permesso alle direzioni aziendali del settore sanitario e degli istituti sociali -sia pubbliche che private- d’adottare sanzioni, misure disciplinari e licenziamenti a parte eventuali casi di provate infrazione gravi».

Quinto e ultimo punto della mozione riguarda i controlli in un momento in cui «l’impegno richiesto al personale del settore, qualunque sia la sua professione, è immenso. La pianificazione del lavoro richiede che i dipendenti siano sempre più flessibili. Le vacanze vengono annullate o sospese, gli orari vengono presentati sempre più tardi, turni di lavoro di 12 ore e mancato rispetto delle disposizioni contenute nella Legge sul Lavoro stanno prendendo sempre più piede e ciò non solo nei reparti ospedalieri COVID-19». Per questo l'Mps chiede che «da subito, e fino alla conclusione della situazione di crisi, l’ispettorato del lavoro svolga a scadenze regolari, ma almeno 1 volta al mese, dei controlli accurati in tutte le strutture sanitarie ed in tutti gli istituti sociali alfine di verificare il rispetto delle disposizioni contenute nella Legge sul Lavoro per quanto riguarda tempi di lavoro e pause».

 

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