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Immagini dalla terapia intensiva per fermare i turisti d'oltre San Gottardo
Foto Fiorenzo Dadò
AVEGNO GORDEVIO
09.04.20 - 12:180
Aggiornamento : 18:07

Immagini dalla terapia intensiva per fermare i turisti d'oltre San Gottardo

Si tratta di un'iniziativa del granconsigliere Fiorenzo Dadò: «Manca un intervento incisivo e perentorio delle autorità»

AVEGNO GORDEVIO - L'appello è stato fatto a più riprese: «Cari amici d'oltre San Gottardo, non venite in Ticino!» Ma già lo scorso weekend è rimasto inascoltato, come ha di recente detto il consigliere di Stato Norman Gobbi: «Sono molti gli svizzero tedeschi che sono arrivati nel nostro cantone, in particolare nel Locarnese e nel Malcantone».

Da qui la paura, soprattutto nelle valli e nelle zone più turistiche, dell'arrivo imminente per il weekend pasquale (con tanto di bel tempo) di numerosi villeggianti di case secondarie o a bordo di camper. E questo nonostante il Ticino sia ancora il cantone più colpito dalla pandemia di coronavirus.

Ecco che ad Avegno, sulla strada che porta in Valle Maggia - uno dei luoghi ticinesi prediletti dagli svizzero tedeschi - sono comparsi due striscioni in grande formato che lanciano un monito, anche in tedesco: «Vuoi fare la stessa fine? #iorestoacasa (Möchtest du so enden? #wirbleibenzuhause)», con tanto di fotografia di un paziente Covid-19 ricoverato in terapia intensiva.

Si tratta di un'iniziativa del granconsigliere PPD Fiorenzo Dadò, residente a Cevio. «Dispiace dover usare toni e immagini così forti e dolorosi per far riflettere sul risvolto drammatico che possono avere i nostri comportamenti irresponsabili - spiega - ma molta gente, purtroppo, sta attenta e a casa solo se ha paura di ammalarsi, finire all'ospedale e addirittura morire».

«Ci voleva un divieto» - Il granconsigliere lamenta la mancanza di un intervento «incisivo e perentorio» da parte della Confederazione, «quale ad esempio il divieto di transito oppure anche solo il divieto di affittare appartamenti e case di vacanza e di occupare le proprie abitazioni secondarie». In particolare in vista del lungo weekend pasquale. Ed è per questo motivo che ha deciso di tentare personalmente di sensibilizzare la popolazione e i vacanzieri.

La percezione dell'emergenza - Sulla base di più testimonianze dirette, Dadò sottolinea, inoltre, che oltralpe la percezione dell'emergenza non c'è, «perlomeno non nei modi e nei termini nostri». Per questo c'è quindi la preoccupazione «che i nostri concittadini svizzeri, una volta giunti in Ticino, assumeranno un comportamento disinvolto e non adeguato». Un'eventualità, questa, che «non può essere accettata».

Foto Fiorenzo Dadò
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