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BALERNA
02.04.20 - 23:030
Aggiornamento : 03.04.20 - 09:46

«Il mio bimbo intubato una settimana, ma ora sta bene»

Kevin, 11 mesi, soffre di problemi respiratori. Il Covid-19 ha colpito anche lui.

«Vogliamo dare speranza. Noi ce l'abbiamo fatta».

BALERNA - È l’incubo di ogni genitore. Vedere il proprio bambino stare male è straziante. In piena emergenza coronavirus, le famiglie temono (anche) per i propri figli. Anche se per ora sono fortunatamente la categoria meno colpita, non c’è sicurezza che non contraggano il virus. Come è capitato a Kevin, 11 mesi.

«Questa volta era diverso» - «Il mio bimbo soffre già di problematiche respiratorie - racconta la mamma -. Se prende il raffreddore o la tosse, ha sempre bisogno dell’aiuto del Ventolin. Ma tre settimane fa è stato diverso. Respirava diversamente, sembrava una caffettiera quando sale il caffè».

Prima a Bellinzona, poi a Basilea - Rendendosi conto che la situazione è «diversa dal solito», la donna contatta il pronto soccorso pediatrico di Mendrisio che la invita a recarsi in ospedale. «Hanno provato con il Ventolin, ma non reagiva. Le labbra hanno iniziato a cambiare colore e così lo hanno trasferito a Bellinzona con un elicottero della Rega. Il tampone per il coronavirus è risultato negativo. Ma non migliorava, così hanno deciso di sedarlo e intubarlo ed è stato elitrasportato a Basilea, nel reparto di cure intense pediatrico».

La febbre e il test positivo - Kevin resta intubato per una settimana. Ogni volta che tossisce, un’infermiera deve liberarlo dal catarro, mentre la mamma lo tiene tra le braccia. Poi, finalmente, i primi miglioramenti. Si sveglia e viene stubato. «Riusciva a respirare con il solo aiuto dell’ossigeno nel nasino - continua il racconto della madre -. Ma la febbre non scendeva». Il bimbo viene spostato in Pediatria. Il test questa volta dà esito positivo: Kevin ha il Covid-19. Dopo qualche giorno di febbre, inizia a migliorare, riprende a mangiare qualcosa e recupera le forze.

La paura del peggio - «Siamo rimasti a Basilea due settimane. Il personale si è preso cura di Kevin in ogni momento, è stato davvero efficiente». La mamma ripercorre col pensiero i momenti tragici di questa esperienza: «Quando siamo arrivati in Svizzera interna, ho chiesto alla dottoressa se mio figlio ce l’avrebbe fatta. Mi ha risposto che nelle condizioni in cui si trovava lui avevano già perso tanti bambini in passato».

L'auto-quarantena - Kevin è tornato a casa con i suoi genitori. Mangia e beve normalmente. Il pediatra l’ha visitato e ora è negativo al coronavirus. La mamma è sempre risultata negativa al test. Il papà ha avuto un raffreddore ed era positivo al Covid-19. Ora si sono messi tutti in auto-quarantena, ma stanno bene.

Ora sostengono la ricerca - «Ho raccontato quello che ci è accaduto perché voglio dire alle persone di non perdere la speranza», conclude la donna. La famiglia è stata contattata dall’ospedale di Zurigo per domandare la disponibilità a fare dei tamponi. «Per aiutarli a studiare il virus, per la ricerca. Lo abbiamo fatto, perché potrebbe aiutare sia noi che altre famiglie».

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