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13.03.20 - 16:400

L'appello di 28 sindaci a Roma: «Si difendano i frontalieri»

Secondo diversi comuni di confine in Svizzera «vengono effettuati provvedimenti troppo blandi contro il coronavirus»

La situazione dei frontalieri viene definita «difficile e pericolosa» anche per il comportamento delle autorità elvetiche tra minacce di frontiere chiuse e controlli alle dogane.

COMO - Un appello al presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte è stato fatto da 28 sindaci di Comuni al confine con la Svizzera (tra cui quello di Porlezza) per chiedere attenzione sulla «difficile e pericolosa» situazione dei frontalieri ormai «esasperati dal comportamento della Svizzera nei loro confronti, tra frontiere chiuse con la scusa di controlli sanitari che in realtà non vengono effettuati e provvedimenti troppo blandi rispetto al rapido dilagare dell'epidemia sul territorio elvetico».

I sindaci, spiega un comunicato, si sono rivolti al presidente della Lombardia Attilio Fontana perché si faccia portavoce con il governo delle loro richieste.

«Il Governo - hanno spiegato i parlamentari leghisti Nicola Molteni e Stefano Candiani - deve considerare e tener pienamente conto della condizione dei 70'000 lavoratori frontalieri delle provincie di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola sia relativamente alla tutela della loro salute sui posti di lavoro oltre confine sia prevedendo, nel prossimo decreto che deve far fronte alle ripercussioni economiche causate dal coronavirus, le necessarie risorse per poter dare assistenza dal punto di vista previdenziale ed economico ai nostri lavoratori che dovessero perdere il posto di lavoro oltre confine per causa dell'infezione o a causa delle inevitabili ripercussioni economiche di tutta la filiera transfrontaliera dei territori di confine».

«Misure pari a quelle lombarde» - «Devono essere adottate misure pari a quelle assunte dalla Lombardia anche perché - ha aggiunto il consigliere regionale del Carroccio Emanuele Monti - la diffusione del virus nel Canton Ticino è superiore a quella della provincia di Varese e, quindi, dobbiamo in tutti i modi tutelare la sicurezza delle persone. Ciò non si può fare chiedendo ai lavoratori di ammassarsi in cinque in una stanza di bed and breakfast. Prima deve venire la salute dei cittadini e poi il lavoro».

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