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Il carnevale di Gnosca in una delle edizioni degli scorsi anni.
BELLINZONA
28.02.20 - 15:180
Aggiornamento : 18:19

Niente maschere, il Coronavirus fa piangere gli organizzatori

Tristezza immensa al carnevale dei Goss. Il presidente: «Mazzata morale ed economica».

Una festa di tre giorni annullata. Una perdita che si aggira attorno ai 9'000 franchi. Nessuna assicurazione. Storia di un piccolo dramma di periferia.

GNOSCA - «Siamo rimasti con oltre un centinaio di polli congelati e tanta amarezza». Erano le 18 di mercoledì quando ad Alfredo Mariotti-Nesurini è arrivata la fatidica comunicazione. Carnevale soppresso, anche a Gnosca. Lo ha deciso il Cantone, come misura preventiva contro il Coronavirus. Per Alfredo, 63 anni, di cui 40 vissuti da presidente del Carnevale dei Goss, è stata una mazzata tremenda. «Morale e anche economica».

Solo spese – Non solo Biasca e Tesserete (con perdite da decine di migliaia di franchi). Quella del carnevale di Gnosca è una storia di un piccolo carnevale annullato, analoga a quella di altre manifestazioni ambrosiane simili. «Una festa di tre giorni (giovedì, venerdì e sabato) che serve per raccogliere anche qualche fondo per l’associazione di calcio locale – precisa Alfredo –. Di solito usciamo con 8-9.000 franchi di utile. Quest’anno avremo solo spese. E non siamo neanche assicurati. Speriamo in un aiuto da parte dello Stato. Ma non so se e cosa riceveremo».

Quanta delusione – Alfredo Mariotti-Nesurini è la delusione in persona. Abbattuto. Abbacchiato. Non ha parole. «Sono demoralizzato anche per la tempistica attuata. Tutto ci è stato comunicato all’ultimo. Quando ho ricevuto la comunicazione, stavamo preparando la tradizionale cena a base di fondue con i collaboratori. Sapevamo che c’era il rischio di annullamento. Ma era ormai tardi. Dentro di me mi dicevo che se non ce l’avevano detto fin lì, significava che tutto andava bene».

Una grave perdita – Invece no. Arriva la doccia fredda. A Gnosca come altrove. «Ovviamente non vogliamo banalizzare il Coronavirus. Però questa è una festa di paese, a cui partecipa soprattutto gente del luogo. Chi non stava bene sarebbe rimasto a casa. Non c’era bisogno di sopprimere tutto, secondo me. All’inizio pensavo fosse uno scherzo. Per noi è una grave perdita. Anche a livello sociale. Avevamo acquistato 160 polli. Li abbiamo dovuti mettere nel congelatore. Per fortuna il macellaio ci è venuto incontro. Magari più avanti faremo una festa di paese, per recuperare un po’. Vedremo».

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