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MENDRISIO
10.02.20 - 07:310
Aggiornamento : 11:30

Rientra la maestra ed escono i genitori

Il capodicastero Maffi commenta l'incarico contestato: «C’è l’accordo dell’Ispettorato e non avremmo fatto questo passo se ci fosse un pericolo»

MENDRISIO - L’accoglienza positiva, auspicata dalla direzione della scuola, non c’è stata. Al contrario l’innesto di una docente d’appoggio presso due sezioni d’asilo con troppi bimbi sta creando preoccupazione tra diversi genitori. Succede a Mendrisio a causa del rientro al lavoro di una maestra segnalata in autunno alle autorità scolastiche per presunte “maniere brusche”, non manesche va precisato, coi piccoli. Comportamenti, sottolineano le famiglie, già emersi in passato. 

Il tam-tam tra genitori - Il caso è delicato, vuoi perché sono coinvolti dei giovanissimi, vuoi per la stessa maestra tirata nuovamente sotto i riflettori della cronaca. Da alcuni genitori l’incarico - che è d'appoggio alle docenti titolari - viene definito uno “scandalo”. Ed è proprio in ragione di questo tam-tam tra papà e mamme che il capodicastero Istruzione Samuel Maffi accetta di chiarire alcuni aspetti. Anche perché la lettera inviata ai genitori dalla direzione dell’Istituto scolastico di Mendrisio non sembra aver pacato gli animi: «La figura dell’appoggio inserita nelle sezioni frequentate dai vostri figli è una risorsa importante.  (...) Confidando nell’accoglienza positiva che riserverete a questo aumento delle risorse» aveva scritto il direttore Marco Lupi.

L'Ispettorato d'accordo - Accoglienza positiva non c’è stata e semmai serpeggiano i timori facciamo notare al capodicastero. «Se queste famiglie hanno dei dubbi nulla impedisce di fare una riunione anche subito con me e con il direttore Lupi» premette Maffi. Che commenta il caso, ma in termini generali, anche a tutela della stessa docente: «Se l’autorità pubblica avesse degli elementi, allo stato attuale, per cui ci fosse un pericolo per l’incolumità psichica, fisica o qualsiasi altro tipo di problema per i nostri allievi non avrebbe fatto determinati passi. Il tutto in accordo con l’Ispettorato cantonale». 

«No ai processi sul sentito dire» - Nel caso specifico il municipale ci tiene «a ribadire che l’autorità comunale deve tutelare da una parte, e ci mancherebbe, le famiglie e i bambini coinvolti, dall’altra però deve esserci una tutela anche per il corpo insegnante. Non si possono fare processi mediatici solo sul sentito dire». A disturbare Maffi è il modo: «Ci sono organi preposti che vanno interpellati prima di affidarsi alla stampa. Anche perché da questo risalto mediatico a soffrirne, in primis, sono tutti gli attori coinvolti». E i genitori cosa replicano? «Non abbiamo fatto questo passo - dice uno di loro - perché la decisione di fatto è già stata presa».

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