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TESSERETE
16.12.19 - 06:160
Aggiornamento : 10:14

Ticinesi in crisi d'identità. «Riscoprite il dialetto»

È il consiglio che dà Gabriele Quadri, dialettologo e scrittore che spiega perché l’idioma locale è «ricchezza da salvaguardare», magari anche con l’aiuto della scuola

TESSERETE - Gabriele Quadri, dialettologo, scrittore ed ex professore, racconta il suo punto di vista d'esperto con uno sguardo al passato e con più di una speranza rivolta al futuro. 

Come è cambiato il mondo nel corso della sua vita? 
«Tantissimo. Ricordo che fino a pochi decenni fa, in Capriasca, il settore principale era il primario. Vi era un culto differente dell’agricoltura e questo favoriva di molto l’interazione tra le persone. Ora è tutto cambiato, anche per le diverse esigenze settoriali. È il terziario, adesso, ad essere padrone. Questo ha modificato anche le realtà linguistiche della popolazione». 

Crede che i dialetti debbano essere meglio preservati? 
«Assolutamente sì. È indubbio che se tralasciamo il dialetto, abbandoniamo anche l’identità culturale e sociale che esso porta con sé. I diversi dialetti fanno parte della nostra ricchezza regionale e ci ricordano che abbiamo una realtà diversa rispetto ad altre regioni. Sono parte integrante della nostra terra e segnano il percorso da dove veniamo».

Quanto influisce sulla nostra vita questo scarso interesse nei confronti delle tradizioni? 
«Provoca una forte crisi identitaria. Non ci si riconosce più come gruppo, ma si tende ad estraniarsi. Dovremmo riappropriarci anche della nostra italianità, culturalmente parlando. La nostra cultura è italiana, così come la nostra lingua ed i nostri dialetti».

Sarebbe giusto introdurre lo studio del dialetto a scuola? 
«Certo. I bambini ed i ragazzi ne trarrebbero giovamento. Sarebbe un bel momento per rispolverare e riscoprire il passato». 

E la televisione dovrebbe veicolare questa lingua che resta affascinante? 
«Sicuramente sarebbe una grande conquista. La tv, così come i media in generale, prediligono messaggi dediti all’intrattenimento. Si basa tutto su questo e lo spazio riservato alle cose importanti è ridotto a poco seguito. È la legge del mercato».

E come vede la tecnologia?
«Credo sia successo tutto troppo in fretta. Penso all’esempio del nonno che regalando il primo telefono al suo nipotino, cerca di insegnargli come usarlo. Il bambino però gli risponde che sa già come funziona. L’eccessiva velocità ha portato ad un cambiamento anche nei ruoli. Un tempo erano gli anziani i possessori della saggezza che la tramandavano di generazione in generazione. Ora non è più così ed è un peccato. Anche qui rischiamo di perdere una grande ricchezza. Si dice che quando muore un anziano è come se bruciasse un’intera biblioteca».

Nella comunicazione cosa è cambiato?
«Prima ci si scriveva per lettera con la persona amata, ad esempio. Oggi quella sensazione di attesa manca. C’è meno desiderio. Ma c’è anche tanto altro di positivo. Credo che i giovani d’oggi siano molto più solidali tra di loro, a differenza di alcuni delle vecchie generazioni».

C’è una lingua dell’amore? 
«Si diceva fosse il francese. In realtà l’unica lingua dell’amore è quella che viene dal cuore». 

Ma la parlata è sempre meno di casa
«Vocaboli ed espressioni dialettali possono costituire oggetto di discussioni a scuola». Ma un insegnamento della parlata ticinese «sarebbe invece scolasticamente impraticabile». A ribadirlo, lo scorso ottobre, è stato il rapporto del Governo sull’iniziativa parlamentare elaborata da Nicholas Marioli. Mancano grammatiche e dizionari per allievi, la spiegazione, ma soprattutto «coesistono diverse parlate» il cui studio è piuttosto materia universitaria. Il giovane deputato nel frattempo non è stato rieletto e anche la sua proposta sembra avere poche chanche di successo. 
Fuori dalla classe, nonostante qualche segnale di resistenza tra i ragazzi delle valli, le statistiche mostrano l’inesorabile estinzione delle persone che parlano il dialetto fra le mura di casa: l’erosione appare costante, di anno in anno, si è passati da 34’994 nel 2010 a 29’421 nel 2017. Il calo è del 16% in sette anni. SPI

Commenti
 
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volabas 9 mesi fa su tio
Tradizioni e cultura vanno preservati , i dialetti ci sono dalla notte dei tempi, si viveva comunicando cosi, non c'è niente di cui vergognarsi.
Rusky 9 mesi fa su tio
con i tempi che corrono le tradizioni vanno preservate più che mai
Giampiero Pompili 9 mesi fa su fb
Io uso il dialetto solo in ambito familiare, giusto che sia così... Al di fuori deve essere usato l'italiano.... Punto!
Il Cardinale 9 mesi fa su fb
La nostra lingua è l'italiano, smettetela con questo dialetto
fromrussiawith<3 9 mesi fa su tio
el dialet l'è cool e sexy, chi che parla dialet il fa mei... ghe mia sex toys che tegn... e poi sincermente parlare dialetto è rilassante, ti puoi pure inventare verbi e parole che tanto i ticines ti capiscono comunque ne vieni giudicato
sedelin 9 mesi fa su tio
uèlness sul cartello in foto NON é dialetto!
Lucadue 9 mesi fa su tio
@sedelin Ma si che l'é dialétt. Ul dialett a lé una lingua viva che a lé bona da ciapà denta anca l'ingllees. Alura tegnem bon anca ul Uelness. Ga la dem nümm a chi che vegn chi a parlà manscin!
Enea Mazzoni Borsa 9 mesi fa su fb
Giusto! Ripartire dal dialetto! 😂😂😂
lalumpi 9 mesi fa su tio
Io purtroppo conosco tanti ticinesi cafoni che sanno il dialetto ma non lo parlano (nemmeno in casa) perché per loro non è abbastanza “fine”...
Lucadue 9 mesi fa su tio
Ma diamine! ul dialett dala feruvia!
sedelin 9 mesi fa su tio
magiosctri, pertügal, ranza, calimèl, negrisöö... bondì a tücc :-)
sedelin 9 mesi fa su tio
@sedelin location, sold-out, ... ;-(
Zico 9 mesi fa su tio
@sedelin sbrufaduu, buascia,spiziee, grimel,perada (quela da mangia).. ma calimèl al su propi mia cusal'è
sedelin 9 mesi fa su tio
@Zico calimèl = caramella. :-)
Zico 9 mesi fa su tio
@sedelin ossignur da nun l'è caramèla o caramèl. ma tal se cusè ca l'è la perada? (quela da mangia?)
sedelin 9 mesi fa su tio
@Zico mi cugnosi la parada che l'è na fügasa.
Renato Vitali 9 mesi fa su fb
Nella mia giornata il dialetto lo parlo per il 70 % e il 30 per le persone che non lo capiscono o parlano Però si deve riconoscere che pmoltissime parole vanno perse , prendiamo nell' agricoltura , in quanti ancora sanno come si chiamano gli attrezzi che vengono utilizzati ? Vale per l' artigianato e tutti i lavori o professioni che venivano esercitati fino a 50/60 anni fa Purtroppo si va alla ricerca di parole inglesi ( che pochi sanno cosa vogliono dire ) e ultimo dato, bisogna tener conto delle persone che si muovono liberamente e che non si può certamente dialogare con loro in dialetto Favorevole all' insegnamento nelle scuole ma quale dialetto ? Ci sono diversità da zona zona
Clara Latundra Rossetti 9 mesi fa su fb
per forza si sente solo parlare slavo e africano...
Luca Rino 9 mesi fa su fb
Perché ci sono ancora Ticinesi? Sembra di essere nella nuova regione della Lombardia...
pillola rossa 9 mesi fa su tio
Quando le lingue sono vive si modificano a seconda delle necessità. Quando sono morte rimangono talvolta in quanto documenti storici. Fa parte dell'evoluzione. Non si può e non serve mantenere tutto e non tutto ciò che viene introdotto va visto come una perdita di valori.
anndo76 9 mesi fa su tio
i dialetti , a mio avviso, fanno parte della cultura di un popolo e , nostro malgrado, con la globalizzazione ( e non solo ) ci siamo "adeguati" ai termini e comunicazioni ( inserendo spesso modi di dire etc inglesi ) che vengono usati in tutto il mondo. come sono "sparite" lingue antiche ( greco,latino etc ) spariranno ( purtroppo ) i dialetti, in quanto i nuovi giovani non avranno modo piu' modo di usarli nelle relazioni con altri ( lavoro, socialita' etc )
Michele Frigerio 9 mesi fa su fb
Ormai i ticinesi di terza generazione sono la minoranza e ai nuovi ticinesi non gliene frega nulla del dialetto! Ormai anche i termini in lingua italiana che vengono usati dai nostri media sono importati: si parla di ministri, assessori, il Mister, assolutamente si..... L’identità in Ticino? Finita!
Dario Paltenghi 9 mesi fa su fb
Michele Frigerio non l’ho mai parlato con i miei due figli e me ne pento. Adesso però con la mia nipotina di quasi tre anni parlo in dialetto e lei mi risponde anche in dialetto. Anche sua madre, mia nuora le parla in dialetto.
francox 9 mesi fa su tio
Anche nello switzerdütsch ci sono diverse parlate, eppure lo usano nelle trasmissioni televisive e non sta per scomparire. Noi invece usiamo parole come "location", che fa tanto figo...
Asdo 9 mesi fa su tio
@francox Questo è colpa delle contaminazioni dall'italia che stanno bastardizzando la lingua con l'inglese....
anndo76 9 mesi fa su tio
@Asdo ???
Mattiatr 9 mesi fa su tio
@Asdo Con una breve visione dell'annuario statistico dell'anno scorso, possiamo notare come il 50% della forza lavoro sia straniera. Il fatto che il 27% sia frontaliere, quindi comunica solo nella lingua di dante, ed il resto sia suddiviso fra medio oriente, ex jugislavia ed altri paesi, comporta la totale impossibilità di imparare il dialetto dai genitori o da altri parenti. La differenza è che in CH interna gli insegnano lo svizzero tedesco, perché fra di loro lo parlano, da noi invege direttamente italiano. Poi vabbé la maggior parte delle persone va a vivere a Lugano, dove di dialettale e ticinese c'è ben poco.
centauro 9 mesi fa su tio
@Asdo Normale, la lingua ufficiale del Ticino è l'italiano dove si trovano contaminazioni come tante altre lingue dove per la maggiore si usano termini inglesi così come si usano termini francesi come "garage" già in uso da molto tempo, curioso il fatto che in Ticino si usa dire "lift" che non è una contaminazione dall'italiano!
mats70 9 mesi fa su tio
@Mattiatr La to' analisi la fa mia una grinza. Identità ticinesa? Morta.
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