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La bimba, 20 mesi
VACALLO
22.10.19 - 06:120
Aggiornamento : 11:14

«Ecco perché la portiamo via dal Ticino»

Sindrome di Down, inclusione in salita. Il caso di una bimba di 20 mesi di Vacallo. La famiglia: «Ci trasferiamo in Italia»

VACALLO - Il viaggio di "wonder baby" è iniziato due anni fa, all'ospedale Beata Vergine di Mendrisio. Ma ora continuerà oltre confine. Nata con sindrome di Down, i genitori hanno dedicato alla bambina una pagina Instagram in veste di super-eroina (vedi foto). L'ultima avventura è stata annunciata ai follower a fine settembre: la famiglia si trasferirà in Italia per «darle un futuro migliore». 

«Penalizzati in Ticino» - Il motivo non ha a che fare con ragioni economiche, ma «esclusivamente d'integrazione» ha spiegato il padre a tio/20minuti. In Ticino «purtroppo le persone come nostra figlia sono penalizzate dal punto di vista dell'inclusione scolastica e sociale. Ce ne siamo accorti a nostre spese». La famiglia lascierà Vacallo – dove risiede da anni – e traslocherà nel Comasco entro fine mese.

Un mini-esodo - Il problema non è nuovo, e non riguarda solo bambini con sindrome di Down. Dislessici, autistici: residenti in Ticino ma iscritti dai genitori nelle scuole italiane di confine, per sfuggire al sistema delle classi speciali considerate discriminanti. Un “contro-frontalierato” che il Decs tenta da tempo di disinnescare.

«Fatti passi avanti» - I casi di trasferimenti in toto sono più rari. «Vogliamo per nostra figlia un'inclusione completa, non solo scolastica, e dividerla tra due paesi sarebbe controproducente» argomentano i genitori. Un ragionamento «comprensibile e purtroppo motivato» secondo Monica Induni dell'associazione Avventuno di Lugano, che si occupa della tematica. «Si sono fatti passi avanti annullando la separazione nelle scuole dell'infanzia. Ma nei gradi d'istruzione successivi c'è ancora molta strada da fare». 

«Sistema in evoluzione» - In Ticino sono una quarantina le persone con sindrome di Down dagli 0 ai 20 anni: i casi come quello di "wonder-baby" sono tre. Il fenomeno sembra essere calato: a partire dal 2011 «ha rafforzato il processo di inclusione degli allievi con bisogni educativi speciali nella scuola ordinaria, con risultati concreti» spiega Mattia Mengoni della Sezione pedagogia speciale del Decs. «Stiamo investendo per aumentarne la presenza anche nelle scuole elementari. È chiaro che il sistema è in continua evoluzione e perfettibile». Chissà: se la piccola super-eroina tornerà in Ticino tra qualche anno, forse troverà un posto migliore.

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