Stefania Casellato
LUGANO
21.10.19 - 13:480
Aggiornamento : 17:27

«Io prete che ha vissuto la depressione, vi racconto l’amore»

Don Luigi Verdi, classe 1958, è il fondatore della "Fraternità di Romena", in Toscana. Nella serata di oggi sarà in Ticino per parlare della sua resurrezione: «Le tecnologie ci hanno rincoglioniti»

LUGANO – Ha vissuto il male oscuro. Per un anno, il 1990, la sua esistenza è stata avvolta dalla nebbia. Lui è don Luigi Verdi, classe 1958, italiano, oggi responsabile della "Fraternità di Romena", a Pratovecchio, in Toscana. Un luogo meta di centinaia di persone che stanno attraversando momenti di crisi. «Crisi pesanti, come quella che ho avuto io dopo sette anni di sacerdozio. Ho vagato per la Bolivia, per l’Algeria. Poi ho deciso di ripartire da questa vecchia pieve romana. Ricostruendola, mattone dopo mattone».

Don Luigi Verdi, nella serata di oggi, lunedì, si racconterà nella Sala Parrocchiale di San Nicolao, a Besso, con inizio alle 20.30.
E parlerò di amore. Io sono andato in tilt, nel 1990, per due motivi fondamentali. Ero timido da morire. E soffrivo per una malformazione ai piedi e alle mani. A un certo punto, mi sono detto: perché le due cose più brutte di me non possono diventare il meglio di me? Perché non posso ripartire da lì?

E quindi cosa ha fatto?
Ho cominciato per un anno intero a guardare tutte le persone negli occhi. E con queste mani malformate ho iniziato a ristrutturare quella pieve.

Chi sono le persone che vengono da voi oggi?
Uomini e donne che stanno vivendo periodi difficili. Genitori separati. O a cui è morto un figlio. Abbiamo un’infinità di mandorli piantati da genitori che hanno perso un figlio. È giusto che la loro vita in qualche modo continui. La nostra vuole essere una prevenzione, un aiuto.

È un discorso anche di fede?
Non per forza. Quello che serve di più oggi non è tanto la conversione a Dio. Serve l’ascolto. Non si ascolta più nessuno. Il mio messaggio è chiaro: trasformiamo la maledizione in benedizione, alziamoci invece di lamentarci.

Cosa trova nelle persone che le fanno visita?
Tanta solitudine. Non siamo mai stati così soli. E non parlo solo degli italiani. Vale anche per gli svizzeri. Per tutti. Eppure siamo nell’era di Facebook, il cui slogan agli inizi era proprio “mai più solo”.

Che ne pensa delle nuove tecnologie?
Ci hanno rincoglioniti. Per un po’ di vantaggi, in verità pochi, hanno ucciso la bellezza. Tutto è veloce, aggressivo. Non c’è più tempo per assaporare la tenerezza. La parola gioia è stata sostituita dalla felicità. Ma la gioia era ed è il più puro dei sentimenti.

Qual è il suo messaggio dunque?
Come diceva Gandhi, il problema non sta nell’aspettare che la pioggia finisca, ma nel sapere ballare sotto la pioggia. Questo modo di campare, a ritmi folli, stupidi, ha separato mente, corpo e anima. Io voglio spiegare a quelle persone che non ce la fanno più che in realtà un’alternativa, positiva e bella, c’è sempre.  

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Commenti
 
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pillola rossa 7 mesi fa su tio
A prescindere dal fatto che sia o meno prete, una persona che ha saputo uscire dalla sua malattia e che si adopera per aiutare gli altri. Una bella persona.
Litapeppino 7 mesi fa su tio
...una altrrnativa positiva e bella c'è sempre " quale ?
F.Netri 7 mesi fa su tio
La tecnologia ci ha rincoglioniti? E la religione invece?
ugobos 7 mesi fa su tio
@F.Netri hahahahaha infatti
volabas 7 mesi fa su tio
@F.Netri e oltre a quello la religione ha causato milioni di morti, forse meglio la play station
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