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CANTONE
18.10.19 - 07:310
Aggiornamento : 12:01

«Disgustato da come il Ticino possa distruggere una vita. Me ne vado»

Un imprenditore italiano, cui è stato negato il permesso C, denuncia un verbale di Polizia «volontariamente falsato». L'autorità ribatte: «Domanda gestita in modo corretto»

LUGANO - «Sono spaventato, sorpreso e disgustato per la facilità con la quale in questo paese, ed in qualsiasi momento, si può distruggere la vita di una persona». Comunque lo si voglia interpretare è un pugno al ventre del Ticino quello assestato dalla denuncia che un cittadino italiano ha trasmesso in copia a Tio/20Minuti (vedi allegato).

«Non è uno Stato di Diritto» - Entro il 16 novembre prossimo, D. M., imprenditore ultrasessantenne, con ditta attiva nel cantone dal 2012, dovrà lasciare la Svizzera. L’Ufficio della migrazione gli ha negato il rinnovo del permesso di dimora. “Dimora fittizia confermata”, la motivazione del diniego. Ma lui contesta la decisione e in una sorta di memoriale contrattacca  segnalando al Ministero Pubblico quello che ritiene un agire che ha «poco a che fare con uno Stato di Diritto». Alla fine sarà uno sfogo, perché l’uomo se ne andrà comunque: «Mi rifiuto di ricevere il permesso C anche nel caso in cui il Consiglio di Stato decidesse di annullare la decisione». Ma è uno sfogo che riaccende i riflettori sui metodi per la concessione dei permessi di dimora. Polemica innescata da una mozione del Plr che denunciava «una linea poliziesca anti-stranieri»; rilanciata da alcuni ricorsi da parte di cittadini italiani e dalle perplessità che lo stesso Console Generale d'Italia Mauro Massoni ha espresso a Tio/20Minuti.

La denuncia - Arbitrio da parte dei funzionari è il concetto ripetuto più volte nella lettera. D.M. contesta il responso basato su «segnalazioni anonime, “sentito dire”, illazioni», «nonché l’evidente malafede nel voler far passare come “gravi reati” delle semplici banalità: del tipo far visita ogni tanto ai parenti dopo un viaggio di lavoro, usare un computer per lavoro fuori dal territorio svizzero, dimorare temporaneamente in un residence», «fintanto che non trovavo un’abitazione più capiente rispetto a quella che avevo da poco venduta», «non avere un posto auto proprio (come se tutti gli abitanti di Lugano lo avessero) e potrei continuare».

Il verbale contestato - L’accusa più pesante, evidentemente tutta da dimostrare, viene rivolta da D.M. all’agente di polizia che lo ha interrogato nell’ambito della pratica per il permesso: «Dichiaro e confermo - scrive il cittadino italiano - che io non ho mai riferito quanto riportato per buona parte nel verbale d’interrogatorio sia nell’esposizione, nella sintassi, tanto meno per il senso che esprimono, e confermo che quanto da me verbalmente comunicato è stato volontariamente falsato e modificato dell’intervistatore con una faziosità sconvolgente. Con il senno di poi capisco il perché l’agente mi ha negato la possibilità di rileggere il documento dallo stesso redatto, tanto meno di consegnarmene una copia».

Le conseguenze - Nell’ultima parte del suo scritto D.M. evidenzia il fatto che lui in Ticino ha una ditta, «regolarmente iscritta al Registro di commercio dal 2012» e che questo aspetto sarebbe stato ignorato: «Chiaro è il disinteresse per i danni provocati al sottoscritto, ai miei fornitori Svizzeri e non, ai clienti e alla mia immagine. Altrettanto chiaro però vi sia il fatto che con la vostra decisione di costringermi a lasciare il territorio svizzero vi siete resi fautori e responsabili del mancato versamento dei tributi dovuti allo Stato e di tutte quelle incombenze che a causa della vostra decisione, da oggi in poi, non sarò più in grado di espletare».

«Me ne vado spaventato» - La lettera, in cui viene espressa anche l’amarezza riguardo «l’intento di farmi passare per un parassita», si chiude su toni allarmati: «Signori, alla luce di quanto suesposto lascio anticipatamente la Svizzera in quanto sono spaventato per le ripercussioni e reazioni anche violente contro la mia persona che potrei avere a causa di questa mia denuncia, ma soprattutto perché sorpreso e disgustato per la facilità con la quale in questo paese si può distruggere la vita di una persona».

 

La replica della Migrazione: «Domanda gestita in modo corretto, approfondito e in buona fede»

Raggiunto per una replica, l'Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, dopo verifica dell'incarto, afferma che «la domanda è stata gestita in modo corretto e approfondito e  in assoluta buona fede. Il diretto interessato ha il diritto, entro i termini indicati sulla decisione, di inoltrare un ricorso all’istanza superiore per verificare le sue argomentazioni e le motivazioni date per la decisione negativa. Se i termini fossero già scaduti, può chiedere un riesame, se ritiene che ci siano stati errori o ci siano elementi nuovi da sottoporre».

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