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LOSONE
11.10.19 - 07:030
Aggiornamento : 09:12

Licenzia tutti, davanti ai clienti

Il ristorante Giardino D'Arbigo ha chiuso i battenti, letteralmente, dalla sera alla mattina. Quattordici persone a casa. Intervengono i sindacati

LOSONE - La notizia è arrivata domenica dopo pranzo, alcuni clienti erano ancora seduti ai tavolini. «Oggi è l'ultimo giorno, domani chiudiamo» ha annunciato il gerente del Giardino D'Arbigo ai dipendenti. Poi tutti sono tornati al lavoro. «C'era il pienone» racconta uno di loro: «Abbiamo lavorato come matti fino a sera inoltrata. È stato stranissimo».

Il ristorante di Losone è solo l'ultimo di una lunga serie di esercizi che, negli ultimi anni, hanno abbassato le serrande in Ticino. Dal 2017 ne sono falliti 138, secondo i dati dell'Uef: 63 solo lo scorso anno. E non sempre le cose vanno lisce. I dipendenti del Giardino - quattordici in tutto - si sono rivolti ai sindacati: nel mese di settembre hanno ricevuto solo metà degli stipendi. 

«Ci stiamo muovendo con la proprietà per chiarire la situazione» spiegano dall'Ocst di Locarno, che si occupa della vertenza. «Tra i lavoratori c'è tensione e amarezza ma in questa fase ci vuole pazienza. Il fallimento è una possibilità, non l'unica».

A suscitare perplessità è il fatto che il ristorante, aperto cinque anni fa, non aveva problemi di clientela, anzi. «Eravamo sempre pieni di lavoro» spiegano a tio/20minuti alcuni dei dipendenti. «È stato un fulmine a ciel sereno».

La conferma che non è tutto oro quel che luccica, arriva anche da Gastroticino. L'associazione di categoria riunisce 1600 esercenti su circa 2200 presenti in Ticino, stabili negli ultimi anni: «Il locale pieno non è sinonimo di successo» assicura il direttore Massimo Suter. Il settore «è sovraffollato soprattutto nelle zone urbane, mentre si assiste a una moria di aziende nelle aree periferiche» spiega Suter. «Questo fa si che i margini si assottiglino e far tornare i conti diventa difficile. A farne le spese poi sono i lavoratori». La prova: i frequentissimi cambi di gestione. Una statistica non esiste, ma si parla di «centinaia ogni anno». Ognuna con il suo dramma umano.

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