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LUGANO
24.09.19 - 07:230
Aggiornamento : 14:06

La medicina "maschilista" ha le ore contate

Uomo e donna possono rispondere in maniera diversa alle cure e ai farmaci. Ecco perché è importante la medicina di genere

LUGANO - Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Svizzera, per entrambi i sessi. Forse non tutti sanno però che le donne che subiscono un infarto cardiaco muoiono con maggiore frequenza degli uomini. Il motivo? I sintomi, come il dolore, sono prettamente riferiti agli uomini, ma possono anche essere diversi, e questo è più frequente nelle donne, che non si identificano nelle tipiche avvisaglie della malattia. Le donne presentano soprattutto altri sintomi, quali nausea e vomito inspiegabili, difficoltà respiratoria, stanchezza e oppressione al petto, alla schiena o al ventre.

Dunque il corpo di maschi e femmine funziona e risponde in modo diverso, e non solo per quanto riguarda gli apparati riproduttivi.

Una presa di coscienza recente e banale, ma con grandi implicazioni nella medicina moderna, dalla differenziazione dei medicinali per i due sessi alla ricerca.

È proprio di queste differenze che si parlerà al primo convegno di cardiologia in programma il 26 settembre a Lugano, presso l’Auditorium dell’USI. Fortemente sostenuto dal Cardiocentro, ideato dalla dottoressa Elena Pasotti e dalla dottoressa Susanna Grego, il convegno è aperto a tutta la popolazione.

Per l’occasione abbiamo sentito la Dr.ssa med. Susanna Grego, capoclinica al Cardiocentro.

Da qualche tempo si sente parlare della medicina di genere. Ma che cos’è esattamente?
«Si tratta di studiare le differenze tra uomo e donna, e maschi e femmine. Tutte le fasi della nostra vita vengono regolate dagli ormoni sessuali, che sono diversi per i due sessi. E soprattutto hanno una ciclicità diversa. Ignorare l’impatto che questo stimolo ormonale ha sull’individuo è un errore. In passato si studiavano gli ormoni sessuali solo nell’ambito della ginecologia, e non l’impatto dell’influsso ormonale sulla differenziazione tra maschio e femmina nel resto del corpo. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate. In realtà il termine appropriato non sarebbe “Medicina di genere” ma “Medicina dei sessi e dei generi”. Il sesso si riferisce agli aspetti biologici (maschio o femmina) ed è legato al patrimonio genetico, anche degli animali. Il genere invece è la configurazione nella società, ed è proprio solo degli uomini e delle donne. Questo tipo di medicina si occupa delle differenze legate a quello che noi siamo e a quello che diventiamo in base alla società di appartenenza. Un aspetto che finora era stato completamente ignorato dalla medicina».

Una visione della medicina che mette al centro l’uomo e non la donna quindi…
«Nel passato la medicina era impostata sull’uomo, inteso come maschio. Veniva insegnata dagli uomini, studiata dagli uomini e sugli uomini. Ci tengo a specificare che non si tratta di una battaglia femminista, non ha nulla a che vedere».

La sperimentazione dei farmaci avviene dunque solo sugli uomini?
«Fino agli anni ‘90, sull’onda dello scandalo del “Talidomide” e degli estrogeni dati durante la gravidanza e che avevano causato problemi ai feti, le donne erano state eliminate dagli studi clinici proprio per evitare che potessero rimanere incinte. Questo aveva facilitato di molto le cose perché si sapeva che la ciclicità ormonale influenzava l’assorbimento dei farmaci. Basti pensare a quanto varia il peso della donna prima e dopo il ciclo mestruale. Ad un certo punto l’NIH (National Institutes of Health USA) si è reso conto che la medicina era stata troppo mascolinizzata, e che alcuni farmaci prodotti si sono rivelati dannosi per le donne. Sono poi quindi corsi ai ripari, e le donne sono diventate nuovamente oggetto di studio insieme agli uomini.
Un altro esempio: basti pensare che la prima dieta mediterranea, fatta da Ancel Keys, è stata redatta basandosi esclusivamente sugli uomini. Non era previsto che le donne fossero incluse negli studi».

Ma veniamo al tema del convegno, la cardiologia.
«Per tanto tempo si è creduto che il fatto di essere femmine fosse un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, perché la mortalità era più alta. In realtà è molto probabile che questa mortalità dipenda dal fatto, almeno in parte, che le donne arrivino più tardi in ospedale rispetto agli uomini. Ma non solo perché alle donne manca il tempo (preparare la cena, portare i figli a scuola,...) ma anche perché i sintomi classici che vengono associati a infarti o ictus, sono nell’immaginario prettamente maschili. E dunque le donne non si riconoscono, e spesso non pensano di avere qualcosa di grave».

Come è messo il cuore delle donne e uomini? Quali le differenze?
«La prima causa di morte per le donne sono le malattie cardiovascolari, in tutto il mondo, Svizzera e Ticino. La percentuale di pazienti donne ricoverate al Cardiocentro è però solo del 30%.
Le differenze tra uomini e donne sono anatomiche: di misura, di peso, di dimensioni dei vasi, di reattività delle coronarie e dei piccoli vasi, di sensibilità di dolori, agli stress, di sintomatologia. Dato che i canoni codificati sono maschili, la donna potrebbe presentare dei sintomi diversi o atipici. Il problema è che la parola “tipicità” si basa su canoni prestabiliti quindi maschili. Tutto ciò che non rientra in questi canoni è atipico. Il dolore oppressivo con la mano aperta è un dolore tipico. Se ha una sensazione di stanchezza, di nausea e di palpitazione è qualcosa di atipico.».

Ci sono farmaci che funzionano meglio per gli uomini che per le donne e viceversa?
«Sì, donne e uomini rispondono in modo diverso quando prendono alcuni farmaci. Anche gli effetti collaterali possono colpire maggiormente le donne».

Un medicamento che assume una donna potrebbe essere stato testato solo sugli uomini?
«In passato sì. In teoria ora non è più così, perché le donne vengono sempre incluse negli studi. Il problema è che sono sempre in minoranza, e manca un’analisi mirata. Nel 2000 ad esempio sono stati tolti dal mercato dieci medicamenti, di cui sette perché erano nocivi per le donne. L’importante però è non creare panico: i farmaci che vengono prodotti sono testati».

Se oggi dovessi andare dal medico di famiglia, terrebbe in considerazione questi aspetti?
«Non lo so. Ci vorrà del tempo prima che questa conoscenza si diffonda, ma bisogna farlo».

Donne e medicina. Ampliando lo sguardo, qual è la situazione attuale?
«Non tratteremo il tema al convegno, perché sono due argomenti diversi. Tuttavia è importante che se ne parli. Come si fa a cambiare la mentalità degli studenti se non metti delle donne a fare il professore ordinario in medicina? Oggi in Svizzera le donne che studiano medicina rappresentano il 60-70% degli studenti. Ma nei posti di ordinariato le donne sono il 10%. Per introdurre la medicina di genere bisognerebbe cambiare la mentalità. Mi sono innamorata di questo ambito ascoltando un uomo, e se si riuscisse a coinvolgere anche gli uomini, sarebbe perfetto. Inoltre sarebbe giusto fornire quello che in inglese viene chiamato “equity”, equità e non uguaglianza: vale a dire fornire strumenti diversi per arrivare all’uguaglianza, perché diversi sono oggettivamente gli impegni di vita delle donne rispetto agli uomini. Non devono essere solo le donne a parlare di Medicina di sesso e genere. E per cambiare la mentalità bisogna parlarne a tutti».


 

Commenti
 
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streciadalbüter 2 anni fa su tio
Hanno scoperto l`acqua calda:gli uomini non hanno problemi di mestruazioni o gravidanze e le donne non hanno problemi di prostata
fromrussiawith<3 2 anni fa su tio
interessante che si continui a parlare di genderless society, ma poi alla fine i fattori genetici/epigenetici distinguono l'uomo dalla donna, ed è bello per questo
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