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26.08.19 - 09:080

Nessuna bocciatura o nota contestata al Liceo 1

Zero ricorsi, non era mai successo, a Lugano e tredici nelle altre sedi. La direttrice Doratiotto Prinsi: «L'aspetto spiacevole è quando entrano in scena gli studi legali»

LUGANO - È il piede infilato nella porta dell’aula per rimettere in discussione la bocciatura. O talvolta solo una nota. Quando manca una settimana alla riapertura delle scuole Tio/20Minuti ha chiesto al DECS quanti sono stati, al termine dell’anno scolastico 2018/19, i ricorsi inoltrati dagli allievi alle direzioni di Licei. A sorpresa non sono in aumento, come si sarebbe portati a credere. Complessivamente, nelle cinque sedi, sono giunte 13 contestazioni (l’anno prima erano 11, ma nel 2016/17 erano state 24 e in precedenza 20). 

Bene! Ma non esiste trend - Spicca in positivo al Liceo cantonale di Lugano 1 la cifra “zero”. Che è una nota da festeggiare. Nessuno studente ha fatto ricorso. «È stato un anno meraviglioso» commenta col sorriso la direttrice Valeria Doratiotto Prinsi. Nello storico Palazzo di viale Cattaneo c’è soddisfazione, temperata però dalla consapevolezza che «la tendenza è aleatoria e non si può definire un vero trend. Ma “zero” non era mai successo. Scorrendo la statistica, ad esempio, nel 2006/07 ci furono 12 casi e l’anno prima 13».

Centrale la comunicazione - Società vieppiù litigiosa, genitori talvolta incalzanti e studi legali specializzati nel ricorso scolastico. Un mix che spinge spesso a riaprire i giochi dopo il giudizio del docente (che non è insindacabile). Stavolta non a Lugano, dove le valutazioni di fine anno sono state tutte accettate. «È un bel segnale - osserva la direttrice - perché dietro ogni ricorso c’è sempre un errore di comunicazione tra la famiglia, l’allievo coinvolto e il docente. C’è sempre qualcosa che non ha funzionato nella chiarezza e nella cura della comunicazione». Da ogni ricorso, continua Doratiotto Prinsi, «si può sempre imparare qualcosa. Per cui rispondere è anche un modo per chiarire punti importanti come l’equità, la parità di trattamento e le motivazioni della valutazione».

Non è uno spauracchio - Un potenziale ricorso può essere evitato grazie al colloquio preliminare della direzione con la famiglia o l’allievo: «Non è infrequente che non si sfoci nel ricorso perché si ha l’occasione di approfondire e documentare quello che è successo durante l’anno. Lo scopo finale deve sempre essere il bene dell’allievo». Quanto il ricorso sia fattore di stress nei docenti, la direttrice spiega che «ogni valutazione in sé è qualcosa di molto delicato. La serietà del bravo docente sta nel fatto che ogni voto è ponderato, motivato e, a volte, difeso. Se questo lavoro è fatto con scrupolo il ricorso non è lo spauracchio che incombe sull’operato dei docenti».

Se in aula entra l'avvocato - L’iter dei ricorsi prevede in prima istanza il giudizio del consiglio di direzione, che chiede una presa di posizione scritta al docente interessato. Solo in seconda battuta può essere chiamato in causa il Consiglio di Stato e, andando oltre, ma capita raramente, il Tribunale amministrativo e, in ultima istanza, quello Federale. «L’aspetto spiacevole è quando entra in gioco uno studio legale. Molto spesso si parlano linguaggi diversi e c’è la tendenza a dare ragione allo studente con qualsiasi mezzo mettendo in discussione la professionalità di chi è formato a saper valutare». Alla fine decisivo rimane stabilire che, sottolinea la direttrice, «non ci sia stata arbitrarietà in forma di abuso da parte del docente. Mi piace moltissimo un’espressione di Pier Paolo Pasolini, che già negli anni Settanta parlava dell’”antropologia del vincente”. Ovvero di una società che spinge al doversi affermare. La declinazione estrema può essere un agguerritissimo ricorso con tanto di avvocati». 
 

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