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Lo scavo archeologico di Claro fotografato a metà giugno
CLARO
09.07.19 - 06:070
Aggiornamento : 10:11

Scavi archeologici e amare scoperte… per i proprietari dei terreni

Spenti i riflettori sul sito megalitico bellinzonese, s’accende la polemica sulle ricadute negative delle campagne di scavo. Un cittadino lancia il sasso, ma il Cantone non fa chiarezza

CLARO - Meglio trovare una pepita, al limite anche qualche lastra di eternit. Guai però a disseppellire un megalite! Non sarà la maledizione della tomba di Tutankhamon, ma i ritrovamenti rupestri sul sito neolitico di Claro si stanno rivelando una grossa grana per i proprietari del terreno dove era prevista, ormai più di un anno fa, l’edificazione di una palazzina... E il fenomeno non sembra isolato.

Lapidario silenzio - Chi paga i costi degli scavi archeologici? Sono previsti risarcimenti? Sono due delle domande che abbiamo rivolto alla responsabile dell’Ufficio cantonale dei beni culturali, Simonetta Biaggio-Simona. La risposta, lapidaria: «I recenti ritrovamenti di Claro sono stati illustrati tramite un comunicato stampa e una giornata di porte aperte con visite guidate: pertanto non rilasciamo ulteriori dichiarazioni».

Grazie, ma… - Più loquace è Rinaldo Sala, il copromotore del progetto immobiliare - una palazzina di otto appartamenti - che ormai poteva essere abbondantemente a tetto… E invece dall’aprile 2018 è tutto fermo allo stadio della buca e lo sarà ancora per un mese… A Sala e all’altro proprietario del fondo il Cantone, nel comunicato stampa citato, rivolge un «grazie particolare» perché «fin dall’inizio hanno garantito un’ottima collaborazione alle fasi di ricerca». 

Nessun indennizzo - Ma coi “grazie”, si sa, non si costruiscono case… «Ci hanno detto che purtroppo Cantone e Confederazione non prevedono indennizzi. È ingiusto per le spese e le altre pesanti ricadute che dobbiamo accollarci» si sfoga il proprietario. La legge prevede la segnalazione obbligatoria della scoperta di un bene culturale. Nel caso di Claro ritrovamenti poco distanti avevano pre-allarmato gli esperti («ma poi nessuno si è mosso, e c’era il tempo - dice Sala -. Hanno invece aspettato che iniziasse il nostro cantiere»). La prassi è che lo scavo, già previsto dal cantiere, venga pagato dal proprietario, almeno fino alla fase dei lavori archeologici veri e propri: «Un conto però è scavare liberamente, un altro con gli archeologi che ad ogni piè sospinto dicono “piano”, alla fine ci si impiega cinque volte tanto». 

«Tenuti nell’incertezza» - Quanto ad una partecipazione ai costi sostenuti, la risposta è stata picche: «Siamo rimasti molto delusi - racconta ancora Rinaldo Sala -, perché fin dall’inizio non sono mai stati chiari. È ovvio che ci hanno creato un danno. Non sono contrario a ricerche di questo tipo, ma è ingiusto tenerci nell’incertezza per oltre un anno senza dirci subito che non avremmo preso un franco». Unica concessione, il riassestamento del terreno verrà pagato dal Cantone.

Ricadute a cascata - Ma il punto non è il costo dello scavo. Sono invece le ricadute che, a domino, avrebbero investito il progetto: «In questi mesi si potevano già incassare i primi affitti o vendere come nostra intenzione. Ma il ritardo ha fatto saltare le trattative con una persona molto interessata. Ci ritroviamo così con l’ipoteca del terreno da pagare e zero introiti. Non solo, la stessa impresa di costruzioni che contava su quel lavoro ha dovuto lasciare a casa alcuni operai. Se tutto ciò non giustifica un indennizzo...».

Serve un incentivo - All’inizio si diceva di un fenomeno non isolato. Il silenzio del Cantone non va chiarezza su  questo aspetto, ma  un’altra persona, un architetto, ha contattato nelle scorse settimane Tio/20Minuti per sfogarsi contro le spese accollate ai proprietari e i cantieri fermi. Forse c’è una lacuna da colmare. Per incentivare alla scoperta e non all'insabbiamento.

Commenti
 
Andrea Rescali 2 mesi fa su fb
Le casse del Reich?????🤪
Francesco Mismirigo 2 mesi fa su fb
A mio avviso cantone e confederazione devono prevedere dei rimborsi anche perché ci possono essere davvero delle conseguenze finanziarie importanti. Se Foxtown o Ikea dovessero scoprire (hanno scoperto?) Dei reperti e ritardare la costruzione dell'ennesimo capannone non penso vadano in fallimento. Ma per un piccolo proprietario le cose potrebbero andare diversamente. E poi i reperti archeologici restano priorità dell'ente pubblico quindi un minimo di co partecipazione ci deve essere
Arminda Armi 2 mesi fa su fb
Per l ufficio cantonale dei beni culturali. non sono graditi giornalisti che pongono domande legittime ? Cos è una casta che che decide,. fà e disfa a piacimento.con i soldi del contribuente,senza dover dar conto a nessuno. Hanno preso le cattive abitudini dei loro colleghi che operano e lavorano a 1000 Km . piu a Sud.??
Arminda Armi 2 mesi fa su fb
Laura Bernasconi 2 mesi fa su fb
Fate come in altri paesi , scavo archeologico, pavimento trasparente , palazzo sopra e visite a pagamento !!!! Siamo indietro anni luce, perdita di un bene culturale, e mancanza di ricadute, cultural turistiche.
comp61 2 mesi fa su tio
Cantonali e dici tutto.
camos 2 mesi fa su tio
Tutta la mia solidarietà al proprietario. è disarmante come le nostre autorità sono incompetenti e nascondo la testa sotto la sabbia. Io per un caso analogo sono 2 anni che aspetto la possibilità di un incontro (MAI CONCESSA!) VERGOGNA
albertolupo 2 mesi fa su tio
@camos valuta il costo di un avvocato per una prima letterina bella cattiva
albertolupo 2 mesi fa su tio
Secondo me si applica il Regolamento sulla protezione dei beni culturali, art. 29 “Indennizzi”: 1) L’importo dell’indennità dovuta per danni materiali provocati dallo scavo o per altri danni da indennizzare è stabilito d’intesa tra il proprietario e la SST sino a concorrenza di fr. 10'000. . 2) Oltre questo importo l’indennità è stabilita dal Consiglio di Stato, su proposta dell’UBC, sentito il preavviso della CBC. 3) Il proprietario del fondo che richiede un indennizzo deve presentare un conteggio dettagliato dei danni e i relativi documenti giustificativi.“
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