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CAMORINO
03.07.19 - 21:500

James era tra i migranti in sciopero, ora non si hanno più notizie

Prosegue la denuncia del collettivo R-Esistiamo in difesa dei migranti. «La Croce Rossa ipocrita e furba ha deciso di sospendere l’amministrazione del campo»

CAMORINO - «James era uno dei ragazzi entrati in sciopero della fame alla fine di giugno per denunciare le condizioni di detenzione nel bunker di Camorino. James lunedì mattina primo luglio è stato prelevato dalla polizia ticinese, portato alla SEM di Chiasso per accertamenti – così dicono – e da allora si sono perse le tracce». La denuncia arriva dal collettivo R-Esistiamo. 

Proprio il collettivo continua a chiedere a gran voce «la chiusura definitiva di un non-luogo quale è il bunker di Camorino». E accusa le istituzioni che quale «unica risposta allo sciopero e alle iniziative di solidarietà complice» hanno optato per «una serie di ennesime deportazioni forzate, con immancabile corredo di stigmatizzazione, ritorsioni, separazioni e ricatti a diverso livello».

In seguito allo sciopero da parte dei migranti, il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) aveva annunciato «alcuni spostamenti in altri centri collettivi per ristabilire gli equilibri». Il collettivo spiega che «attualmente vi sono rimaste 7 persone, sotto il controllo di almeno 4 securitas, la maggior parte vive in condizioni di depressioni e malori importanti, figlie di stanchezza fisica e mentale, di soprusi e di mancanza di ogni forma di speranza».

E ce n’è anche per la Croce Rossa: «Ipocrita e furba ha deciso di sospendere l’amministrazione del campo - si legge nella presa di posizione -. Formalmente perché il numero delle persone rimaste nel bunker non soddisfa i requisiti minimi del mandato (o del profitto) e forse anche perché la gestione di un lager sotterraneo, se continuamente dissepolta, non rappresenta la migliore strategia di marketing per l’accaparramento nel mercato logistico dei rifugiati».

Il 2 luglio nel Centro per richiedenti l’asilo di Camorino si sarebbe svolta una «perizia di riconsegna del bunker con la supervisione blindata del capo DSS Carmela Fiorini». Due persone del collettivo sarebbe riuscite a parlare con la «rappresentante governativa» senza ottenere molto: «La risposta si riduce a un misto di affermazioni di comodo, di inviti a proposte da altri definite illegali (interessante, chissà se il dipartimento di polizia concorderà, ci ritorneremo), di dita medie dal finestrino di una rombante Mercedes». Un atteggiamento che il collettivo definisce «una misura repressiva».

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