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CANTONE
03.06.19 - 15:480
Aggiornamento : 16:24

«Quel giorno non ha potuto fermare il suo lato oscuro»

Per la difesa la condanna per lo stupro non dovrà essere superiore ai cinque anni e mezzo, sospesi a favore di un trattamento terapeutico. La sentenza è attesa per domani pomeriggio

LUGANO - «Se ci fosse un qualsiasi modo per cancellare ciò che ho fatto, lo farei, pagherei qualsiasi prezzo. Purtroppo non c’è. Posso solo dire che mi dispiace». Sono le parole conclusive del 24enne ticinese comparso oggi alle Criminali per rispondere principalmente di violenza carnale e tentato omicidio. Nel febbraio del 2018 nel Bellinzonese il giovane aveva seguito e poi stuprato una ragazza che stava rientrando da un carnevale della regione.

«Alla base dell’episodio ci fu un corto circuito» sostiene quindi il difensore Marco Masoni, che chiede una pena non superiore ai cinque anni e mezzo con l’obbligo di seguire un trattamento stazionario. Bisogna fare i conti, sottolinea il legale, con «il complesso quadro psicopatologico» del 24enne. «Quel giorno non ha potuto fermare il suo lato oscuro, quello che lui definisce come il cerbero».

L’arringa difensiva si rifà alle perizie psichiatriche, che confermerebbero nell’imputato la presenza di una parte violenta. «Una parte che purtroppo è in grado di muoversi indipendentemente». Così sarebbe accaduto quel giorno, quando il 24enne era inoltre «frustrato» per essere appena stato lasciato dalla compagna.

«Non voleva uccidere» - Quella compagna che poche settimane prima l’imputato tentò - a mente dell’accusa - di strangolare con un cavo USB. «Ma non si trattò di tentato omicidio, bensì di minaccia» afferma l’avvocato Masoni, spiegando che all’epoca il giovane «era ancora perdutamente innamorato della ragazza, mai l’avrebbe uccisa». Era invece in cerca della sua attenzione per discutere di un tradimento.

Subito dopo il fatto «si è sentito in colpa e si è scusato, anche piangendo: non è certo il comportamento di un omicida». La valutazione psichiatrica afferma, in relazione all’episodio, che «l’imputato non aveva intenzione di separarsi definitivamente dalla compagna uccidendo».

La richiesta dell’accusa - L’accusa, in aula rappresentata dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, aveva parlato in mattinata di «crudeltà inaudita» e «atti disumani». E nei confronti del 24enne aveva chiesto una pena detentiva di 14 anni, sospesa a favore di un trattamento terapeutico stazionario. A nome delle vittime, gli avvocati Maria Galliani e Deborah Gobbi avevano inoltre avanzato pretese di risarcimento per torto morale: 50’000 franchi per la ragazza che subì la violenza carnale e 15’000 per l’ex compagna dell’imputato.

La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, comunicherà la sentenza domani alle 16.

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